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Petrolio oggi in rialzo: pesano le decisioni su embargo russo e fine dei lockdown in Cina

L’oro nero sale sulla scia del divieto - imposto dalla UE - alle importazioni russe entro la fine del 2022. WSJ annuncia una possibile esclusione della Russia dalle quote di produzione OPEC.

Le decisioni sull’embargo russo

Ieri i leader europei hanno concordato di imporre il sesto pacchetto di sanzioni all’economia russa proclamando il divieto del 90% delle importazioni di petrolio Urals via mare entro la fine dell’anno in corso. Infatti, fino ad ora, quella sulle importazioni di greggio è la più pesante - e la più controversa - delle sanzioni imposte dall’Unione Europea dall’inizio del conflitto ucraino a metà febbraio.

Tuttavia, la decisione ha allargato le fratture presenti tra i membri dell’Unione Europea dove non tutti i paesi sono d’accordo sulla decisione proposta da Bruxelles. Infatti, tenendo conto delle diverse esigenze economiche di ogni paese membro, il Consiglio Europeo ha deciso di esentare dal divieto l’Ungheria, la Repubblica Ceca e la Slovacchia che quindi potranno continuare ad importare il greggio russo attraverso gli oleodotti esistenti.

Il fine di Bruxelles è quello di minare la più grossa fonte di entrate per l’economia russa impedendo l’importazione nell’Unione Europea di circa due terzi delle esportazioni di petrolio russe, così da privare Putin delle risorse finanziarie necessarie al prolungamento della campagna militare in Ucraina.

A questo punto la Russia dovrà attuare un piano per implementare le sue esportazioni verso altri paesi quali Cina e India così da controbilanciare il calo della domanda europea.

Ripresa economica cinese

Ulteriori spinte rialziste provengono dalla Cina dove le autorità di Pechino hanno deciso di eliminare tutte le misure restrittive imposte per limitare la diffusione del Covid-19. La ripresa dei consumi dell’economia cinese (la seconda al mondo per PIL) ha quindi infiammato i prezzi del greggio sulle aspettative di una rapida ripresa della domanda di petrolio da parte del gigante asiatico. Di conseguenza, sia il WTI che il Brent stanno subendo forti rialzi di prezzo che li portano a sfiorare i $120 al barile.

WSJ, OPEC potrebbe decidere di togliere la Russia dal deal sulla produzione

Ieri in serata è uscita una indiscrezione di stampa sulla possibile decisione da parte del cartello OPEC+ di togliere la Russia dagli accordi sulle quote di produzione. Secondo il Wall Street Journal tale scelta potrebbe permettere ad alcuni paesi del cartello di produrre più greggio come Arabia Saudita, Emirati Arabi e Kuwait, esaudendo così le richieste degli Stati Uniti e degli altri paesi occidentali.

Tanta volatilità sui prezzi petroliferi

Ieri sia il WTI Light Crude che il Brent avevano segnato nuovi record degli ultimi 3 mesi. Sulla piattaforma IG il WTI aveva raggiunto un picco a $118,70 mentre il greggio del Mare del Nord aveva toccato i $120,62. L’indiscrezione del WSJ aveva innescato forti vendite portando il WTI su minimi a $113 e il Brent a $115. Oggi sono tornati gli acquisti entrambe le commodities energetiche guadagnano 2 punti percentuali, il WTI a $115,35 e il Brent a $117,30.

Quali prospettive?

Guardando alle prospettive sulle dinamiche della domanda e dell’offerta crediamo che ci sia ancora spazio per ulteriori allunghi. Da un punto di vista tecnico se i prezzi del WTI saranno in grado di superare nuovamente la resistenza a $120 sarà possibile assistere alla realizzazione di un nuovo segmento rialzista con obiettivi a 125$.

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