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Agenda del trader

Scopri cosa ti attende questa settimana sui mercati con il nostro Senior Market Analyst Filippo A. Diodovich!

Settimana 30 Marzo - 3 Aprile

Focus sulla crisi in Medio Oriente e sui NFP

Fonte: Bloomberg

Highlights

 

Massima attenzione a possibili nuove escalation o a eventuali segnali di allentamento delle tensioni in Medio Oriente. Il mercato continua a monitorare la crisi e a prezzare un rischio geopolitico ancora elevato su petrolio e gas naturale.

Sul fronte macro, l’appuntamento chiave sarà venerdì con il report sul lavoro negli Stati Uniti (non farm payrolls e tasso di disoccupazione). Attenzione anche ai PMI, all’inflazione preliminare dell’Eurozona, all’ISM manifatturiero.

Ricordiamo che venerdì 3 aprile le contrattazioni sui principali mercati saranno ferme per la celebrazione del Venerdì Santo.

Petrolio, scenari di escalation

  • Kharg Island, quanto è reale il rischio di un intervento Usa via terra: i possibili scenari per il petrolio Brent (e per altri asset rifugio)
  • Le indiscrezioni su possibili “boots on the ground” americani sull’isola strategica iraniana di Kharg stanno aumentando, ma al momento non c’è alcuna conferma ufficiale di una decisione presa. 

Nelle ultime ore stanno crescendo le indiscrezioni su una possibile operazione americana con presenza di truppe di terra per occupare militarmente Kharg Island, il terminale strategico da cui passa circa il 90% delle esportazioni petrolifere iraniane. Le fonti più solide, però, al momento non parlano di una decisione già presa, ma di un’opzione discussa dal Pentagono e valutata dalla Casa Bianca all’interno di un ventaglio di scenari militari. Alcune agenzie di stampa hanno riferito che Donald Trump starebbe considerando l’ipotesi di impiegare forze di terra per prendere l’isola, ma sottolineano anche che l’operazione sarebbe estremamente rischiosa e che non risulta, allo stato attuale, un via libera definitivo.

Il punto chiave, quindi, è distinguere tra ipotesi operativa reale e decisione politica già assunta. Oggi la prima esiste, la seconda no. Questo significa che il mercato deve prendere sul serio il rumor, ma senza trattarlo ancora come scenario base. Il fatto che diverse agenzie di stampa parlino apertamente di questa opzione indica comunque che il dossier è salito di livello e non può più essere archiviato come semplice speculazione marginale.

Intanto nel Weekend Trading il Petrolio WTI Light Crude è tornato a salire raggiungendo i $103 al barile, toccando massimi delle ultime 3 settimane. 

Perché Kharg Island è così importante per il mercato del petrolio

Kharg Island è uno dei nodi energetici più sensibili al mondo. L’isola è il principale hub di export del greggio iraniano e, secondo diverse ricostruzioni circolate nelle ultime ore, gestisce circa il 90% delle spedizioni petrolifere del Paese. Per questo motivo un’eventuale occupazione militare o anche solo un danneggiamento prolungato delle infrastrutture avrebbe un impatto immediato sull’offerta globale di greggio e sulla percezione del rischio geopolitico nel Golfo.

Il rischio non riguarda solo l’Iran. Kharg si inserisce nel quadro più ampio della crisi dello Stretto di Hormuz, passaggio da cui transita circa un quinto del petrolio e del gas mondiale. In altre parole, un’azione su Kharg verrebbe letta dagli operatori non come episodio isolato, ma come possibile accelerazione verso una fase ancora più dura del conflitto, con riflessi immediati su shipping, assicurazioni marittime, premi al rischio energetico e aspettative d’inflazione globali.

Perché un’operazione di terra sarebbe molto più grave dei numerosi raid già effettuati

Un conto è colpire bersagli militari con raid aerei o missilistici. Un altro è sbarcare truppe e mantenere il controllo di un’isola esposta ai droni, ai missili e alle mine iraniane. Secondo varie analisi rilanciate dalle agenzie di stampa, Kharg potrebbe teoricamente essere conquistata rapidamente con un contingente relativamente contenuto, ma la vera difficoltà sarebbe difenderla e rifornirla nel tempo. Diversi esperti sottolineano che i soldati Usa resterebbero altamente vulnerabili a contrattacchi, droni FPV, attacchi missilistici e operazioni navali asimmetriche.

È proprio questo il passaggio che i mercati guarderebbero con più preoccupazione. Un raid può essere interpretato come pressione militare forte ma temporanea.

Un’occupazione con boots on the ground, invece, avrebbe un significato molto diverso: segnalerebbe l’ingresso in una fase di guerra più lunga, più costosa e più difficile da controllare.

In questo contesto, il premio per il rischio geopolitico salirebbe in modo molto più violento su energia, valute rifugio e settori difensivi.

Scenario 1: operazione solo minacciata ma non eseguita

Nel primo scenario gli Stati Uniti continuano a usare la minaccia di un’operazione su Kharg come leva negoziale, senza però procedere davvero con uno sbarco. In questo caso il mercato manterrebbe un forte premio al rischio sul petrolio, ma senza ancora prezzare il worst case. Secondo le nostre stime IG, in questo scenario il Brent potrebbe muoversi in un range compreso tra $105 e $120 al barile, sostenuto dall’incertezza su Hormuz e dalla possibilità di nuovi attacchi mirati, ma senza ancora entrare in una fase di rottura sistemica dell’offerta.

