Saudi Aramco, utile doppio rispetto ad Apple. Cosa c'è da sapere sulla big del petrolio?

Utile netto 2018 oltre i $111 miliardi, con disponibilità liquide doppie rispetto al debito. Alla vigilia dell'annuncio di emissione obbligazionaria da $10 miliardi Aramco rivela i conti: è la società più profittevole al mondo.

Oil Fonte: Bloomberg

Con un utile netto da 111,1 miliardi di dollari nel 2018, Saudi Aramco si aggiudica il titolo di società più profittevole al mondo. A rivelarlo è lo stesso colosso petrolifero saudita che, in vista dell’emissione del bond da 10 miliardi di dollari (il cui roadshow inizierà questa settimana) ha dovuto aprire la copertina del proprio bilancio. E’ la prima volta dal giorno della nazionalizzazione avvenuta negli anni ’70 che il gruppo comunica i propri conti.

Conti Saudi Aramco oltre ogni record

Saudi Aramco, il principale produttore mondiale di petrolio, ha concluso il 2018 con un Ebitda pari a 224 miliardi di dollari, superando di fatto ExxonMobil, la più grande (fino ad ora) compagnia petrolifera quotata al mondo. La società può inoltre contare su una posizione di liquidità estremamente forte, consistente in $48,8 miliardi di cassa, contro $27 miliardi di debito dichiarato. L’utile del gruppo da 111,1 miliardi di dollari risulta essere cinque volte superiore a quello delle principali major petrolifere (i profitti di ExxonMobil si fermano a 21 miliardi) e quasi doppio rispetto a quello dichiarato da Apple (circa $60 miliardi).

Saudi Aramco lancia un bond da $10 miliardi

Alla vigilia dell’annuncio dell’emissione obbligazionaria in dollari da $10 miliardi, le agenzie di rating Moody’s e Fitch hanno espresso il proprio (primo) giudizio creditizio, con rating rispettivamente a A1 e A+. Secondo Moody’s "la leva finanziaria della società è stata gestita in modo conservativo".

Sfumata per il momento la IPO del secolo, la liquidità che Aramco raccoglierà dal mercato verrà spesa per finanziare parte dell'acquisizione al 70% del gruppo petrolchimico Sabic, per complessivi 69,1 miliardi. Sabic, Saudi Basic Industries Corp, è il quarto produttore al mondo di prodotti petrolchimici. Il principe saudita Mohammed bin Salman aveva confermato l'approdo in borsa del colosso petrolifero entro la fine del 2020 o, al più tardi, nei primi mesi di 2021. Obiettivo dell'operazione, all'epoca, era finanziare nuovi progetti di mercato che, ad ora, non risulterebbero più così convenienti.

Saudi Aramco: il colosso del petrolio apre al mercato

L’approdo di Aramco sul mercato dei capitali internazionali porterà per la prima volta l’azienda alla trasparenza dei libri contabili, al vaglio degli investitori. Considerato che Aramco è interamente di proprietà statale, i rating del gruppo difficilmente potranno discostarsi dalle valutazioni del credito Saudita. Tanto più alla luce del fatto che la maggior parte delle attività aziendali si concentrano in Arabia Saudita e sono strettamente legate alle politiche economiche della regione.

Saudi Aramco: un rating potenziale da tripla A

Sulla carta, il colosso del petrolio presenterebbe molte caratteristiche tipiche di una società con rating tripla A, con un debito minimo, una produzione su larga scala ed un leadership di mercato a livello globale.

"Riteniamo che la leva finanziaria di Saudi Aramco rimarrà bassa, anche dopo la recente acquisizione di Sabic" hanno commentato da Fitch, "che prevediamo sarà finanziata prevalentemente dal free cash flow (FCF)".

Saudi Aramco: dipendenza diretta dal petrolio

Seppur attiva sul fronte gas naturale, il grosso del business di Aramco si lega all’attività petrolifera, cosa che la espone di più alle diverse fluttuazioni di prezzo, ma che la pone in una posizione dominante visti i bassi costi di produzione di cui beneficia. La decisione di fissare il tetto massimo di output giornaliero da parte dell’Opec, l’Organizzazione mondiale dei principali produttori di petrolio assieme con la Russia, tende a minimizzare il rischio che un eccessivo calo delle quotazioni del greggio possa andare ad intaccare i numeri di Aramco.

Prezzo del petrolio al test dei 61 dollari al barile

A partire dall’inizio del 2019 il prezzo del crude è tornato a crescere (+35%) in direzione dei 60 dollari al barile, sfiorando oggi un massimo dal 12 novembre a $61,20. Il petrolio ha inoltre beneficiato in giornata dei positivi dati rilasciati dalla Cina relativi alla produzione manifatturiera di marzo, in espansione oltre le attese, nonché di una distensione degli accordi commerciali tra Washington e Pechino che, già a partire da questo mese, potrebbero raggiungere un deal.

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