Moody’s taglia l’outlook del debito sovrano globale: in Italia aumenta lo spread

Guerra commerciale e populismi fanno scendere il rating gloale: il "contesto antagonista" non permette l'implementazione di riforme strutturali

Nel suo ultimo report sul debito globale, l’agenzia di rating Moody’s ha tagliato l’outlook di diversi paesi, alla luce delle tensioni internazionali e commerciali in grado di minacciare l’economia globale.

Perché tanta sfiducia?

Per Moody’s dunque nei prossimi 12-18 mesi il debito sovrano globale non potrà fare altro che peggiorare: “Una politica interna imprevedibile e che provoca turbolenze e il contesto geopolitico stanno esacerbando il graduale rallentamento dei trend di crescita del Pil, aggravando i colli di bottiglia strutturali di lungo periodo e aumentando i rischi di shock economici o finanziari”, si legge nel report.

Tra i principali fattori presi in considerazione dall’agenzia vi sono i risvolti negativi delle trattative commerciali tra Cina e Stati Uniti, che potrebbe rallentare la crescita economica dei suddetti paesi e a livello globale, le recenti tensioni che stanno tornando ad infiammare il Golfo, quelle tra Giappone a Corea, gli attriti tra India e Pakistan, la questione delle sanzioni tra Stati Uniti e Unione Europea e, infine, la questione della Brexit.

Dunque fattori economici, ma anche politici. Se a incidere più di tutti resta comunque la guerra commerciale, che già ha spinto il Fondo Monetario Internazionale a ridurre le previsioni di crescita globale per il 2020 a 3%, preoccupa anche un ambiente politico “antagonista”: l’alto livello di conflittualità (nel report si parla di “Politiche domestiche e un contesto geopolitico imprevedibile e potenzialmente distruttivo”) rende le istituzioni globali e nazionali meno in grado di assorbire eventuali shock economici e finanziari.

Su chi si è espressa Moody’s?

Tale contesto “sempre più imprevedibile” si applica ai 142 paesi su cui Moody’s ha espresso il suo giudizio. A passare sotto le lente d’ingrandimento sono stati soprattutto i movimenti populisti che stanno acquistando sempre più forza in Occidente e che, secondo l’agenzia di rating, stanno “minando l'efficacia della politica interna, indebolendo le istituzioni e aggravando rischi sociali e di governance”.

Pesa il giudizio su Stati Uniti e Regno Unito. Quanto agli Usa, le politiche del presidente Donald Trump non fanno altro che “distrarre i responsabili politici statunitensi dalle sfide fiscali a più lungo termine che dovrà affrontare il Paese, tra cui il crescente deficit del bilancio federale, un aumento del debito e una riduzione della sostenibilità del debito stesso”.

Considerando la situazione di Londra, invece, "non importa quale sia il risultato delle elezioni" di dicembre: il processo della Brexit ha ormai già innescato un’"erosione della solidità istituzionale" del Regno Unito e in ogni caso comporterà spese ingenti, senza dall’altro lato un piano preciso su come finanziarle o anche solo partiti politici in grado di fronteggiarne le conseguenze.

Cosa ha detto Moody’s dell’Italia?

Neanche l’Italia è andata esente dal giudizio negativo dell’agenzia di rating, che ha condannato l’ascesa di partiti populisti (da entrambi i lati dell’arco politico), colpevoli, allo stesso modo di quanto avvenuto negli Usa, di distrarre i policymaker dall’implementazione di riforme strutturali necessarie all’economia del paese. Il rating resta Baa3. Lo spread è schizzato a 158,8 punti, una variazione di 4,4 punti rispetto al livello precedente.

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