Prezzo oro: resiste la soglia psicologica del $1300. Panoramica sui metalli

Prezzo dell'oro senza forze: nessuna confermarsi oltre la resistenza a $1300. Migliorano i metalli industriali (zinco, nickel, rame) sul rientro tensioni commerciali. Cina: male l'industria; mercati in attesa di stimoli da Pechino

oro lingotti FOnte: Bloomberg

Torna a crescere il prezzo dei metalli, coi mercati che tirano un breve sospiro di sollievo sul fronte delle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina. Coi principali indici del mercato a stelle e strisce che ancora faticano a muoversi al di sopra della parità, a trarre parziale beneficio dalla fase di stand-by è l’oro, tornato a testare la soglia psicologica dei 1300 dollari l’oncia, senza però la forza necessaria per superarla.

Guerra commerciale: effetto sui metalli

Martedì il presidente americano Donald Trump ha ammorbidito i toni circa la possibilità di riuscire o meno a raggiungere un accordo con Pechino, che di recente avrebbe mandato all’aria la finalizzazione del deal a causa delle continue rinegoziazioni. In un discorso pubblico fatto stamane, anche il Premier cinese Xi Jinping ha adottato un approccio costruttivo, predicando l’apertura del Dragone al mondo e ai mercati esteri.

A partire da venerdì scorso, quando l’Amministrazione Trump ha fatto scattare a mezzanotte il rialzo dei dazi dal 10 al 25% su 200 miliardi di beni d’importazione cinese, il gold ha guadagnato in due sedute attorno ai 15 dollari l’oncia, passando dagli iniziali $1284 agli attuali $1300, con un massimo a ridosso di $1304.

Come livelli di riferimento, a rialzo le soglie di interesse si posizionano a $1305-1310, con ulteriore step a $1320. A ribasso, il primo supporto si fissa a $1290.

Metalli industriali: bene zinco, nickel, rame

Il miglior conforto politico ha permesso in avvio di giornata alle principali materie prime di base (rame, zinco e nickel in primis) di beneficiare di un clima più disteso, nonostante il deludente dato sulla produzione industriale cinese, che ad aprile ha rivelato una crescita sorprendentemente più debole del consenso (a +5,4% contro attese del 6,5% ed una rilevazione a marzo dell’8,5%). In calo anche gli investimenti fissi(+6,1% contro aspettative a +6,4%) e le vendite al dettaglio (al 7,2% su stime dell’8,6%).

Al London Metal Exchange (LME) il rame a tre mesi ha registrato una performance dello 0,6% fino a $6.080; lo zinco si è mosso oltre il punto percentuale sopra quota $2620; +0,7% anche per il piombo, mentre il nichel è tra i migliori movimenti di giornata, su dell’1,5% in area $12100.

Pechino verso nuovi stimoli?

Le recenti difficoltà registrate da Pechino sul fronte macro, unite alla paura della politica commerciale statunitense, hanno rafforzato le aspettative di ulteriori misure di stimolo da parte del Governo, mentre gli investimenti immobiliari sono rimasti tra i pochi punti luminosi in un’economia con parecchie zone d’ombra.

Le prospettive per i metalli restano tuttora incerte, al pari dei conflitti commerciali e di fronte a fondamentali economici positivi ma in fase di ribilanciamento.

Alluminio solo tra i ribassi

Tra i cali di giornata, l’alluminio è sceso dello 0,6%, recuperando poi in area -0,15%. A pesare sul prezzo della commodity il rialzo della produzione cinese di alluminio ad aprile, salita del 3,9% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (a 2,92 milioni di tonnellate, per una media di 97.300 tonnellate di alluminio prodotte in un giorno); l’eccessiva produzione di materia prima tenderà ad influenzare i prezzi anche nel futuro più prossimo.

Di contro, il rame potrebbe fronteggiare una fase di deficit tra il 2019 e il 2020, con le scorte nei magazzini dell’LME scese del 2,5% a 198.650 tonnellate.

Sul medesimo periodo dovrebbe infine crescere il litio: l'industria mineraria scommette infatti sulla crescita delle richieste per le nuove batterie dei veicoli elettrici.

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