Regno Unito, crescita più lenta degli ultimi 10 anni. Quotazione euro-sterlina in aumento

I dati sul Pil britannico scongiurano il rischio recessione, ma non offrono un quadro positivo dell’economia. Intanto, le parole di Farage fanno apprezzare la sterlina

L’economia britannica cresce, ma troppo lentamente: è quanto emerge dagli ultimi dati sul Pil rilasciati dall’Ufficio Nazionale per le Statistiche di Londra.

Il Pil britannico è salito dello 0,3% nel terzo trimestre del 2019, mentre la crescita relativa allo stesso periodo del 2018 è solo dell’1%: abbastanza per scongiurare il rischio recessione (nel secondo trimestre il tasso di crescita aveva subito una contrazione dello 0,2%), ma non per rassicurare l’economia. Si tratta infatti della crescita più contenuta dal primo trimestre del 2010.

Dove è aumentata la ricchezza britannica?

Il settore dei servizi, che rappresenta circa l’80% dell’economia britannica, ha trainato l’intero trimestre, registrando una crescita dello 0,4%. Cattive notizie invece dal manifatturiero e quello delle costruzioni, che hanno registrato una flessione rispettivamente dello 0,4% e dello 0,2% a livello mensile e dell’1,8% e dell’1,4% a livello annuale.

Il cattivo dato del settore manifatturiero sembrerebbe per altro godere dei buoni risultati della produzione automobilistica, dopo il grande rallentamento di aprile. La crescita sarebbe avvenuta soprattutto nel mese di luglio, quando si è assestata a +0,3%.

Nel frattempo, sul fronte debito, anche Londra è finita sotto la lente d’ingrandimento di Moody’s ed è passata da “stabile” a “negativa”. Il rating prende in considerazione soprattutto le ingenti spese in vista delle elezioni di dicembre, oltre al fatto che tale e tanta incertezza, sia sul prossimo governo che sull’intero processo che porterà alla Brexit, stanno rendendo sempre più incerto un sistema politico, quello britannico, tradizionalmente prevedibile.

Un risultato inaspettato?

Di certo gli analisti della Bank of England si aspettavano un dato migliore, piuttosto che il più grande rallentamento su base annuale da quasi dieci anni. Gli economisti di Reuters avevano previsto una crescita almeno dello 0,4%, mentre l’Istituto Nazionale di Ricerca Economica e Sociale aveva stimato lo 0,5%.

D’altra parte, la Brexit ha giocato un ruolo importante nelle previsioni degli analisti: in prossimità del 31 ottobre era largamente attesa un’accelerazione nei consumi, spiegati per lo più dall’accumulazione di scorte da parte dei cittadini, che invece a quanto apre non si è avverata. Pesano inoltre i risultati di investimenti, rivelatisi poi difficili o sconvenienti, dovuti proprio all’incertezza sulla Brexit. Gli imprenditori fanno sapere come non vi sia “nulla da festeggiare” per una crescita così contenuta.

A questo punto, si parla anche di un probabile taglio degli interessi da parte della Bank of England l’anno prossimo. Lo stesso istituto aveva previsto un tasso di crescita per il 2019 di in aumento dall’1,3% all’1,4% (il più lento dalla crisi finanziaria), mentre per il 2020 si prevede un ritorno all’1,3%.

La reazione dei mercati

Negativo il FTSE 100, che perde l’1,25% assestandosi a 7268.3 punti. Oltre ai cattivi dati interni, Londra subisce anche le notizie in arrivo da oltreoceano sull’andamento dei negoziati commerciali tra Cina e Usa (che hanno subito un rallentamento, dopo le parole di Trump di venerdì sera).

Schizza in alto la sterlina: il cambio EUR/GBP raggiunge quota 0,8568, con un massimo per la sterlina che non si vedeva da maggio, mentre la coppia valutaria GBP/USD si assesta su 1,2876. Più che per il dato macro, la sterlina ha subito un rialzo dopo le parole Nigel Farage. Il leader del partito populista Ukip ha infatti dichiarato che non concorrerà per conquistare anche i seggi (317) al momento occupati dai conservatori, preferendo concentrarsi sulle opposizioni laburista e altri anti-brexiteers. Secondo quanto dichiarato da Farage, la decisione mira a scongiurare il rischio di un secondo referendum sulla Brexit, possibile qualora il partito conservatore di Boris Johnson non dovesse ottenere una maggioranza alle prossime elezioni.

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