Agenda del trader
Scopri cosa ti attende questa settimana sui mercati con il nostro Senior Market Analyst Filippo A. Diodovich!
Settimana 13-17 Aprile
Focus sulla crisi in Medio Oriente e sui NFP
Highlights
Massima attenzione sulla tenuta della tregua in Medio Oriente. Il mercato continua a monitorare la crisi e a prezzare un rischio geopolitico ancora elevato su petrolio e gas naturale.
Sul fronte macro, l’appuntamento chiave sarà giovedì con il dato finale sull’inflazione dell’Eurozona di marzo. Attenzione anche alla produzione industriale dell’Eurozona martedì, ai prezzi alla produzione negli Stati Uniti sempre martedì, al Beige Book della Fed mercoledì.
Sul fronte societario, inizia la stagione delle trimestrali USA. Da monitorare lunedì Goldman Sachs ,martedì JPMorgan, Wells Fargo e Citigroup, mercoledì Bank of America e Morgan Stanley , mentre giovedì attenzione a Netflix.
Trimestrali
Inizia la stagione delle trimestrali coi big della finanza e Netflix.
Petrolio in rialzo e Indici giù dopo i primi giorni di negoziati USA-Iran
Il petrolio torna a correre e gli indici azionari scivolano dopo il fallimento, almeno per il momento, del primo giro di negoziati tra Stati Uniti e Iran. Il punto di rottura è stato il dossier nucleare, rimasto irrisolto al termine di oltre 20 ore di colloqui in Pakistan, mentre il fragile cessate il fuoco resta sotto pressione e senza una vera svolta politica. Il mercato ha letto questo esito come un segnale di stallo diplomatico e di possibile nuova escalation in Medio Oriente.
Trump vuole il blocco navale degli Stati Uniti dello Stretto di Hormuz
A muovere i mercati nel weekend è stato soprattutto il messaggio diffuso da Donald Trump nella piattaforma social Truth, nel quale il presidente statunitense ha sostenuto che il vertice “è andato bene” su molti temi, ma non su quello decisivo, cioè il nucleare. Da qui l’annuncio di un avvio immediato del blocco navale sullo Stretto di Hormuz, con l’obiettivo dichiarato di fermare le navi in transito, colpire le imbarcazioni accusate di aver pagato pedaggi all’Iran e rimuovere eventuali mine nella zona. Il messaggio contiene inoltre un chiaro avvertimento: qualunque attacco contro forze statunitensi o navi civili verrebbe seguito da una risposta definita “soverchiante”. La sintesi che arriva al mercato è semplice: la diplomazia non basta più, e Washington minaccia ora di passare a una pressione militare diretta sul principale snodo energetico globale.
Stretto di Hormuz fondamentale per il mercato del petrolio
Lo Stretto di Hormuz è il passaggio chiave per una quota enorme dei flussi energetici mondiali, pari a circa il 20% del petrolio e dei carburanti liquidi che transitano via mare. Proprio per questo ogni minaccia di blocco, restrizione o scontro militare nell’area tende a tradursi immediatamente in un premio al rischio sul greggio. In questo caso il mercato non sta reagendo solo al fallimento del negoziato, ma alla prospettiva concreta che la crisi torni a colpire direttamente le rotte energetiche.
Weekend Trading IG, balzo del WTI e vendite sugli indici
La reazione dei prezzi è stata immediata anche nella piattaforma di IG Weekend Trading. Il WTI Light Crude ha segnato un rialzo del 7% a 97,60 dollari, mentre sul fronte azionario il Germany 40 ha ceduto l’1,70% e l’US Tech 100 ha lasciato sul terreno l’1,60%. È una dinamica coerente con uno scenario di risk-off: da una parte il mercato spinge al rialzo il petrolio per incorporare il rischio di interruzioni dell’offerta, dall’altra scarica gli asset più esposti a rallentamento della crescita, compressione dei margini e aumento dell’incertezza geopolitica.
Perché le Borse soffrono quando il greggio accelera
Un rialzo improvviso del petrolio pesa sugli indici azionari per almeno tre ragioni. Primo, aumenta il timore che un nuovo shock energetico alimenti pressioni sui prezzi e complichi il lavoro delle banche centrali. Secondo, peggiora le prospettive per consumi e margini aziendali, soprattutto in Europa e nei comparti più sensibili al costo dell’energia. Terzo, spinge gli operatori a ridurre esposizione sugli asset rischiosi in favore di posizionamenti più difensivi. Non sorprende quindi che, dopo i colloqui senza intesa, anche i listini del Golfo abbiano mostrato debolezza e che il focus del mercato sia tornato immediatamente sulla tenuta del cessate il fuoco e sulla sicurezza della navigazione.
Negoziati USA-Iran, cosa non ha funzionato sul nucleare
Il punto centrale del mancato accordo è stato il nodo nucleare. Secondo le ricostruzioni emerse nelle ultime ore, Washington ha insistito su richieste molto dure, tra cui lo stop all’arricchimento dell’uranio e lo smantellamento di elementi chiave del programma nucleare, mentre Teheran ha giudicato queste condizioni inaccettabili e ha accusato gli Stati Uniti di non offrire garanzie sufficienti. In altre parole, il tavolo non è saltato sui dettagli secondari, ma proprio sul dossier che per il mercato conta di più perché può determinare la traiettoria militare del confronto.
Scenario mercati, cosa guardare nelle prossime ore
Nelle prossime ore l’attenzione del mercato resterà concentrata su tre elementi. Il primo è capire se il blocco annunciato da Trump si tradurrà davvero in un’operazione militare strutturata o se resterà soprattutto uno strumento di pressione negoziale. Il secondo è la risposta iraniana, perché Teheran ha già avvertito che iniziative militari nello stretto potrebbero essere interpretate come una violazione del cessate il fuoco. Il terzo è l’evoluzione dei flussi marittimi: eventuali nuove interruzioni del traffico o incidenti nell’area potrebbero alimentare un’ulteriore gamba rialzista del petrolio e una nuova ondata di debolezza sugli indici azionari globali.
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