Agenda del trader
Scopri cosa ti attende questa settimana sui mercati con il nostro Senior Market Analyst Filippo A. Diodovich!
Settimana 27-31 Luglio
Focus su meeting FOMC e trimestrali USA
Highlights sui mercati
Massima attenzione ai nuovi sviluppi in Medio Oriente, con petrolio e dollaro ancora sensibili alle notizie geopolitiche.
Sul fronte delle banche centrali, l’appuntamento principale sarà mercoledì 29 luglio con la decisione della Federal Reserve. Venerdì 31 luglio sarà invece il turno della Bank of Japan.
Settimana molto intensa anche sul fronte macro con la prima stima del PIL dell’Eurozona e degli Stati Uniti, l'indice core PCE negli States e la stima flash dell’inflazione nel Vecchio Continente.
Sul fronte societario, riflettori puntati mercoledì sulle trimestrali di Microsoft e Meta. Giovedì toccherà invece ad Apple e Amazon: quattro appuntamenti decisivi per il sentiment su intelligenza artificiale e tecnologia.
Trimestrali USA
Tante trimestrali importanti in settimana. Le più importanti:
MICROSOFT
Il mercato si attende ricavi per circa 87,6 miliardi di dollari ed EPS di 4,24 dollari. Il dato decisivo sarà ancora Azure, atteso in crescita del 39-40% a cambi costanti. Grande attenzione anche alla monetizzazione di Copilot e alla domanda di servizi AI.
Il rischio è rappresentato dall’enorme spesa per data center, chip e infrastrutture cloud.
META
Il consenso indica ricavi intorno a 60,2 miliardi di dollari ed EPS vicino a 7,20 dollari. Il focus sarà sulla crescita della pubblicità, sostenuta dagli strumenti AI e dall’aumento dei prezzi degli annunci.
Gli investitori cercheranno indicazioni sulla monetizzazione di WhatsApp, Reels e dei nuovi assistenti AI. Sotto osservazione soprattutto i capex 2026, già alzati nella forbice di 125-145 miliardi.
APPLE
Wall Street prevede ricavi per circa 108,6 miliardi di dollari ed EPS di 1,89 dollari. Saranno determinanti le vendite di iPhone, dopo la forte crescita registrata nel trimestre precedente.
Occhi puntati anche sui Servizi, ormai principale motore di crescita e redditività del gruppo. Il mercato vuole infine novità concrete sulla strategia AI e sulla tenuta della domanda in Cina.
AMAZON
La società ha indicato ricavi trimestrali compresi tra 194 e 199 miliardi di dollari. Il vero market mover sarà AWS: servirà una crescita forte per tenere il passo di Azure e Google Cloud.
Importanti anche i margini dell’e-commerce e l’impatto del Prime Day sui ricavi nordamericani. Come per Microsoft e Meta, il mercato vigilerà sulla spesa record per data center e infrastrutture A
Preview Fed luglio 2026: tassi fermi, ma Warsh potrebbe aprire a nuovi rialzi
La Federal Reserve dovrebbe lasciare il costo del denaro invariato al 3,50%-3,75%. Il nuovo aumento del petrolio e le pressioni sui prezzi alla produzione impediscono però alla banca centrale di abbassare la guardia.
Highlights
- Decisione sui tassi mercoledì 29 luglio alle 20:00 italiane
- Scenario IG: tassi invariati al 3,50%-3,75%
- L’inflazione core è scesa, ma PCE e prezzi alla produzione restano elevati
- Possibile una pausa accompagnata da indicazioni molto restrittive
- Attenzione alla reazione di Treasury, dollaro, titoli tecnologici e oro
Fed verso una pausa, ma la decisione è meno scontata
La Federal Reserve conclude mercoledì 29 luglio la riunione di politica monetaria più incerta degli ultimi mesi. La decisione sarà comunicata alle 20:00 italiane, mentre alle 20:30 inizierà la conferenza stampa del presidente Kevin Warsh.
Il nostro scenario centrale è che il FOMC mantenga il tasso sui federal funds nell’attuale intervallo del 3,50%-3,75%. La Fed non modifica il costo del denaro dal taglio effettuato nel dicembre 2025 e anche nella riunione di giugno la decisione di lasciare i tassi invariati era stata approvata all’unanimità.
Quella di luglio sarà inoltre una riunione senza nuove proiezioni economiche e senza dot plot, il grafico che mostra le aspettative dei singoli membri del FOMC sui tassi futuri. Per questo motivo il segnale più importante non arriverà necessariamente dalla decisione, ma dalle parole utilizzate nel comunicato e soprattutto dalla conferenza stampa di Warsh.
Perché la Fed può ancora aspettare
I dati sull’inflazione di giugno hanno offerto alla banca centrale qualche argomento per restare ferma.
