PRESIDENZA FEDERAL RESERVE
Salgono le probabilità di Rieder: cosa dice la corsa alla presidenza della Federal Reserve e quali scenari per tassi, USD e Wall Street.
La corsa alla Presidenza della Federal Reserve continua a riservare sgnificativi colpi di scena. Dalla sfida tra i due Kevin (Hassett e Warsh) è emerso l'outsider Rick Rieder.
Negli ultimi giorni i prediction market hanno spostato con decisione il baricentro sul nome di Rick Rieder. Su Polymarket le probabilità implicite lo vedono intorno al 47%, davanti a Kevin Warsh (28–29%) e Christopher Waller (8%).
Su Kalshi i numeri risultano simili, con Rieder in area 48%, Warsh intorno al 28–31% e Waller circa 8%.
Il mandato di Jerome Powell come Chair scade a maggio 2026, e Trump ha dichiarato di aver intervistato candidati e di avere un nome in mente, definendo Rieder “very impressive” nel colloquio.
Rieder è Chief Investment Officer del Global Fixed Income di BlackRock e guida le strategie del gruppo sul mercato obbligazionario. In pratica: è uno dei profili più “mercato-centrici” tra quelli circolati, con una reputazione costruita su gestione del rischio e lettura macroeconomica dell'andamento dei tassi di interesse.
Negli ultimi mesi/anni è noto per una narrativa in cui:
l’economia USA sarebbe sostenuta più del previsto da produttività (AI, automazione, logistica);
il costo di tassi alti si vede soprattutto sul settore immobiliare residenziale e su chi è più sensibile ai costi di rifinanziamento (aziende molto indebitate, small cap, titoli growth).
Non è un “politico di carriera” e non è un ex membro della Federal Reserve come Kevin Warsh o un governatore in carica come Christopher Waller. Proprio per questo, la questione “vicinanza” va letta così: non tanto legami formali, quanto allineamento percepito sull’obiettivo (tassi più bassi) e sulla sensibilità verso la crescita economica e il sostegno per il mondo finanziario. Secondo le agenzie di stampa Trump lo avrebbe elogiato dopo i colloqui.
Crediamo che Rieder possa apparire più che “uomo di Trump” come un candidato credibile per Wall Street e accettabile per una Casa Bianca che vuole una Fed più orientata a tagliare il costo del denaro.
Rieder viene percepito come più “dovish” di Kevin Warsh nel breve periodo: più attenzione al costo dei tassi su mutui/housing e più apertura a tagli se l’inflazione scende e il lavoro rallenta.
Ma c’è un punto importante che dobbiamo ricordare sempre. Da Presidente non decide da solo. Il FOMC è un organo collegiale che vota a maggioranza e il Presidente deve “costruire consenso”. Quindi anche con un Presidente più dovish, la politica monetaria resterebbe data-dependent e vincolata dal comitato. A meno che Donald Trump non riesce a inserire altri membri affini alle proprie strategie di tagli dei tassi (possibile sostituzione di Lisa Cook).
Qui conviene ragionare per scenari, perché i mercati prezzano sia la “direzione dei tassi” sia il “premio per l’indipendenza” della Fed.
Rendimenti: pressione al ribasso sul tratto a breve 2–5 anni (più sensibile alle aspettative sui tagli).
Dollaro: tendenzialmente più debole se il mercato anticipa un sentiero dei tassi più basso rispetto alle previsioni degli scorsi mesi
Azionario: beneficio soprattutto per growth/tech e per i settori sensibili ai tassi (real estate), con volatilità più contenuta.
Dollaro: non è automatico che salga: se cresce il timore di interferenze, può aumentare un risk premium e il dollaro può diventare più instabile (dipende anche dal risk-off globale).
Azionario: possibile reazione iniziale positiva (tagli), ma con volatilità più alta se il mercato teme un peggioramento di credibilità/ancoraggio delle aspettative.
Curva: rischio di steepening (lunghi più “nervosi”) se il mercato chiede più premio su inflazione/indipendenza.