Facebook, Apple, Amazon e Google tra le news di giornata: cosa succede alle FAANG?

Titoli tecnologici tra le principali notizie di giornata, per aspetti tecnici e curiosità. Tra i fattori in focus, la guerra commerciale Cina-Usa a firma Trump, le questioni su privacy e sulla tutela dei dati personali, lo sfruttamento di posizione dominante ed il posizionamento sul mercato.

FAANG
Fonte Bloomberg

Facebook, Apple, Amazon e Google nel flusso delle principali notizie di giornata, ognuna per differenti ragioni, talune più economiche, talune più di colore.

Cos’è accaduto a quattro delle cinque big statunitensi riunite nell’acronimo FAANG?

Facebook: titolo negativo a Wall Street

Mark Zuckerberg ha disertato oggi l’audizione nel Regno Unito per discutere alcuni passaggi relativi all’inchiesta internazionale su disinformazione e false notizie a carico del social. A presentarsi è stato invece Richard Allan, vicepresidente per le relazioni pubbliche area EMEA di Facebook.

I partecipanti alla sessione, tra cui i parlamentari provenienti da Argentina, Belgio, Brasile, Canada, Francia, Irlanda, Lettonia e Singapore, nonché i membri del comitato per il digitale, la cultura, i media e lo sport del Regno Unito non sembrano aver apprezzato.

Dopo un incontro tradottosi in un parziale nulla di fatto (con la mancata pubblicazione dei documenti interni sequestrati al patron del social), i legislatori si sono presi la loro personale rivincita, pubblicando un post con la seduta vuota destinata a Mark Zuckerberg.

Apple: titolo negativo a Wall Street

Apple entra nel vortice delle tensioni commerciali tra Cina e Stati Uniti, dopo l’annuncio del presidente americano, Donald Trump, che ha sentenziato su Twitter: “Create i vostri prodotti negli Stati Uniti anziché in Cina, iniziate a costruire nuovi impianti”.

La notizia emerge dopo che lo stesso Trump ha confermato le difficoltà nel raggiungere un accordo con Pechino. Questi, non piegandosi alle volontà statunitensi, potrebbe ora incorrere in un ulteriore irrigidimento delle tariffe commerciali, in cui incapperanno le stesse aziende americane. Apple, nel caso di specie, assembla gran parte dei propri iPhone in Cina e potrebbe essere colpita dall’imposizione di tariffe del 10% sui dispositivi elettronici (cineprese, componenti per telefoni e schermi Tv piatti). Da gennaio, tali dazi dovrebbe salire al 25%, a meno che Trump e Xi Jinping non raggiungano un accordo.

A poco è valso il disappunto del Ceo di Cupertino, Tim Cook: “Gli Stati Uniti” ha affermato “saranno colpiti duramente e ciò comporterà minore crescita e competitività degli Usa, oltre che prezzi più alti per i consumatori americani”.

Amazon: titolo marginalmente positivo a Wall Street

A partire dal mese di novembre, Amazon potrà formalmente esercitare l'attività di consegna postale in Italia, grazie ad una nuova configurazione del registro pubblico, in essere dal 16 novembre. A stabilirlo è stato oggi il ministero dello Sviluppo Economico (Mise), che ha proceduto col registrare le due società facenti capo al gruppo di Jeff Bezos, Amazon Italia Logistics ed Amazon Italia Transport, nell'elenco degli operatori nazionali postali, che raggiungono così le 4.463 unità.

Dopo le sanzioni inferte la scorsa estate ad Amazon Italia Logistica, Amazon Italia Transport e Amazon Italia Service (rispettivamente pari a 50, 100 e 150 mila euro) per aver esercitato attività postale senza la dovuta autorizzazione, il Mise sana ora la scomoda posizione del colosso dell’e-commerce.

Google (Alphabet): titolo neutrale a Wall Street

Google nuovamente alle prese con le questioni sulla privacy, questa volta, su sette differenti fronti. Secondo quanto riportato dall’ Ufficio europeo delle unioni di consumatori (Beuc), acune organizzazioni europee di consumatori hanno presentato una denuncia alle autorità di regolazione dei rispettivi mercati di appartenenza, sostenendo che il motore di ricerca abbia ingannato i propri utenti col fine di spiarne i movimenti. Un comportamento, questo, che viola le nuove regole sul trattamento dei dati sensibili, ex Gdpr.

Ad avanzar denuncia sono state Norvegia, Olanda, Polonia, Grecia, Repubblica Ceca, Slovenia e Svezia. Secondo l’organizzazione norvegese, Google utilizzerebbe “un design e informazioni ingannevoli che portano gli utilizzatori ad accettare di essere costantemente seguiti". Il gruppo, secondo le accuse, tratterebbe infatti dati personali estremamente dettagliati senza avvalersi di una base giuridica adeguata, acquisendoli “con l'inganno”.

Da Google si sono immediatamente difesi: la Cronologia delle posizioni “è disattivata per impostazione predefinita” e può essere “modificata, cancellata o messa in pausa in ogni momento”.

Netflix: titolo in rialzo oltre l'+1% a Wall Street

Buona visione.

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