Indici di Borsa in calo in Europa, Consiglio UE passa la palla all’Eurogruppo su accordo coronavirus

La riunione di ieri non ha portato i risultati sperati: ora tocca ai ministri delle Finanze Ue trovare nuove strategie che (presumibilmente) non comprenderanno né Mes né Eurobond

Apertura in ribasso per l’Europa dopo che, alla riunione di ieri, i 27 capi di stato e di governo dell’Unione Europea sono arrivati vicino allo strappo prima di stilare linee guida per fronteggiare le conseguenze economiche del coronavirus.

Ora la palla passa all’Eurogruppo: entro 15 giorni, i ministri delle Finanze dei paesi dell’Eurozona dovranno stilare proposte e un piano coordinato per gestire nella pratica l’emergenza economica scaturita dallo stop alle attività non essenziali, sulla base di quanto concluso nella riunione di martedì scorso, approvato ieri dal Consiglio Europeo.

Eppure, tra le conclusioni di ieri manca il nullaosta al ricordo al Mes, mentre resta fermo il no dell’Olanda, ma in generale del Nord Europa, alla creazione degli Eurobond.

La notizia ha spinto al ribasso i mercati europei in apertura: Parigi ha aperto in ribasso dell’1,92%, Francoforte segna -1,84%, Londra precipita a -2,07%, Madrid perde l’1,23% e infine Milano si muove sempre in area negativa ma contiene le perdite, a -0,70%.

Quali notizie arrivano dall’Asia?

Nel frattempo, il boom delle richieste dei sussidi di disoccupazione di ieri negli Stati Uniti (oltre 3,82 milioni in una settimana, dopo la chiusura delle attività non essenziali in 18 stati) ha spinto al ribasso il prezzo del dollaro – e ad approfittare dell’indebolimento sono stati i mercati asiatici: in Giappone il Nikkei ha chiuso stamattina in rialzo del 3,88%, mentre in Cina la Borsa di Shanghai in chiusura ha segnato un leggero rialzo, a +0,26%.

Nel frattempo, ieri in teleconferenza si sono riuniti anche i leader del G20 (i rappresentanti delle principali economie mondiali, che insieme rappresentano l’80% del Pil globale), in un meeting presieduto dall’Arabia Saudita durante il quale, sotto la spinta del Fondo Monetario Internazionale, il gruppo ha dispiegato aiuti per 5 mila miliardi di dollari. Il Fmi e la Banca mondiale si erano inoltre appellati al G20 per un’immediata cancellazione bilaterale del debito con chi tra le 76 nazioni più povere del mondo ne avesse fatto richiesta, mentre l’Onu aveva chiesto l’implementazione di circa 2 miliardi di dollari in aiuti umanitari.

Il comunicato rilasciato dopo due ore di riunione, oltre ad annunciare lo stanziamento di 5 mila miliardi di dollari in “stimoli attraverso una politica fiscale mirata e schemi di assicurazione”, si concentra sull’impegno nel garantire il flusso di macchinari medici e materiali sanitari tra i confini, oltra a raccogliere proposte per finanziare la ricerca di un vaccino contro il covid-19.

Cosa si è mosso negli Usa dopo gli ultimi dati macro?

Gli Stati Uniti hanno ormai ufficialmente superato la Cina per numero di contagi da Covid-19 ed è il primo paese al mondo per numero di casi noti: 82.100, con 1.195 vittime.

Il picco record delle richieste di disoccupazione (oltre tre milioni non si erano mai viste neanche nel 1982, quando gli Usa entravano in recessione) non sembra aver intaccato l’andamento degli Indici di Wall Street, con il Dow Jones che ieri ha chiuso in rialzo del 6,38%, il Nasdaq a +5,60% e l’S&P 500 a + 6,24%.

Poco prima della pubblicazione del dato, le parole del presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, avevano rassicurato i mercati: Powell ha infatti annunciato che la banca centrale può agire all’interno di “nuovi margini d’azione”, all’occorrenza. Ma la maggior parte dell’ottimismo si deve al pacchetto di aiuti fiscali da 2 mila miliardi di dollari, a cui manca solo il voto della Camera dei Rappresentanti – e la firma, scontata, del presidente Donald Trump.

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