Indici mondiali volatili a chiusura del trimestre, ripresa troppo rapida?

Positivi in chiusura gli indici asiatici dopo buoni dati Pmi cinesi, in rialzo anche i futures Usa, gli azionari europei invece viaggiano negativi sugli scambi di fine trimestre: il Ftse Mib perde lo 0,84%

Il mese si chiude con gli indici globali particolarmente frazionati. In Europa una buona partenza si è rapidamente evoluta in una perdita su quasi tutti i principali listini, dopo che il Pil del Regno Unito nel primo trimestre è sceso del 2,2% rispetto al trimestre precedente e dell’1,7% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno – il dato peggiore dal 1979 – e quello della Spagna, confermando le aspettative, si è contratto del 4,1% rispetto al 2019 e del 5,2% rispetto al trimestre precedente.

Dopo un’apertura leggermente al di sopra della parità (Piazza Affari aveva aperto in rialzo dello 0,4%) gli azionari europei hanno dunque cambiato rotta e al momento viaggiano tutti in negativo: il Dax perde lo 0,16%, il Cac 40 francese lascia sul terreno lo 0,27%, male anche Londra in ribasso dello 0,83%, Madrid perde lo 0,61% e anche Milano viaggia in perdita dello 0,86%.

L’alta volatilità da fine del mese e del trimestre, secondo gli esperti, risente anche di una ripresa, verso l’inizio di giugno, da molti considerata troppo ottimistica e repentina. Per quanto i minimi di marzo sul Ftse Mib sembrino ormai lontani (ma molto dipende dall’andamento della pandemia di coronavirus), dall’inizio di giugno l’indice di Milano non è più riuscito a sfondare la soglia dei 20 mila punti.

Come si è chiusa la giornata in Asia?

Al contrario, l’Asia apprezza la ripresa economica della Cina. Stamattina Pechino ha infatti registrato un indice Pmi manifatturiero migliore del previsto e, soprattutto, al di qua della soglia dei 50 punti (50,9), che determina un’economia in espansione: abbastanza per far chiudere la Borsa di Shanghai in rialzo dello 0,78% mentre Shenzhen ha guadagnato fino al 2,04%; bene anche China A50 , a +0,78%. La Cina mette a segno con il dato Pmi di oggi la più forte crescita delle attività produttive da marzo, segnando i massimi del trimestre.

Effetto analogo in Giappone, dove il Nikkei sembra aver ignorato al contrario i cattivi dati macro (disoccupazione in rialzo al 2,9%, produzione industriale di maggio crollata dell’8,4%) e ha segnato in chiusura un rialzo dell’1,33%. Su di giri anche l’indice Kospi coreano, in rialzo dello 0,71%.

Anche l’Hang Seng guadagna lo 0,55%, nonostante Pechino abbia approvato nelle ultime ore la controversa legge sulla sicurezza nazionale, potenzialmente in grado di sedare con metodi ancora più volitivi le rivolte pro-democrazia che infiammano l’ex colonia britannica da ormai un anno – oltre a far correre alla città il rischio di venire equiparata sul livello finanziario al resto della Cina, perdendo dunque lo status speciale che gli Stati Uniti le riconoscono come hub globale.

Gli eventi di oggi negli Usa

Nel frattempo, i futures su Wall Street danno seguito alla buona performance con cui gli indici di New York hanno chiuso la sessione di ieri e viaggiano in positivo, con il Dow Jones che promette un’apertura in rialzo di 580 punti, l’S&P500 44 punti e il Nasdaq guadagna 116 punti.

Oggi è attesa l’audizione del presidente della Federal Reserve Jerome Powell e del segretario al Tesoro Stephen Mnuchin davanti alla Commissione dei servizi finanziari. Già ieri il numero uno della Fed ha dichiarato che le previsioni per la prima economia globale sono “straordinariamente incerte” e che dipenderanno dall’andamento del Covid-19 e dalle misure prese dal governo per contrastarlo.

Nel frattempo, i nuovi casi di coronavirus negli Usa continuano ad aumentare: secondo la John Hopkins University sono oltre 2,59 milioni negli Stati Uniti, per oltre 126 mila vittime.

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Su mercato valutario, il cambio EUR/USD viaggia in ribasso a 1,1211, mentre nei confronti dello yen il biglietto verde guadagna lo 0,12% e il cambio USD/JPY sale a 107,704. Viaggia ancora ai massimi da tre mesi il cambio EUR/GBP, a 0,914.

Mentre l’oro resta sui picchi dal 2012, a 1.771,17 dollari l’oncia, il petrolio torna a scendere leggermente: il Wti viene scambiato a 39,26 dollari al barile, mentre il Brent viaggia a 41,34 dollari.

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