Usa: 1,3 milioni di posti di lavoro in più ad agosto, disoccupazione in calo

Aumentano i posti di lavoro, disoccupazione all’8,4%: i non farm payrolls di agosto segnalano una timida ripresa, ma i livelli pre-covid sono ancora lontani. Sono in oltre 3,4 milioni i cittadini che non torneranno più al lavoro

Le aspettative sui dati di agosto circa il settore occupazionale statunitense non hanno deluso gli operatori di mercato: nell’ultimo mese sono stati creati 1,4 milioni di posti di lavoro – per la precisione 1,374 milioni, superando le stime del consensus, 1,321 milioni -, seppure in netta diminuzione rispetto al dato di luglio, quando le nuove buste paga nel settore non agricolo erano state 1,7 milioni.

Torna a salire anche la retribuzione media oraria, con un aumento del 4,7% (gli analisti si aspettavano solo il 4,5%), stesso tasso di crescita che si era registrato a luglio.

Quanto al tasso di disoccupazione, già atteso in calo, ha battuto ogni aspettativa passando dal 10,2% di luglio all’8,4% - quasi la metà rispetto al picco che si registrò ad aprile, quando gli Usa si trovavano ad affrontare il picco della pandemia globale di Covid-19 e la disoccupazione schizzò al 14,7%, e il dato migliore da marzo, quando la disoccupazione salì al 4,4%.

Dati di certo migliori del previsto, ma che ancora non bastano per recuperare i posti di lavoro persi durante la fase più acuta della crisi da coronavirus – quando a marzo e aprile vennero bruciati rispettivamente 1,37 milioni e 20,79 milioni di posti di lavoro.

Cosa ci dicono i dati sui non-farm payrolls di agosto?

Il Bureau of Labor Statistics, che ogni mese elabora i dati sulle condizioni occupazionali degli Stati Uniti, parla di dati ad agosto strettamente connessi con la ripresa delle attività economiche, seguite al brusco stop provocato dalla pandemia globale di Covid-19.

D’altra parte, ricorda anche come il dato di agosto sia fortemente influenzato dalle assunzioni temporanee dell’ufficio del censo Usa: 240 mila nuovi posti di lavoro, laddove a luglio erano aumentati di soli 40 mila.

Tra i settori dove i nuovi posti di lavoro sono stati più numerosi figurano l’industria dell’intrattenimento (+174 mila posti di lavoro), il commercio al dettaglio (+249 mila), educazione e servizi sanitari (+147 mila), ma più di tutti rilevano i numeri relativi agli impieghi pubblici, aumentati nell’ultimo mese di 344 mila unità – un quarto dei guadagni del mese.

Il salario orario medio nel settore privato ad agosto è aumentato dell’11%, a 29,47 dollari, che diventano 24,81 nel settore della produzione e per i lavoratori dipendenti.

Quanto all’impatto sulle diverse categorie dei lavoratori, si registra un declino omogeneo per uomini (8%), donne (8,4%), minori adolescenti (16,1%) e ispanici (10,5%), mentre resta pressoché invariato il livello di disoccupazione tra gli asiatici, fermo al 10,7%.

Preoccupano di più tuttavia i dati sul numero di persone che ad agosto hanno perso il lavoro: diminuisce il numero di chi è rientrato da licenziamento “temporanei”, che passa a 6,2 milioni di unità (-3,1 milioni) e aumenta quello di chi ha perso il lavoro definitivamente: +534 mila unità, che portano il totale a 3,4 milioni. Il dato è di particolare importanza perché, più di tutti, dà il segno delle conseguenze a lungo termine dell’impatto del Covid-19 sul mercato del lavoro.

I dato di agosto si inerisce per altro in un momento storico particolare per gli Usa, con la Federal Reserve che, durante l’incontro annuale dei banchieri a Jackson Hole, ha annunciato un cambio degli obbiettivi strategici introducendo un “average inflaction targeting” e una rinnovata attenzione al raggiungimento della piena occupazione – tra gli obiettivi principali della Banca centrale Usa.

“Il cambio epocale di approccio nei confronti dell’inflazione (average inflation targeting) e un maggior focus sul raggiungimento della piena occupazione avevano proprio posto i riflettori sullo stato di salute del mondo del lavoro statunitense. Nel complesso crediamo di aver osservato più luci che ombre” commenta Filippo Diodovich, Senior Strategist IG Italia.

Come hanno reagito gli indici su Wall Street?

Il dato sulle nuove buste paga, relativamente positivo, ha preceduto un leggero rimbalzo sugli indici di Wall Street, che in apertura hanno segnato rialzi dallo 0,58% del Dow Jones allo 0,46% del Nasdaq.

Rialzi che tuttavia hanno resistito a malapena un’ora. Al momento infatti gli indici Usa sono tornati in territorio negativo e proseguono sul trend ribassista di ieri, con il Nasdaq che di nuovo guida i cali, lasciando sul terreno il 4% e tornando sotto gli 11 mila punti (al momento segna 10.986). Seguono l’S&P 500, che perde il 2,44% e scende a 3.374 punti, e il Dow Jones, -1,50% a 27.867 punti.

Tra le azioni più penalizzate spiccano le Tesla, in calo del 6,98% a 378,58 dollari l’una, le azioni Apple, in calo del 7,37% a 111,16 dollari, Zoom che perde oltre l’8% e scende a 348,6 dollari, Facebook giù del 6,6% a 271,42 dollari insieme a tutto il resto delle FAANGs.

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