Indici di Borsa positivi dopo taglio dei tassi su prestiti da parte della PBoC

L’istituto centrale di Pechino abbassa di 10 punti percentuale il costo di prestiti agevolati, provocando un rialzo degli indici azionari

Chiusura al rialzo per i listini cinesi, nonostante le notizie sul coronavirus che non facciano promettere una rapida recessione dell’epidemia. Gli indici cinesi hanno beneficiato delle parole del ministro delle Finanze, Liu Kun, che ieri ha annunciato misure per alleviare lo shock sul mercato finanziario provocato dalle ripercussioni del coronavirus sull’economia cinese del primo trimestre.

Cosa ha disposto la Banca centrale cinese?

Nelle scorse ore, la banca centrale cinese ha infatti disposto il taglio degli interessi sui prestiti agevolati a medio termine, passati dal 3,25% al 3,15%. Si tratta di interessi su prestiti implementati tramite un’immissione di 200 miliardi di yuan (circa 28,6 miliardi di dollari) da parte della PBoC sul mercato. Tale strumento era stato già utilizzato nel 2014 per permettere alle banche di prendere denaro in prestito, utilizzando le obbligazioni come strumenti di garanzia. Il taglio dei tassi arriva dopo quello sulle operazioni repo all’inizio del mese - anche in quel caso, gli interessi erano stati ridotti dello 0,1%.

Ieri invece la banca centrale ha immesso 100 miliardi di yuan (circa 14,33 miliardi di dollari) nel sistema finanziario, avvalendosi sempre di operazioni repo in sette giorni, a un tasso di interesse del 2,4%.

È la seconda volta in due settimane che l’istituto centrale si risolve per tale operazione, nel tentativo di mantenere la liquidità nel sistema bancario a un livello giudicato sufficiente. La prima volta, a inizio febbraio, la PBoC aveva disposto operazioni di riacquisto per 1.200 miliardi di yuan (circa 173 miliardi di dollari).

Nel frattempo, proprio oggi sono scaduti repo per circa cento miliardi di yuan, che risultato in un ritiro di 900 miliardi netti di yuan dal mercato.

Che effetti sta avendo l’epidemia al di fuori della Cina?

Intanto, gli effetti del coronavirus si continuano a scontare anche sul resto dei mercati globali. Il Giappone teme la recessione economica dopo che, ieri, i dati dell’attuale trimestre mostrano la contrazione più veloce degli ultimi sei anni: rispetto all’ultimo trimestre 2018, negli ultimi tre mesi del 2019 il Pil è crollato del 6,3%.

Principale responsabile di tale crollo è l’impatto della nuova imposta sul valore aggiunto (passata dall’8% al 10%), che ha provocato un calo dei consumi dell’11,1%. Allo stesso tempo, il Giappone subiva anche i pesanti danni provocati dal tifone Hagibis e le ripercussioni della guerra commerciale tra Cina e Usa.

I dati negativi dell’ultimo periodo sono tuttavia destinati a sommarsi all’impatto del coronavirus sul commercio e sulla produzione delle aziende giapponesi in Cina, profilando il rischio di una recessione tecnica.

Cattive notizie anche da Shanghai, dove la Camera di Commercio Usa ha osservato un calo della produttività delle imprese statunitensi in Cina a causa della sospensione dell’attività per via del coronavirus, soprattutto per via della mancanza dei lavoratori, bloccati a casa dalla quarantena. Anche Singapore ha abbassato le previsioni di crescita, tra lo 0,5% e l’1,5% (prima della revisione si prevedeva una crescita fino al 2,5%).

Come stanno andando gli indici?

Le misure di politica monetaria della Banca centrale cinese hanno sortito l’effetto desiderato: come prima conseguenza, infatti, hanno provocato un rialzo degli indici cinesi di quasi tre punti percentuali. La Borsa di Shanghai ha dunque chiuso stamattina a +2,28%, mentre lo Shenzhen Component è arrivato a quota +2,98% e China A50 a +1,56%. Male invece il Giappone, con il Nikkei che ha perso lo 0,69% e il Topix lo 0,65%.

Aprono positivi invece gli indici europei: Parigi segna un rialzo dello 0,14%, Francoforte +0,22%, Londra +0,25%, Milano +0,38% e Madrid +0,11%.

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