Prezzo petrolio reagisce agli attacchi: ancora silenzio sul Golfo dell'Oman

Greggio a +4% dopo i ribassi delle ultime sedute. La paura di una escalation delle tensioni tra Iran e Stati Uniti spinge i prezzi. Scorte americane settimanali ancora in crescita. Piazza Affari: Enel ed Eni beneficiano dei rialzi

Prezzo petrolio greggio Fonte: Bloomberg

Oltre quattro punti percentuali in meno di 10 ore, dopo aver terminato la giornata sui minimi di chiusura da cinque mesi, al di sotto dei 52 dollari al barile. Il Wti ha avviato gli scambi giovedì con un deciso rialzo, sospinto dalle preoccupanti notizie provenienti dal Medio Oriente, che hanno vanificato, almeno per il momento, le vendite sul greggio legate all’eccesso di offerta sul mercato.

Nuovo attacco al greggio: prezzi petrolio a +4%

Nuovo, doppio, incedente nel Golfo dell’Oman, ove le petroliere di due differenti compagnie sono cadute vittima di un attacco, al momento non rivendicato da alcuno, le cui dinamiche rimarrebbero ancora nell’ombra. L’incidente segue quello registrato appena un mese fa, quando quattro navi in transito nelle acque degli Emirati Arabi Uniti avevano subito un attacco.

L'incidente, segnalato dal centro operativo della Royal Navy del Regno Unito, non è stato confermato né dalle autorità di Muscat né da quelle di Abu Dhabi. Di certo vi sarebbe solo il luogo: lo stretto di Hormuz, base strategica di smistamento per circa un terzo del commercio del greggio mondiale, che separa l’Iran da Oman ed Emirati Arabi Uniti. L'attacco alle due navi, gestite dalla compagnia norvegese Frontline e dal gruppo tedesco Schulte (cargo diretto in Giappone), sarebbe avvenuto attorno alle 8 del mattino, attraverso l’utilizzo di siluri.

La vicenda acquisisce maggiore valore considerando che, proprio in queste ore, il premier Shinzo Abe sta incontrando il leader supremo dell'Iran, l'ayatollah Ali Khamenei, per colloqui approfonditi.

Prezzo petrolio: valgono più la paura o le scorte?

La paura di una escalation delle relazioni già complicate tra Stati Uniti ed Iran ha spinto a rialzo i futures del greggio, tornati a quotare nel caso del Wti al di sopra dei 53,50 dollari al barile (sopra i 62 dollari nel caso del Brent). Secondo Washington, la paternità dell’atto potrebbe essere attribuita proprio a Teheran.

Il dato pubblicato nel pomeriggio di ieri ha comunque mostrato un nuovo incremento delle scorte settimanali di petrolio statunitense in aumento, a poco più di 2,2 milioni di barili, contro le attese di contrazione a -0,48 milioni.

Del rialzo odierno del greggio hanno beneficiato anzitutto i titoli del comparto energetico. A Piazza Affri fanno bene Enel ed Eni, rispettivamente in crescita nel primo pomeriggio dell'1,6% e dell'1%.

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