Per le borse questo sarebbe uno scenario ancora gestibile, anche se negativo per i listini più esposti all’energia importata, in particolare Europa e Asia. Potremmo vedere debolezza su industriali, auto, trasporti, compagnie aeree, chimica e settori ad alta intensità energetica, mentre resterebbero relativamente più forti energia, difesa e alcuni titoli utility regolati. Anche il dollaro e, in misura diversa, gli asset rifugio continuerebbero a beneficiare della tensione.

Scenario 2: raid limitato o presa temporanea dell’isola

Il secondo scenario è quello di un’azione militare breve, magari finalizzata a neutralizzare infrastrutture o a ottenere una leva negoziale immediata, senza una lunga occupazione. Sarebbe uno shock importante ma ancora leggibile come escalation tattica. In questo caso il petrolio reagirebbe probabilmente con uno strappo rialzista molto rapido, perché Kharg è un asset cruciale per l’export iraniano. Secondo le nostre stime IG, se l’isola fosse colpita o temporaneamente occupata, il Brent potrebbe salire in un range tra $120 e $150 al barile.

Sui mercati azionari, lo schema sarebbe quello classico da shock geopolitico-energetico: vendite sugli indici, sottoperformance di ciclici e consumi, pressione su Europa e mercati emergenti importatori di energia, mentre salirebbero oil & gas, difesa e shipping selettivo legato a rotte alternative. Anche i rendimenti obbligazionari potrebbero diventare più instabili, perché al rischio recessione si sommerebbe un nuovo impulso inflattivo da petrolio e gas.

Scenario 3: boots on the ground e occupazione militare prolungata

Questo sarebbe lo scenario più pesante per i mercati. Se gli Stati Uniti sbarcassero davvero su Kharg Island e cercassero di mantenerne il controllo, il mercato leggerebbe la mossa come un salto qualitativo del conflitto. Non più solo raid o deterrenza, ma un tentativo di controllo diretto di un’infrastruttura strategica iraniana. In questo caso aumenterebbero molto le probabilità di rappresaglie iraniane su shipping, infrastrutture energetiche del Golfo, mine in mare e ulteriori attacchi missilistici o con droni. Secondo varie ricostruzioni circolate attraverso le agenzie di stampa, Teheran avrebbe già avvertito che un attacco contro la costa meridionale o le sue isole strategiche potrebbe portare a una chiusura totale del Golfo con posa di mine.

Per i mercati sarebbe lo scenario più vicino a un vero shock stagflattivo globale. Petrolio e gas salirebbero violentemente, l’Europa resterebbe una delle aree più vulnerabili, i titoli più sensibili alla crescita verrebbero colpiti e aumenterebbe la corsa verso liquidità, dollaro e segmenti difensivi. Secondo le nostre stime IG, in uno scenario di vera occupazione militare prolungata con boots on the ground, il Brent potrebbe spingersi sopra i $150 al barile, entrando in un’area di prezzo compatibile con un forte shock energetico globale. Le borse potrebbero subire una correzione più ampia, soprattutto se gli investitori iniziassero a prezzare non una crisi di pochi giorni ma un conflitto lungo.

Quali asset osservare se il rischio Kharg dovesse aumentare ancora

Se le indiscrezioni dovessero rafforzarsi con segnali più concreti, i trader dovrebbero monitorare innanzitutto petrolio Brent e WTI, gas naturale, compagnie energetiche integrate, difesa europea e americana, dollaro e andamento dei listini europei. Un altro termometro fondamentale sarebbe la navigazione nello Stretto di Hormuz: ogni deterioramento della sicurezza marittima avrebbe effetti immediati sui premi assicurativi e quindi sui prezzi energetici. Lo Stretto resta infatti il vero snodo sistemico della crisi, con circa il 20% del petrolio e del gas mondiale coinvolto nei transiti dell’area.

Molto importante anche distinguere tra impatto di brevissimo e di medio periodo. Nel brevissimo, la reazione sarebbe quasi certamente dominata da petrolio in rialzo, borse in calo e rotazione verso comparti difensivi. Nel medio periodo, però, il mercato inizierebbe a chiedersi se lo shock energetico possa diventare persistente abbastanza da riaccendere l’inflazione e costringere le banche centrali a restare più caute sui tagli dei tassi. Questo è il vero punto che renderebbe un’occupazione di Kharg particolarmente tossica per l’azionario globale.

La nostra view

La nostra view è che, al momento, le indiscrezioni vadano prese molto sul serio ma senza trasformarle in fatto compiuto. Le fonti più affidabili confermano che l’opzione Kharg è davvero sul tavolo, ma non che la decisione sia stata presa. Quindi oggi siamo davanti a un rischio concreto, non a una certezza imminente.

Per i mercati, però, basta già questo a mantenere il premio al rischio molto elevato. Se si passasse da minaccia negoziale a preparazione operativa evidente, il petrolio potrebbe reagire immediatamente con nuovi strappi verso l’alto, mentre borse europee, settori ciclici e asset sensibili alla crescita tornerebbero sotto forte pressione. Un vero scenario con boots on the ground su Kharg Island sarebbe, a nostro avviso, uno dei fattori più rialzisti per il greggio e più negativi per il sentiment globale tra quelli oggi sul tavolo

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