USA: richieste di disoccupazione ancora a livelli record, ma il trend si conferma in discesa

I nuovi disoccupati negli Stati Uniti sono 1,87 milioni: più del previsto, ma mai così pochi dalla metà di marzo. Continua a crescere invece il numero di chi il lavoro l’ha perso e continua a non trovarlo (+649 mila)

Continua la raffica di dati sulla situazione occupazionale negli Stati Uniti, indice più fedele dell’andamento della prima economia al mondo. Oggi è stata la volta delle nuove richieste dei sussidi di disoccupazione, l’appuntamento settimanale del Department of Labor che indica quanti cittadini statunitensi hanno perso il lavoro nei sette giorni dal 22 al 29 maggio.

Questa volta sono stati 1,87 milioni: meno della settimana scorsa (il cui numero è stato rivisto al rialzo di tremila unità, da 2,123 milioni a 2,126), ma comunque più rispetto alle previsioni degli analisti, che se ne aspettavano solo 1,80 (1,77 secondo gli analisti del Dow Jones).

Come si sta muovendo la curva?

Si tratta di un trend già visto: mai, dall’inizio della crisi coronavirus, il numero reale ha centrato le aspettative, ma si è sempre confermato più alto. D’altra parte, si conferma anche sempre più basso rispetto alla settimana precedente: dal picco di fine marzo, quando l’entrata in vigore delle misure di lockdown ha provocato la perdita del posto di lavoro per oltre 6,86 milioni di cittadini statunitensi, la situazione è infatti progressivamente (e lentamente) migliorata.

D’altra parte, le cifre restano da record: con il dato pubblicato oggi, i disoccupati negli Usa dall’inizio dell’emergenza sanitaria sono arrivati a oltre 40 milioni. Già si stima che il tasso di disoccupazione, il cui dato ufficiale verrà rilasciato domani insieme ai Non-farm Payrolls, ovvero il numero di buste paga nel settore non agricolo al mese, possa arrivare a toccare il 20% - se non oltre.

Anche la media dei posti di lavoro persi nelle ultime quattro settimane si sposta progressivamente verso il basso: 2,284 milioni, mentre l’ultimo dato disponibile ammontava ancora a 2,60 milioni. Eppure, con il passare delle settimane assume sempre più rilevanza anche il numero delle richieste continue, ovvero quante persone continunano a percepire l'indennità di disoccupazione dopo la compilazione iniziale: in sostanza indicab quanti, dopo aver fatto domanda per un sussidio, continuano a non trovare lavoro. In questo caso, il numero aumenta: rispetto alla settimana conclusasi il 22 maggio (il dato sulle richieste continue si riferisce alla settimana precedente a quella relativa alla richieste iniziali) è infatti aumentato di 649 mila unità.

Rileva inoltre il fatto che le richieste iniziali di sussidi non includono quelle che ricadono sotto l’ombrello del pacchetto di aiuti da tremila miliardi di dollari implementato dal governo federale per far fronte alla crisi scatenata dalla pandemia.

Tale pacchetto fiscale permette infatti anche ai liberi professionisti (che hanno perso il lavoro a causa del Covid-19) di fare domanda per un assegno di disoccupazione, che però ricadono sotto il Pandemic Unemployment Assistance (Pua) program, successivamente integrato con il Pandemic Emergency Unemployment Compensation (Peuc). Sono domande che, dunque, non vengono conteggiate dal Department of Labor. È per questo che, secondo gli analisti, il dato potrebbe gravemente sottostimare il fenomeno. Solo la scorsa settimana, le domande pervenute tramite il programma Pua sono state circa 623 mila.

Come hanno reagito i mercati?

Dopo aver iniziato il mese di giugno con tre sessioni chiuse al rialzo una dopo l’altra, gli indici di Wall Street tornano sotto lo zero. Il dato sui sussidi di disoccupazione ha spinto al ribasso gli azionari, con il Dow Jones in calo dello 0,09%, l’S&P 500 che perde lo 0,31% mentre il Nasdaq lascia sul terreno lo 0,42%, e neanche le notizie in arrivo dall’Unione Europea (l’allargamento del programma di Quantitative Easing anti-pandemico a 1.350 miliardi di euro) è riuscito a infondere nuovo ottimismo.

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