Indice ISM sul terziario Usa delude le aspettative: mercati in ribasso

Al di sotto delle aspettative, a 52,6 punti, il dato dagli Stati Uniti fa precipitare i principali indici di borsa

La pubblicazione del dato ISM statunitense sul settore terziario ha deluso le aspettative degli economisti: a fronte di un livello atteso di circa 55 punti, settembre ha registrato una performance di 52,6 punti. Sembra dunque che le cattive notizie di martedì, quando l’indice manifatturiero statunitense aveva registrato un record al ribasso (47,8 punti, il peggiore dal 2009), abbiano provocato un effetto contagio anche sul settore terziario.

Cosa significa?

Si tratta di un dato particolarmente rilevante: il settore terziario negli Stati Uniti copre infatti circa l’85% dell’economia statunitense. Le aspettative prevedevano un dato intorno ai 55,3 punti: al ribasso rispetto al valore di agosto (56 punti), ma comunque indice di un settore in salute. Al contrario, un indice deludente avrà ripercussioni sull’occupazione negli Usa, il cui report sarà rilasciato venerdì.

A questo punto si fanno ancora più alte le aspettative di un ulteriore taglio dei tassi da parte della Federal Reserve. La Banca centrale statunitense si riunirà infatti il 30 ottobre per decidere in tal senso. All’indomani della pubblicazione dei dati sul comparto manifatturiero vi era il 40% delle probabilità di un taglio di 0,25 punti; poco prima della pubblicazione di quelli sul terziario, erano salite a oltre il 75%. Dopo la pubblicazione del dato le probabilità sono salite oltre il 90%.

Il contesto internazionale

Sale dunque la preoccupazione delle borse sull’andamento dell’economia globale, in progressivo rallentamento. L’indice ISM sul terziario di settembre si inserisce in uno storico di cattivi segnali, provenienti sia dagli Usa che dall’Europa. Ai deludenti indici ISM (quelli europei hanno ufficialmente decretato una contrazione: l’economia trainante dell’eurozona, la Germania, ha registrato 41,7 punti nel settore manifatturiero, il livello più basso dal 2009) si sommano i timori per la Brexit: Il premier britannico Boris Johnson ha infatti dichiarato di voler uscire dall’Ue il 31 ottobre “ad ogni costo”, deal o no-deal. I dazi del 25% sui prodotti alimentari e d’abbigliamento e del 10% sui velivoli Airbus sono stati il colpo finale – nonostante stamattina gli indici europei avessero mostrato un timido rialzo.

Le ripercussioni sui mercati

Gli indici di Wall Street hanno registrato un calo generale alla notizia: giù il Dow 30 (Wall Street) del 1,12%, l’S&P 500 (US 500) di 0,88%, il Nasdaq 100 (US Tech 100) dello 0,9%. Ripercussioni anche sui mercati europei: dopo aver aperto in leggero rialzo stamattina, l’FTSE 100 scende a -1,40%, il Cac 40 (France 40) a -0,4%.

In rialzo il cambio EUR/USD, a 1,0954.

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