Crisi di "percezione" nell'industria del petrolio. Saudi Aramco: rialzo della domanda futura di greggio

Per Saudi Aramco, società petrolifera di punta saudita, domanda futura di greggio crescerà. Prezzo del petrolio in leggero rialzo dopo il tweet di Trump: l'Opec si rilassi sui tagli alla produzione. Usa, primo produttore mondiale.

Fonte: Bloomberg

Industria del petrolio in crisi di identità. A sostenerlo, l'amministratore delegato del gruppo saudita Saudi Aramco, secondo il quale il comparto petrolifero starebbe affrontando "una crisi di percezione", legata anche all’opinione di alcuni osservatori che vedono l'avvicinarsi della fine del petrolio per via dell'aumento di veicoli elettrici. Supposizioni, a detta del Ceo Amin Nasser, illogiche e non basate sui fatti.

Secondo la compagnia petrolifera nazionale di uno dei principali produttori di greggio al mondo, la domanda globale tenderà ad aumentare in modo sostanziale, trainata principalmente dal settore dei trasporti. Per Nasser, la richiesta di petrolio dovrebbe raggiungere il proprio picco massimo nei prossimi anni: le norme stringenti sulle emissioni di gas, la limitazione delle auto diesel, le lungaggini dovute all’investimento e all’applicazione di tecnologia nel settore delle “nuove” auto (ibride, elettriche e a guida autonoma) offrirà terra fertile al petrolio per proliferare ancora.

Secondo Nasser, il mercato del petrolio risponde alle logiche di mercato a modo proprio, con un andamento delle quotazioni fatto di pressioni e continui rialzi, che confermano la dinamicità e l’interesse della domanda.

"Il nostro settore affronta una crisi di percezione che interessa più ambiti” ha ribadito lo stesso, proseguendo: “le nostre qualità tradizionali di offerta abbondante, affidabile e prezzata a dovere non sono sufficienti per soddisfare le aspettative della società odierna".

Le autovetture costituiscono solo il 20% della domanda di petrolio, mentre il resto della richiesta è imputabile ad altri settori del trasporto, quali aerei, navi, camion e prodotti petrolchimici, per i quali non esiste una reale alternativa al greggio.

Saudi Aramco: questioni personali

Lo scorso ottobre il principe Mohammed bin Salman ha previsto l’ingresso in Borsa della maggior società petrolifera al mondo, Saudi Aramco, “a fine 2020” o, al più tardi, “entro l’inizio del 2021”. Tra le ragioni del rinvio dell’Ipo, inizialmente fissata nel 2019, la necessità di proteggere e migliorare il business di Sabic, società saudita attiva in ambito chimico, petrolchimico ed industriale, e la speranza in prezzi dle petrolio più sostenuti e stabili. Il principe ha stimato che la valutazione del gigante petrolifero saudita raggiungerà la cifra di duemila miliardi di dollari.

Dopo il calo registrato ieri dal crude successivo al tweet di Donald Trump (che ha consigliato all’Opec di rilassarsi e di lasciar perdere la politica di taglio alla produzione volta a sostenere il prezzo al barile), il petrolio è tornato a quotare a ridosso di 55,80 dollari.

In una recente testimonianza, l'Arabia Saudita ha dichiarato di mirare a raggiungere un prezzo del petrolio al barile pari ad 80 dollari, livello decisamente eccessivo per il presidente americano che, forte di essere a capo della nazione con la maggior produzione di greggio al mondo (circa 12 milioni di barili al giorno), ha ribadito che un maggior costo dell'energia implica, a livello industriale, maggior costi di produzioni per l'imprenditoria e maggiori rischi per i livelli di produzione.

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