L’indice dei prezzi al consumo core, che esclude alimentari ed energia, è rallentato al 2,6% su base annua, dal 2,9% di maggio. Il mercato del lavoro, nel frattempo, rimane relativamente stabile: il tasso di disoccupazione è fermo al 4,2%, anche se la crescita dei nuovi occupati ha perso velocità.
Questi numeri permettono alla Fed di attendere e valutare se il processo di rallentamento dell’inflazione continuerà, evitando di aumentare ulteriormente il costo del denaro mentre l’economia statunitense sta già mostrando alcuni segnali di moderazione.
Una decisione invariata potrebbe quindi rappresentare lo scenario più favorevole per i mercati: eliminerebbe il rischio immediato di un nuovo rialzo e consentirebbe agli investitori di tornare a concentrarsi sulle trimestrali societarie e sull’andamento dell’economia.
Il problema è che l’inflazione non è ancora sconfitta
Dietro il miglioramento dell’indice CPI rimangono però diverse pressioni.
L’indice PCE core, la misura dell’inflazione preferita dalla Federal Reserve, si attestava ancora al 3,4% a maggio, ben al di sopra dell’obiettivo del 2%. I prezzi alla produzione sono inoltre aumentati del 5,5% su base annua a giugno, segnalando che i costi sostenuti dalle imprese restano molto elevati.
A complicare ulteriormente il quadro è il nuovo aumento dei prezzi energetici legato alle tensioni in Medio Oriente. La corsa del petrolio ha fatto risalire le aspettative d’inflazione e i rendimenti obbligazionari, spingendo una parte crescente del mercato a prendere in considerazione un rialzo immediato dei tassi.
Negli ultimi giorni la probabilità attribuita a un aumento di 25 punti base è salita da circa il 13% fino a quasi il 38%. Il mantenimento dei tassi rimane quindi lo scenario prevalente, ma non è più considerato una semplice formalità.
Lo scenario più probabile: una pausa “hawkish”
La Fed potrebbe scegliere una soluzione intermedia: lasciare i tassi invariati, utilizzando però un linguaggio particolarmente restrittivo.
Una pausa “hawkish” significa esattamente questo: nessun rialzo immediato, ma un messaggio molto chiaro sul fatto che la battaglia contro l’inflazione non è terminata e che nuovi aumenti restano possibili.
Warsh potrebbe sottolineare la necessità di osservare i prossimi dati, mantenendo aperta la possibilità di intervenire a settembre qualora il petrolio, i prezzi alla produzione o l’inflazione nei servizi continuassero a salire.
Il mercato non si aspetta invece l’inizio di un nuovo ciclo di riduzione dei tassi. Secondo un recente sondaggio Reuters, la maggioranza degli economisti prevede tassi invariati per il resto del 2026, mentre pochissimi considerano probabile un taglio prima del 2027.
Cosa osservare nel comunicato
Il primo elemento da monitorare sarà la descrizione dell’inflazione. Un riferimento più esplicito alle pressioni generate dall’energia o alla persistenza dei prezzi potrebbe essere interpretato come un segnale favorevole a futuri rialzi.
Sarà importante anche il voto. Eventuali dissensi da parte di membri favorevoli a un aumento dei tassi rafforzerebbero l’ipotesi di una stretta nella riunione di settembre.
Ma il passaggio decisivo sarà la conferenza stampa. Gli investitori cercheranno di capire quale aumento dell’inflazione sarebbe sufficiente a convincere la Fed ad agire e se Warsh consideri il rialzo del petrolio un fenomeno temporaneo oppure un rischio più duraturo.
Come potrebbero reagire i mercati
Una pausa accompagnata da toni equilibrati potrebbe favorire una discesa dei rendimenti dei Treasury, un indebolimento del dollaro e un recupero dei mercati azionari, in particolare dei titoli tecnologici più sensibili al costo del denaro.
Una pausa molto restrittiva avrebbe invece effetti più contrastanti. Il dollaro e i rendimenti a breve termine potrebbero rafforzarsi, mentre Nasdaq e titoli growth rischierebbero nuove pressioni.
Un rialzo immediato rappresenterebbe infine lo scenario più sorprendente e potenzialmente più negativo per l’azionario. Rafforzerebbe il dollaro e potrebbe spingere ancora più in alto i rendimenti obbligazionari, già vicini al 4,7% sul decennale.
La nostra view
Il nostro scenario principale rimane quello di tassi invariati al 3,50%-3,75%.
Il rallentamento dell’inflazione core e la stabilità del mercato del lavoro consentono alla Federal Reserve di aspettare. Ma l’aumento del petrolio, il PCE ancora elevato e le forti pressioni sui prezzi alla produzione rendono improbabile un messaggio accomodante.
La decisione potrebbe quindi essere favorevole ai mercati soltanto in apparenza. Più che il mancato rialzo, conterà il modo in cui Warsh descriverà i rischi sull’inflazione e la possibilità di una nuova stretta nei prossimi mesi.
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