Settore manifatturiero: Cina ai massimi dal 2016 mentre l’Europa resta in contrazione

Gli indici Pmi di novembre si confermano relativamente buoni, tutti oltre le aspettative, ma è ancora presto per tirare un sospiro di sollievo

Gli indici dei direttori per gli acquisti nel settore manifatturiero, pubblicati tra stanotte (quello cinese) e stamattina (gli europei), offrono un quadro dell’economia globale ancora in contrazione, anche se il peggio potrebbe essere passato.

Soprattutto in Cina, i buoni risultati di novembre hanno trainato al rialzo gli indici asiatici – e, con loro, anche il resto delle Borse europee.

Che tipo di indicatore è Caixin?

Il dato infatti, uscito in nottata, ha annunciato un aumento degli acquisti a 51,8, lo 0,4 in più rispetto alle previsioni di 51,4. Si tratta dell’accelerata più forte da dicembre 2016 - quando registrò 51,9. Caixin e IHS Markit, le società anche hanno condotto l’indagine, spiegano la buona performance con un rinnovato sprint della produzione e la nascita di nuove imprese.

L’indicatore privato Caixin prende in considerazione una serie di piccole e medie imprese – a differenza dell’indagine ufficiale Pmi, che valuta le previsione degli acquisti di grandi imprese statali. Zhengsheng Zhong, direttore del Gruppo Cebm (sussidiaria di Caixin) ha spiegato che il buon risultato è dovuto soprattutto all’aumento della domanda sia interna che esterna, ma che tuttavia a novembre “la fiducia nelle imprese è rimasta abbastanza contenuta, poiché permangono preoccupazioni sulle politiche e sulle condizioni del mercato”, mentre invece “la ripresa economica ha bisogno di un continuo supporto della politica”.

Supporto che invece non arriva, tutt’altro: la guerra commerciale tra Cina e Usa, il principale fattore in grado di determinare l’andamento dei mercati, resta ancora in stallo, soprattutto all’indomani della firma da parte di Trump delle leggi pro-Hong Kong.

Anche il comunicato ufficiale, calcolato secondo i dati del National Bureau of Statistics e uscito sabato notte, aveva segnalato un aumento degli acquisti nel manifatturiero, ma solo del 50,2: comunque un buon risultato rispetto alle aspettative, secondo cui avrebbe potuto assestarsi a 49,5 – facendo la differenza, dunque, tra espansione e contrazione, laddove lo spartiacque è proprio un livello uguale o superiore a 50.

Com’è la situazione in Europa?

Nel frattempo anche in Europa sono usciti gli indici dei direttori per gli acquisti del settore manifatturiero. I risultati si sono dimostrati superiori alle aspettative, ma comunque ancora per lo più negativi.

La prima a pubblicarli è stata proprio l’Italia, con 47,6: lontano dall’obiettivo di 50, sebbene il risultato sia stato leggermente migliore rispetto alle attese (47,5). Si tratta comunque del quattordicesimo mese di peggioramento del settore manifatturiero italiano, con l’export che non soffriva così tanto da otto anni.

Segue la Francia, unica ad aver superato la soglia limite con un Pmi di 51,7 (lo 0,1 in più rispetto alle attese, di 51,6 – che confermava il dato di ottobre). In Germania invece l’indice si assesta a 44,1, bene rispetto alle previsioni di 43,8, ma comunque un risultato su cui lavorare, indice di una grave crisi del settore industriale tedesco, soprattutto per quanto riguarda l’export.

L’indice Pmi per l’intera Eurozona si è assestato a 46,9, in rialzo rispetto alle aspettative (46,6); a chiudere è arrivato quello sul Regno Unito, 48,9, positivo rispetto alle aspettative di 48,3.

Il quadro comunque non si conferma troppo ottimistico e restituisce l’immagine di un’Europa che ancora sconta gli effetti di un’economia in contrazione, ormai da dieci mesi consecutivi.

Come hanno reagito le Borse?

Segnali positivi per gli indici asiatici, che hanno aperto la prima seduta di dicembre in rialzo: il Nikkeiha guadagnato l’1,01%, il Topixlo 0,89%; in Cina, Shanghai guadagna lo 0,13% mentre Hong Kong sale dello 0,41%.

Positive anche le Borse europee, con lo Stoxx 600 in rialzo dello 0,45%. Francofortesegna +0,47%, Parigi+0,31%, Milano+0,2%, Londrainfine +0,21%.


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