Indici globali in ribasso, Cina annuncia il maggior numero di decessi per coronavirus da dicembre

Si allontana la speranza di un picco entro pochi giorni – e, dunque, di una conseguente ripresa. Rallenta la produzione industriale e si teme anche per il settore bancario

Solo ieri i mercati finanziari si stavano convincendo che il picco di espansione del coronavirus fosse vicino e che, dunque, presto sarebbe arrivato anche il momento del recupero. Oggi invece le notizie in arrivo dalla Cina hanno affossato ogni speranza, facendo tornare gli indici asiatici ed europei in area negativa.

Il tasso di espansione dell’epidemia sembra aumentare in maniera esponenziale. Ieri i nuovi casi registrati erano stati 2.015, oggi il numero è salito a 14.840: una cifra esorbitante, presto spiegata dal nuovo metodo per registrare i contagi (che si applica solo nella provincia dell’Hubei, dove si è sviluppato il focolaio). Se, fino ad ora, per diagnosticare il virus veniva effettuata un’analisi a livello di Rna, il nuovo metodo prevede una scansione in grado di individuare eventuali infezioni dei polmoni. Ciò rende possibile diagnosticare più velocemente la malattia – ma, allo stesso tempo, abbassa notevolmente i parametri per la classificazione dei nuovi casi.

Intanto, il partito comunista cinese centrale ha licenziato il responsabile regionale della provincia di Hubei e il capo partito nella capitale Wuhan.

Il nuovo bollettino ha provocato un calo generale di tutti i listini. Alla luce dei nuovi dati, infatti, gli esperti hanno calcolato che l’epidemia potrebbe iniziare a scemare non prima di aprile – allontanando la prospettiva di un rapido recupero, subito dopo il picco di espansione.

Come si ripercuote il dato sull’industria?

Parlando ieri davanti alla Camera dei Rappresentanti Usa, il presidente della Federal Reserve Jerome Powell ha confermato le buone aspettative per l’economia Usa, pur prevedendo una spinta verso il basso con l’impatto del coronavirus sull’economia globale.

In Cina, gli ultimi dati hanno messo in luce un calo delle vendite nel settore automobilistico del 18%. Si tratta del settimo mese consecutivo di rallentamento per il settore, gravato ancora di più dal prolungamento della chiusura di diverse fabbriche – Ford e Toyota sono state tra le prime a sospendere le attività. Si parla di una possibile riapertura non prima della prossima settimana. Nell’Hubei si concentra il 9% dell’intera produzione industriale automobilistica cinese, ma i principali produttori hanno annunciato di voler sospendere la produzione – in particolare Dongfeng, Honda, Renault e Peugeot.

Il pil cinese per il primo trimestre è stato rivisto al ribasso, a quota 5,2%. Ieri la presidente del Fondo Monetario Internazionale, Kristalina Georgieva, ha dichiarato che l’epidemia avrà un impatto ben superiore a quello che si registrò con la Sars nel 2003: vent’anni fa la Cina contava solo per l’8% dell’economia globale, oggi il settore manifatturiero conta per il 28%.

E sui mercati finanziari?

Si prevedono inoltre gravi ripercussioni dal punto di vista degli istituti di credito. Piyush Gutpa, amministratore delegato di Dbs, a Singapore, ha dichiarato che il virus potrebbe provocare un ribasso dei ricavi della banca sull’intero anno dall’1% a 2% (immaginando che il virus venga debellato completamente entro l’estate).

Le città in quarantena, i trasporti bloccati e i negozi chiusi provocheranno infatti perdite anzitutto sulle commissioni delle carte di credito. Dbs, che esce da un 2019 particolarmente positivo (con un utile netto a 1,09 miliardi di dollari), teme inoltre un 2020 in cui non sarà in grado di rientrare dei crediti concessi alle piccole e medie imprese e sta già predisponendo un piano per permettere la sospensione per almeno sei mesi delle rate dei prestiti.

Come hanno reagito le Borse?

Gli indici cinesi hanno chiuso dunque in ribasso: Shanghai -0,71%, Shenzhen a -0,70%, China A50 -0,67%. Idem in Giappone, dove il Nikkei ha registrato una flessione dello 0,14% e il Topix 0,34%.

Seguono sullo stesso trend i listini europei: la Francia viaggia a quota -0,99%, Germania -1,14%, Gran Bretagna -1,51%, Italia -0,96% e Spagna -1,25%.

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