Indici europei in rialzo dopo i dati PMI manifatturieri: il peggio della crisi è passato?

Rallenta il tasso di contrazione della manifattura in Europa rispetto ad aprile, quando ha raggiunto i minimi storici, ma la soglia oltre la quale si potrà parlare di espansione economica è ancora lontana

È la seconda contrazione più forte degli ultimi 23 anni, ma si conferma comunque in rallentamento rispetto ad aprile, quando l’indice dei direttori agli acquisti nel settore manifatturiero ha toccato il minimo storico.

Stamattina, i dati PMI relativi all’Eurozona (e ai principali mercati europei) hanno restituito l’immagine di un Continente in lenta ripresa – ma pur sempre ripresa. L’allentamento delle misure implementate per contrastare l’espansione della pandemia di coronavirus inizia a mostrare i propri frutti, per quanto le misure di distanziamento e precauzione continuino a rallentare il processo di crescita. I valori sono infatti ancora lontani dalla soglia dei 50 punti, che segnano il passaggio dalla contrazione all’espansione economica.

Quanto hanno segnato gli indici PMI in Europa?

L’Italia

L’indice PMI manifatturiero relativo a maggio in Italia ha registrato 45,4 punti: in netto rialzo rispetto al record minimo di aprile, quando era sceso a 31,1 punti, ma comunque in contrazione – per il 22simo mese consecutivo.

Il punto debole, in Italia come nel resto d’Europa, sono i nuovi ordini alle industrie. Per quanto infatti l’attività manifatturiera sia ripresa (sebbene rallentata dalle disposizioni anti Covid), i nuovi ordini sono diminuiti al livello più veloce mai osservato in più di 11 anni, anche e soprattutto quelli provenienti dall’estero – il che dunque non ha aiutato la ripresa della produzione. Inoltre, il crollo degli acquisti ha provocato un eccesso di giacenze presso le aziende di materie prime, semilavorati e prodotti finiti. Diminuiscono anche i prezzi di vendita (a causa di sconti operati nel tentativo di riconquistare la clientela e varianti macro come il prezzo del petrolio), al tasso più veloce dal luglio 2009.

Altra criticità italiana è la drastica riduzione del personale da parte delle aziende: a maggio è stata registrata la contrazione peggiore dalla metà del 2009.

“Il tasso di declino però è diminuito” ha dichiarato Lewis Cooper, economista di Ihs Markit che si occupa del ramo italiano, “in quanto parte dell’economia ha iniziato a riaprire e qualche restrizione è stata allentata. Tale situazione suggerisce che forse l’apice della contrazione è stato raggiunto ad aprile”.

Sempre in mattinata il Centro studi di Confindustria ha rilasciato anche i dati sulla produzione industriale italiana di maggio, in lento recupero ma comunque lontana rispetto ai livelli dell’anno scorso. Nel mese che si è appena concluso infatti la produzione è diminuita del 33,8% rispetto al maggio del 2019 – ad aprile il calo era stato del 44,3%. Rispetto all’aprile di quest’anno, il momento più critico della crisi, la produzione industriale è aumentata del 31,4%.

L’eurozona

Le tendenze dell'Italia (scarsità di nuovi ordini, impatto delle misure restrittive e perdita dei posti di lavoro) si riscontrano anche nell’intera Eurozona, dove l’indice Pmi manifatturiero è sceso a 39,4 punti, laddove la stima flash aveva previsto 39,5. Il balzo rispetto al minimo di aprile (33,4 punti) non è altrettanto marcato come in Italia, ma comunque si registra un rallentamento della contrazione.

Meglio del previsto invece, ma comunque in calo, l’indice Pmi manifatturiero in Spagna, a 38,3 punti rispetto alle previsioni di 38 e al dato di aprile, 30,8. Situazione simile in Francia, dove il dato ha registrato 40,6 punti a fronte dei 40,3 previsti e ben oltre i 31,5 di aprile.

Sale l’indice manifatturiero anche in Germania, sebbene abbia mancato le aspettative (36,6 punti rispetto ai 36,8 attesi); come nel caso dell’Eurozona, anche qui la contrazione diminuisce senza però osservare l’accelerazione di Italia, Spagna o Francia.

Al di fuori dell’Eurozona e dell’Unione europea in generale, rileva anche il dato del Regno Unito: un balzo dai 32,6 punti di aprile ai 40,7 di maggio, che confermano le previsioni.

“Il miglioramento riflette solo in parte il paragone con le scioccanti contrazioni di aprile, ma è stato anche collegato alla riapertura delle aziende data dall’allentamento delle misure restrittive, e questo è incoraggiante. L’ulteriore attenuazione delle misure restrittive dovute al Covid-19 nei mesi futuri potrebbe fornire ulteriori incentivi alle aziende” è il commento di Chris Williamson, Chief Business Economist presso Ihs Markit.

Come hanno reagito gli indici europei?

Il rallentamento del crollo manifatturiero e un generalizzato ottimismo per l’andamento della pandemia globale e per l’alleggerimento delle misure contenitive (soprattutto il ritorno degli spostamenti tra regioni e tra paesi, in vista della stagione estiva) hanno contribuito a un’apertura al rialzo per le Borse europee all’apertura del mese di giugno, dopo un maggio caratterizzato da importanti recuperi post-coronavirus (+2,8% Milano, attorno al 3% per Londra e Parigi, +6,8% Francoforte).

Al momento, ad eccezione della Borsa di Francoforte chiusa per festività, gli indici europei viaggiano tutti al rialzo: Parigi guadagna l’1,19%, Londra l’1,13%, Piazza Affari lo 0,77% e Madrid l’1,54%. In leggero calo invece il cambio EUR/USD, che scende a quota 1,1104 dopo aver raggiunto, nelle prime ore di contrattazioni, il massimo dal 17 marzo (a 1,1153).

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