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Agenda del trader

Scopri cosa ti attende questa settimana sui mercati con il nostro Senior Market Analyst Filippo A. Diodovich!

Settimana 27 Aprile 1 Maggio

Focus su banche centrali, trimestrali e Medio Oriente

Fonte: Bloomberg

Highlights

 

Sul fronte macro, focus sulle riunioni delle banche centrali: si riuniranno i Consigli Direttivi di Bank of Japan, Bank of Canada, Federal Reserve, Bank of England e BCE.

Da monitorare anche una raffica di dati chiave, mercoledì il Pil preliminare del primo trimestre e inflazione Eurozona, seguiti giovedì da Pil USA e venerdì da indice ISM manifatturiero.

Sul fronte societario, sarà una settimana molto importante per la tecnologia USA. Da monitorare soprattutto Microsoft, Meta, Amazon e Alphabet mercoledì 29 aprile, mentre Apple sarà attesa giovedì 30 aprile. Sono trimestrali che potrebbero incidere in modo sensibile sul sentiment del Nasdaq.

Ricordiamo infine che venerdì primo maggio diverse borse europee resteranno chiuse per la celebrazione della Festa del Lavoro.

Trimestrali

Attenzione ai big del tech.

BCE, riunione del 30 aprile: tassi fermi ma attenzione ai toni

La BCE arriva alla riunione del 30 aprile in una posizione delicata: non abbastanza tranquilla per dichiarare chiusa la fase di rischio inflazionistico, ma nemmeno abbastanza preoccupata da dover riaprire subito il ciclo restrittivo. Il nostro scenario centrale è quindi quello di tassi invariati, con il tasso sui depositi fermo al 2%, ma con una comunicazione ancora molto prudente e dipendente dai dati. La decisione sarà pubblicata alle 14:15 italiane, seguita dalla conferenza stampa.

Il punto chiave non sarà il tasso, ma il tono di Lagarde

A nostro avviso, il vero market mover non sarà la decisione sui tassi, ormai largamente attesa, ma il modo in cui Christine Lagarde descriverà il bilanciamento tra shock energetico, crescita debole e rischio di effetti di secondo impatto sui prezzi. Nelle ultime settimane il mercato ha iniziato a ragionare non più su ulteriori tagli, ma sulla possibilità che la BCE debba mantenere una postura più rigida, o addirittura valutare rialzi più avanti nel 2026 se il rincaro dell’energia dovesse diventare più persistente.

Inflazione: il problema è l’energia, non ancora la domanda interna

Lo scenario è diverso rispetto al 2022. Oggi il rischio principale arriva ancora dal canale energia, petrolio e gas, mentre non emergono per ora segnali sufficientemente forti di una trasmissione generalizzata al resto del paniere. Questo è il motivo per cui la BCE potrebbe scegliere di prendere tempo: reagire troppo presto a uno shock di offerta rischierebbe di comprimere ulteriormente una crescita già fragile, mentre restare troppo morbida potrebbe indebolire la credibilità sull’obiettivo del 2%. Le proiezioni di marzo indicavano un’inflazione media al 2,6% nel 2026, al 2,0% nel 2027 e al 2,1% nel 2028, con revisione al rialzo soprattutto per il 2026 proprio a causa dell’energia.

Scenario principale: BCE in pausa, ma senza chiudere la porta a una stretta

Nel nostro scenario base, la BCE dovrebbe confermare un approccio riunione per riunione, evitando indicazioni troppo vincolanti. La formula più probabile è una pausa “hawkish”: tassi fermi, ma messaggio fermo sul fatto che l’istituto resta pronto ad agire se il rialzo dell’energia dovesse contaminare salari, aspettative di inflazione e prezzi core. In altre parole, nessun rialzo immediato, ma nemmeno un segnale accomodante.

Impatto sui mercati: EUR/USD, e Borse europee 

Per l’EUR/USD, una BCE prudente ma non esplicitamente aggressiva potrebbe limitare i movimenti direzionali. Un tono più duro del previsto, soprattutto se Lagarde aprisse chiaramente alla possibilità di rialzi nei prossimi meeting, potrebbe sostenere l’euro e riportare pressione sul dollaro. Al contrario, un messaggio più preoccupato sulla crescita e meno allarmato sull’inflazione potrebbe favorire un indebolimento della moneta unica.

Sui listini europei, il mercato preferirebbe una BCE vigile ma non aggressiva. Una pausa accompagnata da toni equilibrati potrebbe aiutare soprattutto i settori più sensibili ai tassi, come real estate, utility e comparti growth. Viceversa, un messaggio troppo restrittivo rischierebbe di pesare su banche, industria e consumi discrezionali, soprattutto in un contesto in cui il ciclo europeo resta vulnerabile.

Cosa guardare nella conferenza stampa

Noi seguiremo soprattutto tre passaggi: quanto la BCE considera temporaneo lo shock energetico; se vede segnali di trasmissione all’inflazione core; e quanto è disposta a tollerare una fase di crescita debole pur di proteggere la stabilità dei prezzi. Il rischio per i mercati non è tanto una sorpresa sui tassi, quanto una sorpresa sul linguaggio.

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