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Inflazione Eurozona in crescita al +10,6% a/a

Le pressioni inflazionistiche nel Vecchio continente continuano a salire ma sono in linea con le previsioni del consensus. Attesa per la decisione della BCE di dicembre.

Fonte: Bloomberg

I risultati

Questa mattina l’Eurostat ha pubblicato i dati relativi all’inflazione in Europa nel mese di ottobre. In particolare, lo scorso mese l’indice dei prezzi al consumo nell’Area Euro ha raggiunto il +10,6% a/a, in leggero calo rispetto alle stime del consensus ferme al +10,7% a/a, mentre il dato è risultato in deciso aumento rispetto al +9,9% a/a di settembre. Un anno fa il tasso di inflazione era al +4,1% a/a.

Nell’Unione Europea, invece, l’inflazione ha toccato il +11,5% a/a nel mese di ottobre (in rialzo rispetto al +10,9% a/a di settembre). Nello stesso periodo dell’anno scorso l’indice dei prezzi al consumo era al +4,4% a/a.

Su base mensile l’incremento del CPI nell’Eurozona è stato del +1,5% (lo stesso valore delle previsioni) ma in crescita rispetto al +1,2% del mese precedente.

I panieri che hanno contribuito maggiormente alla crescita delle pressioni inflazionistiche sono stati quelli energetici (+4,44%), gli alimentari, alcool e tabacco (+2,74%), i servizi (+1,82%) e beni industriali non-energetici (+1,62%).

L’indice Core, che esclude i panieri energetici ed alimentari, è salito del +5% a/a ad ottobre, in linea con le attese ma in aumento rispetto al +4,8% a/a di settembre.

Il dato di oggi mostra che l’inflazione nel Vecchio Continente è in continua a crescita anche se potrebbe presto raggiungere il picco grazie ad un deciso rallentamento dell’attività economica accelerato dalla politica monetaria restrittiva della Banca Centrale Europea.

Alla luce dei dati di oggi la BCE continuerà a mantenere la sua politica monetaria restrittiva ancora nel medio termine visto che non ha ancora raggiunto il livello dei tassi definito “neutrale” e cioè in grado di frenare un’ulteriore crescita dell’inflazione.

Gli effetti sui mercati

Al momento della pubblicazione, l’EUR/USD è a 1,0363 e non mostra alcuna reazione in quanto il risultato - in linea con le attese del mercato - non ha generato nessun effetto sul sentiment degli operatori che avevano già scontato questo scenario.

Tuttavia, dalla settimana scorsa, la coppia valutaria ha guadagnato ben 350 pips a causa di un indebolimento del dollaro in seguito al dato sul CPI statunitense che ha aumentato le aspettative tra gli operatori di una Fed più accomodante nel meeting di dicembre.

In Borsa, invece, i principali indici europei sono tutti in negativo anche se non hanno mostrato violenti movimenti al ribasso nell’attimo del rilascio del dato. Il Germany 40 è a 14.181 punti (-0,41%) mentre l’Italy 40 scende del -1,29% a 24.266 punti.

Le previsioni

Crediamo che nella prossima riunione del 15 dicembre, la BCE opterà probabilmente per un aumento da 50 punti base per tutti e tre i suoi tassi di riferimento (quello sui depositi, sui prestiti marginali e sulle operazioni di rifinanziamento).

Infatti, questa linea d’azione potrebbe generare il doppio effetto di non appesantire troppo la crescita economica ma, allo stesso tempo, di continuare con un graduale rialzo del costo del denaro in modo da frenare l’inflazione.

Nell’eventualità di questo scenario, la moneta unica potrebbe deprezzarsi contro il dollaro statunitense e potrebbe tornare intorno alla parità o superarla al ribasso, attestandosi fino al livello di 0,99 - minimo del 7 novembre.

Tuttavia, riteniamo che la banca centrale diventerà sempre più cauta nelle prossime decisioni di politica monetaria in quanto non vuole ulteriormente aggravare la situazione economica del Vecchio Continente che si sta deteriorando di mese in mese e che molti credono possa finire in recessione tra la fine del 2022 e l’inizio del 2023.

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