Non-farm payrolls: buone notizie per l’occupazione negli Usa

Buone notizie per i lavoratori negli Stati Uniti: creati oltre 266 mila posti di lavoro a novembre. Sempre più probabile un rinvio del taglio del tassi della Fed

Le cifre sul settore non agricolo statunitense continuano ad aumentare: secondo le informazioni dell’US Bureau of Labor Statistics (Bls), a novembre le aspettative del consensus (oltre 183 mila) sono state di gran lunga superate e a novembre negli Stati Uniti sono stati creati oltre 266 mila posti di lavoro in più.

La disoccupazione scende dunque al 3,5% (rispetto al 3,6% previsto dagli analisti), il più basso da 50 anni, battendo anche i record di ottobre. I posti di lavoro sono infatti aumentati del 41%; anche a settembre i posti di lavoro creati erano saliti a 193 mila (da 180 mila stimati) e a ottobre a 156 mila (da 128 mila).

Scende anche la disoccupazione giovanile, che si attesta al 12%; tra le donne scende del 3,2%, del 5,5% tra gli afroamericani, del 2,6% tra gli asiatici e del 4,2% tra gli ispanici.

Quanto ai salari, infine, le previsioni sono state disattese per quanto riguarda il dato mese su mese (a novembre sono saliti solo dello 0,2%, rispetto a un’attesa dello 0,3%), ma va meglio rispetto all’anno passato, dove si registra un aumento del 3,1% (rispetto ad attese del 3,0%).

Qual è stato l’impatto sul mercato?

Si tratta di cifre particolarmente positive, che si avvicinano sempre di più a uno dei due principali obiettivi della Federal Reserve, ovvero il raggiungimento della piena occupazione. Il fatto che siano stati creati oltre 200 mila posti di lavoro fa alzare la media degli stessi durante l’amministrazione Trump.

Buoni i riscontri anche sulla valuta statunitense. Il dollar index, indice che misura la forza della valuta statunitense nei confronti delle valute internazionali, ha evidenziato un forte rialzo da 96,90 e 97,20. Il dato va letto tenendo conto delle ricadute della guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti, , che per tutto il mese di novembre ha registrato un ribasso da 98 punti a 97. Il cambio eurodollaro ha registrato una flessione di 30 pips da 1,11 a 1,1070.

Cosa farà ora la Fed?

Secondo il nostro analista Filippo Diodovich, “riteniamo che l’atteggiamento del governatore della Fed Jerome Powell di “wait and see” possa essere mantenuto per lunghissimo tempo con i tassi di interesse sui livelli attuali” (1,5-1,75%).

Conferme arrivano dallo stesso mercato che ha cambiato le proprie aspettative sull’andamento dei tassi d’interesse della Fed nel 2020. Prima della pubblicazione dei Nfp, l’andamento dei Fed Funds faceva pensare a un nuovo taglio del tassi nell’estate del 2020; ora invece questi ultimi dati portano a pensare pensare (con una probabilità è superiore al 50%) che la Fed possa scegliere di abbassare il costo del denaro solamente a fine 2020.

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