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MERCATO DEL GAS

Mappa del gas 2025: chi produce, chi ha le riserve e chi domina l’LNG (con focus Italia e Golfo)

Dalle maxi-riserve di Russia, Iran e Qatar alla leadership USA nell’export di gas liquefatto: i numeri chiave e cosa significano per sicurezza energetica e prezzi.

Fonte: Bloomberg

Written by

Filippo A. Diodovich

Filippo A. Diodovich

Senior Market Strategist

Data di pubblicazione

Produzione di gas: chi estrae di più

Quando si parla di “maggiori produttori” bisogna distinguere tra capacità geologica e capacità industriale. Nel 2025 il gruppo di testa resta strutturalmente ancorato a tre giganti:

Stati Uniti: produzione elevata e flessibile (shale), con un sistema che riesce a trasformare rapidamente offerta interna in export, soprattutto via LNG.
Russia: uno dei massimi produttori globali, con una filiera storicamente orientata all’export (pipeline) e con LNG in crescita, seppur condizionato da sanzioni e colli di bottiglia.
Iran: tra i grandi produttori, ma con un profilo più “domestico” per vincoli infrastrutturali e geopolitici.

In sintesi: i primi posti per produzione contano, ma nel gas la capacità di portare molecole sul mercato internazionale (pipeline/LNG) è spesso più determinante della sola estrazione.

La classifica per i primi 10 posti (dati 2025 fonte Energy Institute) sono:

  1. Stati Uniti 1.033,0 bcm
  2. Russia 629,9 bcm
  3. Iran 262,9 bcm
  4. Cina 248,4 bcm
  5. Canada 194,2 bcm
  6. Qatar 179,5 bcm
  7. Australia 150,1 bcm
  8. Arabia Saudita 121,5 bcm
  9. Norvegia 113,2 bcm
  10. Algeria 94,7 bcm

Riserve: chi ha il “serbatoio” più grande

Le riserve provate fotografano la potenza potenziale di lungo periodo. Qui la classifica delle riserve (2024 fonte EIA):

  1. Russia (circa 1688 Tcf)
  2. Iran (circa 1200 Tcf)
  3. Qatar (circa 843 Tcf)
  4. Stati Uniti (circa 615 Tcf)
  5. Turkmenistan (circa 400)
  6. Arabia Saudita (circa 336)
  7. Emirati Arabi  (circa 290 Tcf)
  8. Cina (circa 265 Tcf)
  9. Nigeria (circa 209 Tcf)
  10. Venezuela (circa 195 Tcf)

Un punto chiave: Qatar e Iran condividono il mega-sistema North Field/South Pars, che spiega perché il Golfo resti un nodo centrale del gas globale.

Capacità di export via gasdotti: i corridoi più importanti (in ordine di impatto)

1) Norvegia → Europa (pilastro del sistema europeo)
È la principale “spina dorsale” via pipeline per l’Europa: flussi molto elevati e relativamente stabili, quindi quando la Norvegia ha problemi tecnici o manutenzioni, l’impatto sui prezzi europei è immediato.

2) Russia → Europa (grande capacità storica, oggi molto ridotta) e Russia → Cina (canale in crescita)
Verso l’Europa l’export via gasdotto è sceso drasticamente rispetto al pre-2022: la capacità esisteva, ma l’utilizzo è diventato marginale. In parallelo, il baricentro si è spostato verso l’Asia: la direttrice verso la Cina (Power of Siberia) è il canale strategico che cresce e conta sempre di più per Mosca.

3) Nord Africa → Italia/Europa (asse chiave del Mediterraneo)
Per l’Italia l’Algeria è uno dei fornitori strutturali via pipeline (TransMed), mentre la Libia è più volatile: quando i flussi nordafricani aumentano o calano, si vede direttamente sul bilanciamento italiano e sui prezzi area Sud Europa.

4) Azerbaijan → Italia/Europa (Corridoio Sud: fornitura “incrementale” e potenzialmente espandibile)
Il TAP è meno grande dei corridoi sopra, ma è strategico perché diversifica l’approvvigionamento europeo e può essere potenziato: è una “leva” importante in ottica sicurezza energetica.

Export LNG: chi vende più gas liquefatto nel 2025

Il 2025 consolida una realtà: il mercato globale del gas “marginale” lo decide l’LNG.

Stati Uniti: sono il primo esportatore LNG e nel 2025 le esportazioni hanno raggiunto circa 15 Bcf/d, confermando la leadership globale davanti ad Australia e Qatar.
Qatar: resta un pilastro. Nel 2025 QatarEnergy ha spedito 80,97 milioni di tonnellate di LNG e il Paese pesa circa un quinto dell’export LNG globale.

Qui la geografia è tutto: gran parte dell’LNG qatariota transita dallo Stretto di Hormuz, quindi il rischio geopolitico non è “solo petrolio”, ma gas e prezzi elettrici europei inclusi.

Come si rifornisce l’Italia: pipeline + LNG + diversificazione

Per l’Italia la parola chiave è diversificazione: una combinazione di gas via pipeline (Nord Africa e Corridoio Sud) e LNG rigassificato.

Nel 2025 l’LNG è tornato centrale: da gennaio a novembre 2025 le importazioni di gas liquefatto in Italia hanno raggiunto 18,7 miliardi di metri cubi, circa un terzo dei consumi nazionali, con un aumento vicino al 40% su base annua nello stesso periodo.

Sul fronte della sicurezza energetica, fonti di governo e operatori hanno ribadito che l’Italia oggi beneficia di un portafoglio più equilibrato, citando forniture da Norvegia, Algeria e Azerbaigian, oltre all’LNG.

Infine, per il “pezzo Golfo” dentro il mix italiano: il Qatar rimane importante. Indicazioni di mercato riportano forniture verso l’Italia nell’ordine di ~7 miliardi di metri cubi l’anno, circa l’11% dei consumi (dato utile per misurare la sensibilità italiana a shock su Hormuz).

Quale Paese importa di più gas dai Paesi del Golfo

Se per “Paesi del Golfo” intendiamo soprattutto il grande export LNG (Qatar in primis), il 2025 conferma che il baricentro della domanda è in Asia.

Cina: nel 2025 è indicata come primo importatore LNG al mondo e dipende in modo significativo dal Qatar (circa 29% delle importazioni LNG cinesi).
Inoltre, i dati di mercato descrivono la Cina come il maggiore acquirente di LNG qatariota, con una quota vicina a un quarto delle esportazioni del Qatar nel 2025.

India: resta un altro “cliente chiave” del Golfo: nel 2025 la dipendenza dal Qatar è stimata attorno al 45% delle sue importazioni LNG. 

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