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DATI MACRO

Inflazione USA in uscita venerdì, perché è il dato chiave per Fed, dollaro e Borsa

Il “termometro” d’inflazione preferito dalla Fed (indice core PCE), focus su scenari di mercato, ultimo dato e attese del consensus.

Fonte: Bloomberg

Written by

Filippo A. Diodovich

Filippo A. Diodovich

Senior Market Strategist

Data di pubblicazione

Venerdì 20 febbraio 2026 sarà pubblicato negli Stati Uniti l'indice core PCE (Personal Consumption Expenditures Price Index esclusi alimentari ed energetici), dentro al report “Personal Income and Outlays” del Bureau of Economic Analysis (BEA). È uno dei dati più seguiti dalla Federal Reserve, perché è il termometro d’inflazione che la banca centrale usa più spesso per leggere la “tendenza di fondo” dei prezzi.

Il report precedente: dove eravamo sul core PCE

Nell’ultimo rilascio disponibile (pubblicato dal BEA il 22 gennaio 2026), la variazione annua del core PCE risultava al +2,8% a novembre 2025, dopo il +2,7% di ottobre 2025: un segnale di inflazione di fondo ancora troppo elevata rispetto all’obiettivo del 2%.

Le attese per il report PCE di venerdì

Per l’uscita di venerdì 20 febbraio, il mercato guarda soprattutto alla dinamica mensile: il consensus punta a un core PCE intorno a +0,3% m/m (dopo +0,2% nel report precedente), con redditi e spesa personale attesi in moderata crescita.

Perché è importante?

L'indice core PCE conta perché:

  • misura l’inflazione dei consumi con una metodologia che la Fed considera più rappresentativa (pesi che si aggiornano e copertura ampia);
  • toglie alimentari ed energia, riducendo il “rumore” delle componenti più volatili e rendendo più leggibile la direzione di fondo;
  • è direttamente collegato al target del 2% della Fed, quindi impatta le aspettative sui tassi.

In più, questa volta l’uscita del 20 febbraio ha un elemento tecnico da non sottovalutare: il BEA ha comunicato che da 20 febbraio il report di redditi/spese (e quindi PCE) verrà pubblicato allo stesso giorno e orario del PIL, rendendo la mattinata potenzialmente più “carica” di volatilità.

Perché può muovere i mercati

Il core PCE muove i mercati perché cambia (anche di poco) la probabilità che la Fed: tagli i tassi prima, resti ferma più a lungo, oppure debba persino mantenere un tono più restrittivo.

Quando il mercato ricalibra il “sentiero” dei tassi, si muovono a catena:
dollaro, azionario (soprattutto growth/tech e settori sensibili ai tassi), e spesso anche oro e “risk sentiment”.

Il punto chiave: lavoro forte = Fed più paziente (se l’inflazione non scende)
L’ultimo report sul lavoro è stato letto come molto positivo, con payrolls sopra le attese e disoccupazione al 4,3%: un segnale che la domanda domestica può restare resiliente. In questo contesto, se il core PCE dovesse risultare elevato, la Fed avrebbe meno urgenza di allentare.

In pratica: lavoro forte + inflazione core che non rientra è la combinazione che tende a sostenere rendimenti e dollaro e a rendere più nervoso l’azionario.

Tre scenari rapidi di mercato

Scenario 1: core PCE sopra attese variazione mensile +0,4% o superiore
Rendimenti su, dollaro su. Azionario più fragile (soprattutto growth). La narrativa diventa “tagli più lontani / meno tagli”.

Scenario 2: core PCE in linea variazione mensile +0,3%
Reazione più contenuta, ma conta il “mix”: se consumi forti e core stabile alto, può comunque suonare hawkish.

Scenario 3: core PCE sotto attese variazione mensile +0,2% o inferiore
Dollaro giù. Azionario di solito respira. Torna spazio per parlare di tagli più vicini, anche se il lavoro forte può limitare l’entusiasmo.

Cosa potrebbe fare la Fed

Con un mercato del lavoro che regge, la Fed può permettersi di essere paziente: se il core PCE non scende in modo convincente, lo scenario più “lineare” è tassi fermi più a lungo e comunicazione orientata ai dati. Se invece il core PCE sorprende al ribasso e la dinamica dei servizi migliora, aumenta la probabilità che la Fed riapra la porta a un percorso di tagli più chiaro nelle prossime riunioni, senza però “correre” (proprio perché l’occupazione è solida).

 

Analisi Tecnica EUR/USD

Le quotazioni dell’eurodollaro restano deboli e il cedimento del supporto di breve situato a 1,1828 ha confermato un quadro di breve ancora impostato al ribasso.

La violazione di 1,1828 ha gettato le basi per la realizzazione di un nuovo segmento ribassista con possibile target short posizionato a 1,1785, area di transito dell’EMA50. L'eventuale rottura anche di 1,1785 creerebbe i presupposti per una discesa verso 1,1766, bottom del 6 febbraio.

Segnali contrari solamente con la perentoria vittoria di 1,1930, livello la cui rottura costituirebbe il preludio a un rialzo verso 1,1975 e 1,2082.

Scenari

Ribassista (principale):
sotto 1,1828 → estensione della discesa verso 1,1785 ⇒ 1,1766.

Rialzista (alternativo):
sopra 1,1930 → miglioramento del quadro di breve con spazio verso 1,1975 e 1,2082.

Bias di breve negativo finché il cambio resta sotto 1,1930 e a ridosso di 1,1828: la rottura di 1,1828 aprirebbe spazio a nuovi cali, mentre solo un recupero deciso sopra 1,1930 rilancerebbe uno scenario di forza verso 1,1975/1,2082.

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