Indici europei in calo, non basta a sostenerli il nuovo taglio a sorpresa della Fed

Le misure coordinate delle principali Banche centrali hanno aumentato l’incertezza sui mercati, spingendo le vendite e offuscando il taglio dei tassi dell’istituti centrale Usa

La riunione del Fomc, il comitato esecutivo della Federal Reserve, è attesa tra domani e mercoledì. Eppure già ieri la Banca centrale Usa ha annunciato la seconda misura straordinaria in due settimane: un ulteriore taglio dei tassi, dopo quello operato all’inizio del mese, che porta il costo del denaro al livello più basso mai registrato dalla crisi del 2008, una forbice compresa tra lo 0 e lo 0,25%.

Tale misura varrà per i prestiti di emergenza a breve termine, così da favorire i prestiti da parte delle banche a famiglie e imprese colpite dall’emergenza coronavirus. Tra gli effetti si punta anche a rassicurare gli investitori sulle misure intraprese dai legislatori della Banca centrale, così da iniettare fiducia nei mercato ed evitare i crolli dei giorni scorsi.

Come ha intenzione di reagire la Fed all’emergenza coronavirus?

Oltre al taglio dei tassi, l’istituto centrale statunitense ha anche disposto una serie di acquisti di titoli di stato per un totale di 700 miliardi di dollari.

Nello specifico, 500 miliardi saranno investiti in Titoli del Tesoro, mentre 200 miliardi in titoli garantiti da ipoteca nei prossimi tre mesi. Il programma di Quantitative Easing partirà da oggi.

Negli Usa, il coronavirus ad oggi ha provocato oltre 3.485 contagi e 65 vittime. Venerdì scorso l’amministrazione Trump ha disposto il blocco dei voli in arrivo dall’Europa (provocando crolli in Borsa tra le compagnie aeree anche a due cifre), mentre in giornata sono attese misure per la cittadinanza che potrebbero implicare, come sta succedendo in Europa, la chiusura anticipata (se non totale) dei servizi e attività non essenziali.

Goldman Sachs ha rivisto al ribasso le stime di crescita per gli Usa nel primo e secondo trimestre 2020: nei primi tre mesi ci si aspetta infatti una crescita pari a zero (originariamente era stata prevista una crescita di almeno lo 0,7%), mentre per il secondo trimestre si teme addirittura una contrazione del 5%, davanti a una previsione iniziale di crescita zero: il rischio di recessione si fa dunque sempre più reale ed è esattamente quello che ora il governo sta cercando di scongiurare.

L’accordo tra le Banche centrali per fronteggiare l’impatto del coronavirus

Nel frattempo si prepara anche un intervento congiunto da parte delle principali Banche centrali a livello globale, per implementare misure monetarie coordinate per rispondere all’emergenza coronavirus.

Fed, Banca centrale Europea, Bank of Canada, Bank of England, Bank of Japan e la Banca nazionale svizzera sono infatti al lavoro per aumentare la liquidità di emergenza tramite un accordo swap che prevede liquidità in dollari statunitensi, con un tasso dello 0,25% e scadenza a una settimana.

Si tratta del primo sforzo congiunto tra le principali Banche centrali, dopo una serie di azioni singole che, però, non hanno portato ai risultati sperati sui mercati finanziari sotto pressione. A inizio marzo il taglio dello 0,5% sui tassi di interesse della Fed, che segue pochi giorni prima quello della Bank of Australia; poi il tentativo della Bank of England e della Bank of Canada, sempre di 50 punti base. L’unica a non aver toccato il costo del denaro è stata la Banca centrale europea, che ha invece annunciato un allargamento del programma di Quantitative Easing (120 miliardi di euro) e condizioni più agevolate per l’accesso al credito della banche: mossa pagata a caro prezzo dai mercati che, subito dopo l’annuncio, hanno perso tra il 9% e il 12%.

Come hanno reagito gli indici?

Eppure il maxi intervento, generalmente apprezzato dai mercati proprio per la sua natura temporanea, stavolta ha affossato ancora di più gli indici. Gli investitori accusano infatti la situazione di incertezza sul mercato e hanno reagito con un’impennata delle vendite.

Stamattina Piazza Affari è scesa a quota 14.553,91, - 8,78%. Male anche gli altri indici europei: Parigi perde l’8,56%, Francoforte il 7,7,48%, Londra viaggia a – 6,27% e Madrid a -9,62%.

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