Mercati tornano ai livelli pre-crisi in Medio Oriente dopo dichiarazioni Trump

Niente rappresaglia militare, ma nuove sanzioni contro l’Iran: gli Usa fanno calare la tensione e gli indici globali tornano su valori positivi

Niente guerra in Medio Oriente. Ieri il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è intervenuto davanti alle telecamere con un discorso in cui ha annunciato di non voler rispondere all’attacco di ieri da parte dell’Iran con ulteriori rappresaglie: “Il fatto che abbiamo questo grande dispiegamento militare non significa che dobbiamo usarlo. Non vogliamo usarlo”, ha dichiarato. In risposta all’attacco a due basi statunitensi in Iraq, gli Usa procederanno invece con l’imposizione di nuove sanzioni, oltre quelle già esistenti. I dettagli sugli asset che saranno colpiti dai nuovi dazi sono ancora ignoti.

L’annuncio è arrivato nel tardo pomeriggio di ieri (ora italiana), una volta che l’esito dei controlli sui danni riportati alle basi ha confermato che non vi sarebbero state vittime - a dispetto di quanto dichiarato ieri dalla televisione iraniana, secondo cui sarebbero rimasti coinvolti “ottanta terroristi americani”.

Secondo il vice presidente Usa Mike Pence, l’intelligence Usa avrebbe intercettato messaggi da parte dell’Iran alle proprie milizie che invitano a non proseguire con gli attacchi a obiettivi statunitensi. Nel suo discorso di ieri, Trump ha inoltre ricordato come l’Iran non debba possedere armi nucleari.

Come hanno reagito i mercati?

Sembra dunque che nessuna delle parti volesse effettivamente dare il via a un nuovo focolaio in Medio Oriente. Ieri lo stesso ministro degli Esteri iraniano, Javad Zarif, aveva dichiarato che l’Iran “non cerca un’escalation, ma ci difenderemo contro ogni aggressione”. Il richiamo generale sembra dunque essere quello alla calma.

Negli stessi minuti in cui Trump parlava il prezzo del petrolio è sceso in picchiata, tornando a livelli pre-tensioni e fermandosi in mattinata a quota 65,60 dollari al barile (il Brent) e 59,86 (il Wti). Brusco calo anche per l’oro, che è tornato a 1.547,67 dollari l’oncia. Scende inoltre il bitcoin, che torna a quota 7.885 dollari, seguendo così l’andamento degli altri beni rifugio: una tendenza della criptovaluta osservata negli ultimi mesi (soprattutto in relazione all’andamento della guerra commerciale tra Cina e Usa) e che apre nuove prospettive e teorie sul funzionamento delle valute digitali.

Sono tornati ad apprezzarsi invece i mercati azionari, dove gli scambi tornano a pieno regime grazie allo scemare delle tensioni. Le parole di Trump sono arrivate in tempo per far chiudere le Borse europee al rialzo. Stamattina, a inizio seduta,va Parigi segna +0,44%, Francoforte +1,31% (spinta anche dai dati positivi sulla produzione industriale di novembre in Germania, che ieri è risultata maggiore dell’1,1% rispetto a quella di ottobre), Londra +0,66%, Milano +0,79 e Madrid ultima, quasi sulla parità, a +0,09%. Inoltre, l’indice paneuropeo Stoxx 600 ha guadagnato lo 0,6%, raggiungendo un massimo storico di 420,98 punti.

Bene anche le asiatiche, con il balzo in avanti del Giappone che sul Nikkei ha guadagnato il 2,31%, mentre il Topix si ferma a +1,63%. Chiusure positive anche in Cina, con Shanghai che segna +0,91%, lo SZSE Component +1,79% e il China A50 +1,31%.

Cosa si prevede per il futuro?

Accusato il colpo, i mercati tornano dunque ai livelli pre-crisi, pronti a fronteggiare i prossimi appuntamenti macro. In mattinata è uscito il dato sulla disoccupazione di novembre nell’Eurozona, che ha confermato le attese (7,5%, come quello del mese precedente), mentre in Italia è diminuito dello 0,01% rispetto alle previsioni, assestandosi a 9,7%.

Grande attesa inoltre per gli sviluppi sul fronte guerra commerciale. Gao Feng, portavoce del vice premier cinese Liu He, ha infatti confermato che una delegazione cinese sarà a Washington dal 13 al 15 gennaio per siglare l’accordo sulla “Fase 1” delle trattative commerciali tra le due superpotenze. In leggero calo il cambio euro-dollaro, a 1,11.

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