Agenda del trader
Scopri cosa ti attende questa settimana sui mercati con il nostro Senior Market Analyst Filippo A. Diodovich!
Settimana 02-06 Marzo
Focus sulla crisi in Iran e sui NFP
Highlights
Massima attenzione all’escalation in Iran: dopo gli attacchi di Stati Uniti e Israele, il mercato sta prezzando un rischio geopolitico molto più elevato sul petrolio. Il focus dei trader è ora sullo Stretto di Hormuz, dove si stanno moltiplicando le interruzioni al traffico marittimo e diverse società hanno sospeso spedizioni di greggio, carburanti e LNG: un passaggio cruciale, visto che da lì transita circa il 20% del petrolio globale. In questo contesto, la volatilità sul Brent resta elevata e il mercato guarderà soprattutto a tre fattori: eventuali ritorsioni o allargamento del conflitto, segnali concreti sulla tenuta dei flussi energetici attraverso Hormuz e la capacità di OPEC+ di compensare solo in parte lo shock con l’aumento produttivo annunciato da aprile
Sul fronte macro, il market mover principale sarà il report sul lavoro USA di venerdì 6 marzo, con i Non-Farm Payrolls di febbraio. È il dato più importante della settimana perché può spostare in modo diretto le aspettative sui prossimi passi della Fed, con impatti immediati su azionario, valute e metalli preziosi.
Molto importante anche il doppio appuntamento con gli indici ISM negli Stati Uniti
In Europa, l’appuntamento macro più importante sarà la stima flash dell’inflazione dell’Eurozona in uscita martedì 3 marzo. Il dato sarà osservato con attenzione per capire se il raffreddamento dei prezzi prosegue e se il quadro resta coerente con una BCE meno aggressiva nei prossimi mesi.
Focus sulla crisi in Iran e sul petrolio
Il greggio accelera e il rischio geopolitico entra in una nuova fase
Le tensioni in Medio Oriente non rappresentano più solo un rischio potenziale per il mercato energetico: nel fine settimana il quadro è peggiorato bruscamente e il petrolio sta entrando in una fase di repricing molto più aggressiva. Nel weekend il prezzo dell' US Crude sale di circa l’11% a $75 rispetto alla chiusura di venerdì, segnale che il mercato sta rapidamente incorporando un premio al rischio molto più elevato e sta preparando i trader a una riapertura potenzialmente molto volatile.
L’elemento che cambia davvero il quadro è che, secondo le principali agenzie di stampa internazionali, negli attacchi contro l’Iran è stata uccisa la Guida Suprema Ali Khamenei, insieme ad altre figure di vertice del sistema politico-militare iraniano. Questo passaggio segna uno spartiacque: il mercato non sta più prezzando soltanto la possibilità di un’escalation, ma una crisi già entrata in una fase apertamente più destabilizzante, con un vuoto di leadership in Iran e un rischio molto più alto di risposta regionale.
Il punto centrale, per il petrolio, resta lo Stretto di Hormuz. È qui che il rischio geopolitico può trasformarsi in un vero shock di prezzo, perché da questo corridoio passa una quota cruciale dei flussi energetici globali. Con l’aumento della tensione militare e del rischio percepito nel Golfo, il mercato guarda soprattutto alla continuità del traffico marittimo, ai costi assicurativi, ai ritardi logistici e alla possibilità che anche senza una chiusura formale si creino forti interruzioni operative. Le stesse analisi di mercato e le ricostruzioni delle agenzie indicano che, in caso di blocchi o forti rallentamenti, il greggio potrebbe estendere il movimento ben oltre i livelli già visti nel weekend.
Un altro elemento nuovo è che l’escalation non resta confinata all’asse Iran-Israele. Le notizie di oggi indicano infatti un allargamento delle tensioni anche verso diversi Paesi del Golfo e del Medio Oriente, con pressioni e attacchi che hanno coinvolto o toccato aree e asset legati a Emirati Arabi Uniti, Bahrein e altri hub strategici della regione, aumentando il timore di una regionalizzazione del conflitto. Per i mercati questo è un punto fondamentale, perché significa che il rischio non riguarda solo la produzione iraniana, ma anche la stabilità complessiva della logistica energetica, dei porti, delle basi militari e delle infrastrutture chiave dell’area.
Sul piano operativo, questo cambia anche la lettura per i trader. Fino a pochi giorni fa il mercato si interrogava soprattutto sulla probabilità di un attacco; ora il focus si sposta su quanto durerà la fase di escalation, quanto sarà ampia la risposta iraniana, se i flussi energetici nel Golfo subiranno dislocazioni reali e quanto a lungo il premio geopolitico resterà incorporato nei prezzi. In altre parole, il driver principale non è più il “se”, ma il “quanto” e il “per quanto tempo”.
Per chi segue Brent e WTI, da ora i fattori da monitorare sono soprattutto quattro:
- eventuali segnali di ulteriore deterioramento della sicurezza nello Stretto di Hormuz;
- notizie su traffico navale, tanker, assicurazioni e spedizioni;
- l’eventuale coinvolgimento più diretto di altri Paesi del Golfo;
- i valori di mercato lunedì quando ci sarà ancora più liquidità
In presenza di nuovi attacchi o di una paralisi più marcata delle rotte energetiche, il mercato potrebbe rapidamente spostare il focus da un semplice premio geopolitico a un vero timore di shock sull’offerta.
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