PETROLIO
I prezzi del greggio scendono sulle aspettative di eccesso di offerta sul mercato
La notizia della cattura di Maduro e dell’accordo annunciato dal presidente Donald Trump con il governo ad interim per la consegna di 30–50 milioni di barili sta muovendo le piazze finanziarie su due binari:
A rafforzare la componente di rischio sono arrivate le notizie dei sequestri da parte delle forze armate statunitensi di due petroliere venezuelane sanzionate: la Bella 1, ribattezzata Marinera, intercettata nell’Atlantico del Nord tra Islanda e Regno Unito, e la Sophia sequestrata nei Caraibi.
Con il WTI Light Crude in area 56,30$ (dopo il minimo di ieri a 55,70$, bottom delle ultime 3 settimane), è confermata la forte debolezza delle quotazioni: riteniamo che il mercato stia continuando a prezzare soprattutto la narrativa legata alle attese su un maggiore numero di barili disponibili e un incremento del rischio di ulteriore eccesso dell’offerta
I sequestri delle due petroliere aggiungono un “premio al rischio” (potenziale frizione sulle rotte, peggioramento dei rapporti diplomatici tra Occidente e Russia/Cina), ma l’impatto sui prezzi resta ancora secondario e al momento porta solamente volatilità.
Sull’azionario la reazione è stata più sfumata e “a fasi”:
Nella prima seduta post-evento (5 gennaio) i mercati hanno mostrato un atteggiamento risk-on: Wall Street ha chiuso in rialzo con il Dow a record e buone performance anche per S&P 500 e Nasdaq. Ottime anche le performance per gli indici europei.
Oggi (7 gennaio) il tono è diventato più cauto: le borse globali hanno ripiegato dai massimi, con la componente incertezza geopolitica che alimenta qualche presa di beneficio. Bene l’indice tedesco con Rheinmetall che guadagna oltre il 4%.
Nel medio/breve crediamo che il mercato possa scontare l’ulteriore eccesso di offerta sul mercato del petrolio. Una discesa dei prezzi energetici faciliterebbe anche l’operato delle banche centrali che potrebbero tornare su un pattern di ulteriori tagli dei tassi di interesse. Tuttavia, i rischi geopolitici non sono da sottovalutare, sia per ulteriori escalation di guerra in Venezuela/Iran e possibili risposte di Russia/Cina che per il possibile inasprimento dei rapporti tra Stati Uniti/Europa per la questione Groenlandia.
US Light Crude oggi ha messo in atto un rimbalzo dopo aver toccato ieri nuovi minimi delle ultime 3 settimane a $55,70. Il quadro di breve rimane comunque debole, con i prezzi ancora inseriti all’interno di un canale discendente che dura da circa tre mesi.
Il contesto resta impostato al ribasso: il momentum di breve rimane fragile e la dinamica dei prezzi è coerente con una fase di prevalenza delle vendite, intervallata da rimbalzi tecnici. Le resistenze dinamiche di periodo continuano a gravare sopra le quotazioni, confermando un bias ancora negativo finché non verranno superate in modo convincente.
Nel breve, il cedimento del supporto a $55,70 potrebbe dare la spinta alle quotazioni per scendere verso $54,89, bottom del 16 dicembre, e $54,20, area di transito del limite inferiore del canale discendente che ha contenuto l’andamento dei prezzi del greggio negli ultimi 3 mesi.
Segnali contrari sopra $58,60 per obiettivi a $59,50, area di passaggio dell’EMA 100.
Ribassista (principale):
sotto $55,70 → estensione del movimento discendente verso $54,89 ⇒ $54,20 (parte bassa del canale).
Rialzista (alternativo):
sopra $58,60 → primi segnali di reazione con spazio verso $59,50 (area EMA 100).
Bias di breve ancora ribassista: chiave la tenuta di $55,70 per evitare un affondo verso $54,89 / $54,20. Solo un recupero deciso sopra $58,60 e in direzione di $59,50 metterebbe in discussione la struttura discendente in atto.