Ora è guerra commerciale anche con la Francia: Trump lancia nuovi dazi

Champagne, borse e formaggi: sono alcuni tra i beni di lusso francesi che potranno essere colpiti da nuove tariffe, dopo che Parigi ha annunciato una tassa sui servizi digitali

Dopo le tensioni con la Cina e i dazi, annunciati solo ieri, a Brasile e Argentina, oggi è il turno dell’Europa. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha infatti annunciato nuovi dazi per circa 2,16 miliardi di euro, colpendo prodotti in arrivo dalla Francia anche fino al 100%. Le nuove tariffe, soprattutto su champagne e formaggi, ma anche borse e prodotti per la cura personale, seguono la pubblicazione di un report che mette in luce le problematiche sollevate dalla tassa francese sui servizi digitali.

Chi sarà colpito dalle nuove tasse francesi?

La tassa, nello specifico, prevede l’applicazione di una tariffa aggiuntiva del 3% sui ricavi di servizi digitali provenienti da compagnie che abbiano un fatturato di oltre 25 milioni di euro in Francia e 750 milioni a livello globale. La tassa avrebbe effetto a partire da gennaio 2020. Il pensiero è corso subito alle big tech statunitensi come Google, Facebook, Apple e Amazon.

Secondo Robert Lighthizer, responsabile per il commercio Usa, la tassa sarebbe “incompatibile con i principi della politica fiscale internazionale”. Funzionari dell’industria tech Usa hanno sottolineato come la misura possa frammentare il sistema fiscale globale.

In ogni caso, i dazi non avranno decorrenza immediata. Robert Lighthizer ha fatto sapere che intende raccogliere pareri e tenere una conferenza pubblica al riguardo solo verso gennaio. Si parla dunque di due o tre mesi prima che le tariffe extra vengano effettivamente attuate.

La diatriba risale in realtà alla scorsa estate. La Francia aveva fatto passare la suddetta legislazione a luglio, a cui dunque mancava solo la firma del presidente francese Emmanuel Macron. Già da allora Washington aveva fatto scattare un’indagine, mettendo in guardia la Francia. “Non c’è bisogno di minacce”, aveva dichiarato al tempo il ministro delle finanze francese Bruno Le Maire. Poche settimane dopo, i due stati erano arrivati a un compromesso in base al quale Parigi avrebbe ripagato le aziende della differenza tra la tassa nazionale e un meccanismo di contributi armonizzati a livello internazionale, da implementare in seno all’Osce. Nel frattempo, gli Usa non avrebbero imposto ulteriori dazi: ma il termine fissato dall’accordo (90 giorni) è scaduto la settimana scorsa.

Come ha reagito l’Unione Europea?

La Commissione europea ancora non ha commentato la decisione di Trump. Da parte francese, invece, Le Maire ha annunciato che l’Unione europea sarebbe pronta a una risposta "forte". “Non è quello che ti aspetteresti da un alleato, non è quello che ti aspetteresti dagli Stati Uniti”, ha continuato.

D’altra parte, la Francia non è l’unica ad aver pensato a una misura del genere per contrastare quello che, come ha commentato lo stesso presidente francese Macron, è un sistema ormai troppo arcaico nel contesto attuale, in cui la struttura dell’economia mondiale passa per i dati che circolano nell’universo digitale.

Ma anche Italia, Turchia e Austria si stanno muovendo in tale direzione – e infatti gli Stati Uniti stanno preparando ritorsioni anche nei loro confronti. In questo caso, Parigi ha fatto sapere di essere disposta a tornare sui suoi passi, ma solo nel momento in cui venga concordata, in ambito Osce, una tassa comune a livello comunitario, una tassa europea. Un tentativo in questa direzione era tuttavia fallito già all’inizio dell’anno, dopo l’opposizione di Svezia, Finlandia, Danimarca e Irlanda.

La politica dei dazi di Donald Trump

Nel frattempo, gli indici globali scendono all’ennesima dichiarazione di Trump: intervenendo a margine del summit Nato a Londra, il presidente Usa ha dichiarato che la guerra commerciale con la Cina potrebbe continuare per un altro anno: “Per certi versi, è meglio aspettare fino a dopo le elezioni per un accordo con la Cina, ma loro vogliono farlo ora” ha dichiarato, riferendosi alle elezioni presidenziali del novembre 2020.

La dichiarazione segue l’annuncio dell’introduzione di nuovi dazi, ieri, sulle importazioni di acciaio e alluminio da Brasile e Argentina, colpevoli – secondo il presidente Usa – di aver svalutato le rispettive valute nazionali, con effetti critici per gli agricoltori statunitensi.

Come hanno risposto i mercati?

Intanto, l’industria del lusso francese ha accusato il colpo: Hermes ha perso il 2,35%, Lvmh il 2,14%, Kering l'1,18%. Giù anche i principali indici europei: Parigi ha perso l’1,23%, Londra l’1,8%, Francoforte lo 0,05% e Milano lo 0,07%.

Il cambio EUR/USD, dopo il rialzo di ieri (che ha portato a un rialzo dello 0,79, a 1,109), oggi torna a 1,108.

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