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Prezzo dell'oro tenta di tornare oltre i 2.000 dollari: cosa aspettarsi?

Di fronte al dollaro sempre più debole, torna la corsa al bene rifugio – interrotta solo dai dati macro sull’indice Pmi manifatturiero, che fa tornare l’oro a 1.968 dollari/oz

  • L’indice Pmi manifatturiero dell’istituto ISM ad agosto è balzato a 56 punti, dando nuova fiducia ai mercati e spingendo al ribasso il prezzo dell’oro
  • Nelle ultime ore il metallo prezioso era tornato a sfiorare quota 2.000 dollari l’oncia
  • Il balzo in avanti dell’oro si collega all’estrema debolezza del dollaro, dopo l’apertura della Fed a un’inflazione superiore al 2% (in media)

Nelle ultime ore il prezzo dell’oro è tornato a toccare i massimi che non si vedevano dalla seconda metà di agosto, in un rally notturno che sembrava poter riportare il metallo prezioso ai massimi dell’inizio di agosto, quando è arrivato a toccare 2.075 dollari l’oncia.

Solo negli ultimi minuti i dati macro pubblicati nel pomeriggio hanno contribuito a riportare il metallo prezioso a livelli poco superiori rispetto alla vigilia e ora l’oro spot viaggia a 1.971 dollari l’oncia, mentre i futures con scadenza a dicembre viaggiano a 1.978 dollari.

Cosa sta trainando il prezzo dell’oro?

A spinger al rialzo il prezzo dell’oro è soprattutto la debolezza sempre più marcata del dollaro.

In nottata il Dollar Index è precipitato ai minimi di maggio 2018, proseguendo la giornata al ribasso fino a scendere a quota 91,80. La svalutazione del dollaro fa correre di nuovo gli investitori verso i beni rifugio per antonomasia – oltre all’oro, nelle ultime ore anche l’argento è arrivato a 2.980 dollari l’oncia, salvo poi ritracciare a 2.856 dollari.

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Cosa sta succedendo al dollaro?

La valuta statunitense sconta ancora gli effetti della decisione con cui la Federal Reserve ha cambiato indirizzo di strategia monetaria, giovedì scorso.

Durante il convegno annuale di Jackson Hole, che quest’anno si è tenuto per via telematica, la Banca centrale statunitense ha annunciato una revisione dell’obiettivo di mantenere l’inflazione al 2%, ammettendo la possibilità di uno sforamento del tetto – purché venga poi recuperato in un momento successivo, garantendo dunque il rispetto del valore in media.

L’annuncio ha subito portato gli investitori ad aggiustare le proprie posizioni, mentre il dollaro ha iniziato ad indebolirsi da subito, chiudendo il mese di agosto in calo dell’1,2% - è stato il quarto mese consecutivo di ribassi.

In nottata il dollaro ha toccato i minimi da diversi anni contro le principali valute: gli investitori sono sempre più convinti che con la recente mossa della Fed i tassi Usa resteranno più bassi di quelli di altri Paesi.

Contro l’euro il dollaro ha raggiunto quota 1,997, il più basso dal 2018, mentre anche la sterlina nei confronti del dollaro ha raggiunto i massimi da dicembre (soprattutto dopo che il ministro degli Esteri giapponese ha detto essere vicina un'intesa sull'accordo commerciale con Londra: nei prossimi mesi, i negoziati per la Brexit si faranno sempre più affannosi).

Cosa dicono i dati macro?

La pubblicazione dell’indice dei direttori agli acquisti nel settore manifatturiero ad opera dell’Institute for Supply Management ha contribuito a riportare una boccata d’aria sul mercato Usa. L’Ism ha calcolato che ad agosto l’indice Pmi manifatturiero Usa è salito a 56 punti, ben al di sopra delle aspettative degli analisti (54,5), contribuendo anche a riportare una ventata di fiducia sui mercati: si tratta della lettura più alta da novembre 2018, con i nuovi ordini all’industria che nell’ultimo mese sono balzati del 67,6% - il balzo più alto dal 2004.

Quali previsioni per il futuro?

L’andamento del prezzo dell’oro, strettamente interconnesso a quello del dollaro, porta dunque gli operatori ad osservare con attenzione le prossime mosse di politica monetaria della Federal Reserve, che proprio nella prossima riunione (15-16 settembre) renderà ufficiale il nuovo corso della rinnovata strategia, oltre a pubblicare la sintesi delle proiezioni economiche.

Queste informazioni sono state preparate da IG Markets Limited e IG Europe GmbH (di seguito "IG"). Oltre alla liberatoria riportata di seguito, il materiale presente in questa pagina non contiene uno storico dei nostri prezzi di trading, né alcuna offerta o incentivo a operare nell’ambito di qualsiasi strumento finanziario. IG declina ogni responsabilità per l’uso che potrà essere fatto di tali commenti e per le conseguenze che ne potrebbero derivare. Non forniamo nessuna dichiarazione o garanzia in merito all’accuratezza o la completezza delle presenti informazioni, di conseguenza, chiunque agisca in base ad esse, lo fa interamente a proprio rischio e pericolo. Eventuali ricerche fornite non intendono rispondere alle esigenze o agli obiettivi di investimento di un soggetto in particolare e non sono state condotte in base ai requisiti legali previsti per una ricerca finanziaria indipendente e, pertanto, devono essere considerate come una comunicazione di ambito marketing. Anche se non siamo sottoposti ad alcuna limitazione specifica rispetto alla negoziazione sulla base delle nostre stesse raccomandazioni, non cerchiamo di trarne vantaggio prima che queste vengano fornite ai nostri clienti. Vi invitiamo a prendere visione della liberatoria completa sulle nostre ricerche non indipendenti e del riassunto trimestrale.

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