Quotazioni del petrolio volatili, scorte Usa peggiori del previsto

Oltre 5 milioni di barili in più rispetto alla scorsa settimana negli inventari Usa, che tornano a temere una nuova crisi dei siti di stoccaggio. Il prezzo del greggio resta comunque sopra i 40 dollari

Negli ultimi giorni il prezzo del petrolio è riuscito a mantenersi al di sopra della soglia dei 40 dollari al barile, nonostante la preoccupazione con cui gli operatori guardano all’aumento dei nuovi casi di Covid-19 soprattutto negli Usa, dove hanno ormai superato i tre milioni.

Solo ieri il report dell’American petroleum institute ha riportato un incremento delle scorte Usa di ulteriori due milioni di barili, in controtendenza rispetto alla settimana precedente, quando era stato registrato un calo delle scorte Usa pari a 8,156 milioni di barili – il maggiore mai registrato nel 2020.

Nel pomeriggio anche l’Eia (Energy Information Administration) ha rilasciato i propri dati, sottolineando un surplus di 5,645 milioni di barili: ben peggiore rispetto alle attese, secondo cui avrebbe dovuto registrarsi una contrazione pari a 3,114 milioni di barili, e che quasi ha vanificato il buon risultato della settimana scorsa, quando era stata registrata una contrazione delle scorte di 7,195 milioni di barili.

Di nuovo verso una crisi di sovrapproduzione?

L’inversione di tendenza era già nell’aria, sebbene lo spettro del surplus e della crisi dei siti di stoccaggio faccia ancora paura.

Le giacenze di greggio a Cushing, in Oklahoma, il più importante sito di stoccaggio degli Stati Uniti, sono aumentate di 2,206 milioni di barili, comunque più delle previsioni degli analisti, che se ne aspettavano non più di 1,566 milioni.

Salgono notevolmente anche i prodotti raffinati, 3,136 milioni di barili (la settimana scorsa erano diminuiti di 593 mila unità) e sale al 2% il tasso di utilizzo delle raffinerie Eia (era allo 0,9% una settimana fa).

I dati coincidono d’altra parte con gli stop all'allentamento delle restrizioni dovute al Covid-19. Sembra infatti che un ritorno troppo repentino alla normalità negli Usa abbia provocato l'aumento dei contagi che ha fatto precipitare decine degli States in una situazione ai limiti dell’emergenza sanitaria di marzo e aprile – 46 mila nuovi contagi nelle ultime 24 ore, di cui 10 mila solo in California, tra gli stati più popolosi, che mai aveva registrato un picco del genere in una sola giornata.

Il timore, ora, è quello di un secondo lockdown: stop ai viaggi e alle attività economiche non essenziali che già nei mesi dell’apice dell’emergenza aveva fatto piombare i prezzi del greggio ai minimi storici – aiutati tuttavia dalla guerra dei prezzi tra Russia e Arabia Saudita, che hanno aumentato a dismisura le rispettive produzioni per provocare un crollo del prezzo, fino a quando la Russia non ha dovuto accettare i tagli alla produzione proposti da Riad.

Per quanto, nel caso di una seconda ondata di Covid-19, i paesi dell’Opec+ possano porsi in una posizione più bendisposta (la guerra dei prezzi si è conclusa con tagli alla produzione globali per 9,7 milioni di barili entro fine giugno, poi prolungato fino a fine luglio, destinata a scendere fino al 2022), resta infatti il nodo da sciogliere dei siti di stoccaggio, che già nei mesi scorsi hanno rasentato la capacità massima, evitata solo i massicci acquisti da parte della Cina di petrolio a basso prezzo. Eppure ultime indiscrezioni da parte dei media cinesi stessi fanno supporre che anche Pechino possa essere vicina alla capienza massima, a giudicare dalle petroliere ancora in circolo al largo delle coste cinesi.

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Come si sta muovendo il prezzo del petrolio?

A un’ora dalla pubblicazione dei dati il prezzo del barile si mantiene ancora sopra i 40 dollari al barile, ferma restando una certa volatilità che ne fa oscillare il prezzo in termini di pochi centesimi.

Al momento il Wti statunitense viaggia a quota 40,61 dollari al barile, mentre il Brent scende dello 0,02% a 43,07 dollari la barile.

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