TRIMESTRALI USA
La stagione delle trimestrali tech ha mostrato che il mercato premia visibilità sull’AI e coerenza tra capex e ritorni.
La stagione delle trimestrali tech sta confermando un punto chiave: in questa fase riteniamo che i mercati finanziari non si accontentino solo di risultati superiori alle attese, ma richiedano soprattutto maggiore visibilità sulla traiettoria dell’intelligenza artificiale e coerenza tra investimenti (capex) e ritorni economici (ricavi, profitti, margini e flussi di cassa).
Tra le grandi manca solo Nvidia che pubblicherà i conti il 25 febbraio. Analizziamo i risultati e le reazioni del mercato delle altre aziende tech.
Nel 4T 2025 i ricavi sono saliti a circa 213,4 miliardi di dollari e AWS ha accelerato la crescita (circa +24% a/a), segnale che la domanda di cloud e workload AI sta effettivamente migliorando. Nonostante questo, riteniamo che la lettura del mercato sia stata condizionata soprattutto da due fattori. Il primo è la dimensione dell’impegno sugli investimenti: l’indicazione di capex 2026 molto elevati (circa 200 miliardi di dollari, secondo quanto riportato da più fonti) ha riaperto il tema della “disciplina del capitale”, cioè del rapporto tra spesa e ritorni in cassa nel breve. Il secondo è la guidance di redditività di breve: diverse analisi sottolineano che le indicazioni su operating income per il 1T 2026 sono risultate prudenti rispetto alle attese, alimentando il timore che la crescita venga “comprata” con margini e flussi di cassa temporaneamente sotto pressione. In sintesi, crediamo che Amazon oggi venga giudicata meno sulla qualità del trimestre e più sulla capacità di dimostrare che l’accelerazione di AWS e la spinta AI possono tradursi in un percorso credibile di monetizzazione, senza sacrificare troppo la generazione di cassa nel breve. È la stessa domanda che il mercato sta facendo agli altri hyperscaler: non solo “quanto crescerà l’AI”, ma “a che costo” e “con quali tempi di ritorno”.
Alphabet (Google) è finita sotto i riflettori non tanto per i risultati del trimestre (molto positivi), quanto per l’elemento che, a nostro avviso, ha dominato la lettura degli investitori: l’aumento molto marcato degli investimenti per l’AI. La discussione si è spostata rapidamente dalla crescita del business alla domanda “quanto costa” sostenere questa corsa e, soprattutto, “quando” questi investimenti si tradurranno in utili e cassa aggiuntiva. Valutiamo il tema particolarmente sensibile perché un profilo di spesa più elevato implica, nel breve, maggiore pressione su flussi di cassa e margini, e quindi sulle valutazioni di mercato.
AMD rappresenta il caso classico di trimestrale forte accompagnata da una reazione negativa del titolo. I numeri del 4T sono stati molto solidi, con Data Center in accelerazione, ma riteniamo che il mercato abbia guardato soprattutto la guidance e la sequenza trimestre su trimestre (ricavi in ribasso), in un contesto in cui ogni segnale di “crescita meno lineare” sull’AI viene penalizzato. In aggiunta, la componente legata alla Cina ha riacceso l’attenzione su rischio regolatorio e qualità/replicabilità di parte dei ricavi AI. Ne è derivata una dinamica tipica: risultati buoni, ma titolo debole perché il percorso AI non è ancora percepito come sufficientemente certo rispetto allo standard implicito fissato da Nvidia. Nei trimestri precedenti AMD aveva illuso di poter essere un agguerrito competitor di Nvidia, la guidance del prossimo trimestre ha aumentato i dubbi sul vero valore del gruppo guidato da Lisa Su.
Palantir resta un titolo che, a nostro giudizio, il mercato tratta con elevata e forse troppa volatilità. La lettura fondamentale può risultare positiva (domanda governativa e difesa continuano a pesare), ma il pricing è fortemente condizionato dal sentiment sul software AI e, soprattutto, dalle valutazioni: quando il mercato riduce la propensione al rischio, la reazione può essere brusca anche in presenza di dati discreti.
Apple ha offerto una trimestrale di qualità, con attenzione concentrata sulla solidità del business e sulla resilienza della domanda. In un contesto in cui l’AI è spesso letta attraverso la lente dei capex, crediamo che Apple venga percepita come più “difensiva” nel mega-tech: la discussione ruota più su ciclo iPhone, servizi e tenuta dei margini che non sulla necessità di sostenere investimenti infrastrutturali di scala paragonabile a cloud e semiconduttori.
Microsoft conferma la centralità del cloud e dell’AI, ma valutiamo che la reazione del mercato tenda a essere molto “tecnica”: gli investitori si focalizzano su ritmo di crescita di Azure, segnali di monetizzazione AI e sull’equilibrio tra investimenti e profittabilità. Anche in presenza di risultati solidi, basta poco, una guidance prudente o una dinamica di margini non perfettamente allineata, per generare prese di profitto.
Meta è stata letta in modo relativamente più costruttivo: riteniamo che la narrativa che continua a funzionare sia quella di un motore pubblicitario in grado di generare cassa e finanziare l’espansione sull’AI. Il mercato, almeno finché la redditività del core business resta robusta, sembra più disposto ad assorbire capex elevati, perché intravede un legame più diretto tra AI (ottimizzazione, targeting, prodotti) e ricavi.
Tesla rimane un caso a sé: l’attenzione degli investitori è spesso sbilanciata verso il racconto strategico (autonomia, robotica, piattaforma) oltre i numeri dell’auto. Per questo crediamo che la reazione post-trimestrale possa risultare meno “meccanica” e più legata alle aspettative sul percorso tecnologico e sui tempi di esecuzione.
Osservando la reazione immediata post-trimestrale, tra i titoli citati riteniamo che la lettura più favorevole sia ricaduta su Meta, mentre la reazione più negativa e netta è stata su AMD, proprio perché il mercato ha penalizzato la visibilità del percorso AI e la guidance, nonostante un trimestre forte.
Riteniamo che sia necessario valutare attentamente la capacità di generare ritorni in tempi credibili per questi ingenti investimenti. Nel caso di Alphabet, la polemica è nata negli ultimi giorni perché l’aumento così forte del capex alza drasticamente l’asticella: il mercato chiede evidenze più chiare di monetizzazione e di ritorno sull’investimento, altrimenti aumenta il rischio di una compressione delle valutazioni per via di margini e flussi di cassa sotto pressione. In generale, valutiamo che la sostenibilità dei capex AI per i big tech dipenda da tre fattori:
Crediamo che il 2026 il mercato sarà sempre più selettivo a premiare chi riesce a dare visibilità alla capacità di monetizzare al meglio gli investimenti e a penalizzare chi non riesce a farlo.