Azioni Unicredit in rialzo ma voci straordinarie trainano i conti in rosso

L’istituto di Gae Aulenti chiude il 2019 con un utile netto di gruppo in aumento del 55%, a fronte però di spese non operative che hanno trascinato in basso i conti dell’ultimo trimestre

Nonostante un ultimo trimestre 2019 in rosso, Unicredit chiude in positivo il bilancio 2019, andando oltre le previsioni degli analisti.

Come sono andati i conti nell’ultimo anno?

Il 2019 si chiude con un aumento dell’utile netto sottostante di gruppo a 4,7 miliardi di euro, il 55% in più rispetto all’anno precedente, che diventano 3,4 miliardi considerando anche le voci straordinarie (il che farebbe arrivare l’utile a -19% rispetto al 2018).

Un buon risultato, dunque, in grado di far rimbalzare il titolo in Borsa nonostante il quarto trimestre. Spese straordinarie strategiche hanno infatti provocato una perdita di 2,3 miliardi di euro, che si sono tradotti in un utile netto contabile in rosso di 835 milioni di euro. Meglio, comunque, rispetto alle attese degli analisti, che avevano previsto una perdita di 1,1 miliardi.

Diminuiscono i margini di intermediazione, che perdono lo 0,7% (pari a 18,8 miliardi), grazie a una flessione del margine di interesse netto e dei dividendi (che ammontano a 0,63 centesimi per azione), mentre invece i proventi da negoziazione sono aumentati del 20,2%.

Bene anche i costi, che sull’anno hanno raggiunto 9,9 miliardi di euro – un buon risultato, considerando che il gruppo aveva preventivato nell’ultima guidance costi per 10,6 miliardi.

Meglio rispetto alle aspettative i ricavi, 18,8 miliardi (la guidance allegata all’ultima trimestrale avevano previsto ricavi per 18,7 miliardi).

Lo stato patrimoniale si è confermato con un CET ratio al 13,09%, mentre anche il dato sui crediti deteriorati si conferma positivo, dopo la cessione di 1,5 miliardi di Non performing loans, che ha determinato la diminuzione delle esposizioni deteriorate lorde del 33,7%, con un recupero di 25,3 miliardi.

Perché così tante perdite nell’ultimo trimestre?

Sul trimestre invece i risultati sembrano ancora più rosei, con un utile operativo lordo di gruppo a 2,3 miliardi (+13,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso), mentre l’utile netto sottostante ammonta a 1,4 miliardi di euro, ben il 68% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Tuttavia, alcune poste non operative (ampiamente previste dai precedenti piani strategici) hanno inciso sulla performance dell’ultimo trimestre 2019, provocando perdite di 2,3 miliardi di euro che si sono tradotte in un utile negativo di 835 milioni.

Tra le varie spese, figura in primo piano la riduzione della quota Yapi, banca turca in cui Unicredit aveva già abbassato la propria partecipazione a novembre. Stavolta, la quota è stata ridotta del 20%, con un riscontro positivo sul CET1 ratio, di +0,5%.

Oltre alla questione Yapi, Unicredit sconta anche la rivalutazione e vendita delle proprietà immobiliari del gruppo (45 milioni) e i costi di integrazione di Austria e Germania (-319 milioni), oltre ad altre rettifiche sui crediti (-1.055 miliardi).

Cosa si prevede per il futuro?

Quanto ai progetti per il futuro, si prevede un rimpasto ai vertici di Gae Aulenti. Il consiglio d’amministrazione che si è riunito ieri ha infatti disposto le nomine di Beatriz Lara Bartolomé e Diego De Giorgi come consiglieri non esecutivi.

Ma anche le modifiche all’organico daranno del filo da torcere a Unicredit. Sono stati infatti cancellati circa 8 mila posti di lavoro, di cui 6 mila in Italia, per cui i sindacati hanno già minacciato ripercussioni contro l’istituto di credito.

Come ha reagito il titolo in Borsa?

I risultati, pubblicati nel primo pomeriggio, hanno provocato un rimbalzo delle quotazioni Unicredit su Piazza Affari del 7,72%, arrivando a toccare quota 13,36 euro per azione, raggiungendo il massimo da settembre 2018.

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