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Iran attacca basi Usa: sale prezzo oro e petrolio, mercati in ribasso

La risposta dell’Iran agli attacchi dei giorni scorsi non si è fatta attendere: durante la notte, oltre una dozzina di missili balistici sono stati lanciati sulle basi statunitensi di Erbil, in Iraq, provocando circa un’ottantina di vittime (secondo l’esercito iraniano, che ha parlato di “terroristi americani”; da parte Usa, si sta ancora procedendo alla conta ufficiale delle vittime).

“Non cerchiamo un’escalation, ma ci difenderemo verso qualsiasi aggressione”, ha twittato il ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif. Secondo fonti ufficiali iraniane, l’Iran avrebbe agito nel rispetto di quanto disposto dalle Nazioni Unite, colpendo le stesse basi da cui sarebbero provenute le forze che hanno condotto il raid che ha portato all’uccisione del generale delle Guardie Rivoluzionarie, Qasem Soleimani.

Ancora non è chiaro quanti missili siano stati lanciati: secondo la televisione di stato iraniana sarebbero stati 15, fonti irachene parlano di 22 missili.

Nel pomeriggio (quando negli Stati Uniti sarà mattina) il presidente Donald Trump interverrà con un discorso ufficiale. Il consiglio di sicurezza nazionale si è riunito stanotte, mentre Trump ha tentato di tranquillizzare i suoi follower con un tweet: “Va tutto bene”.

Come hanno reagito i mercati?

L’attacco, avvenuto intorno all’una di notte (ora iraniana), ha provocato ripercussioni sui mercati. Le Borse asiatiche hanno accusato per prime il colpo: in Cina, Shanghai ha chiuso a -1,22%, lo SZSE Component a -1,23%, China A50 a -0,95%. In Giappone, il Nikkei segna -1,57% mentre il Topix -1,37%.

Anche i listini europei hanno aperto con il segno meno sebbene, nel corso della sessione, si stia osservando un progressivo rialzo: in Francia il Cac 40 segna -0,05%, in Germania il Dax è a quota -0,17%, a Londra il Ftse 100 è quasi sulla parità, -0,03%, anche in Italia Milano segna -0,03%, la Spagna-0,15%.

L’indice paneuropeo Stoxx 600 è sceso dello 0,8%. Il comparto peggiore è stato quello bancario, che ha perso l’1%, ma in generale si registrano cattive performance in tutti i settori – ad eccezione, per propria natura, di quello energetico: sul Ftse Mib Eni segna +0,15%, Saipem +0,96% e Tenaris +0,43%.

Come si stanno comportando i beni rifugio?

Ad essere certo, invece, è il rialzo del prezzo del petrolio e dell’oro, in un momento di tale instabilità. Durante la notte il Wti ha subito un rialzo del 4,48%, arrivando a toccare un massimo di 65,46 dollari al barile, mentre il Brent è arrivato a 71,08 dollari al barile; la quotazione dell’oro nero è poi tornata a scendere, sena però arrivare ai livelli della vigilia.

Schizza in alto invece l’oro, bene rifugio per eccellenza. Durante la notte ha raggiunto quota 1611,47 dollari l’oncia, il massimo da febbraio 2013. Come per il petrolio, anche nel caso del metallo prezioso il prezzo è tornato a scendere nel corso della mattinata, a 1584,44 dollari l’oncia.

Come si evolverà la situazione?

La morte del generale Qasem Soleimani, un target per gli Usa ma una vera e propria celebrità per l’Iran, non poteva non provocare reazioni – sebbene la maggior parte degli analisti ritenesse (e ritiene ancora) un’escalation particolarmente sconsiderata. Per gli ufficiali iraniani l’attacco può considerarsi “concluso”, in quanto risposta all’uccisione del generale Soleimani, e dunque il rischio escalation sarebbe evitato. Ma gli Stati Uniti stanno ancora contando danni e vittime: l’entità dell’attacco potrebbe determinare una risposta di uguale o maggiore portata, che tuttavia si va a incastrare con la strategia che Donald Trump vorrà adottare per la campagna elettorale in vista delle elezioni presidenziali, previste per novembre.

Nel mezzo ci sono i paesi dell’Unione Europea che fanno parte dell’accordo sul nucleare. Firmato nel 2015, gli Stati Uniti se ne sono ritirati nel 2018. L'Iran ha minacciato di uscirne proprio in questi giorni: la questione pone Francia, Germania e Regno Unito tra l’incudine e il martello, stretti tra lo scegliere se tentare di salvare il patto, che accordava un alleggerimento delle sanzioni verso l’Iran in cambio di un freno al programma nucleare di Teheran, oppure appoggiare gli Stati Uniti. D’altra parte, si tratta di un accordo in cui l’Iran per primo ha smesso di credere da mesi – il che limita di molto il ruolo dei paesi europei. Dall’altro lato, Cina e Russia (gli altri firmatari dell’accordo) hanno già preso contatti all’interno delle nazioni Unite per coordinare una risposta all’attacco Usa.

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