I mercati non temono risvolti in Medio Oriente, indici in rialzo

Una reazione dall’Iran si fa sempre più lontana, e gli indici apprezzano. Sale il petrolio, sul Ftse Mib bene il comparto energetico

Il rischio di escalation in Medio Oriente, dopo il raid Usa di venerdì scorso, non ha provocato sui mercati le reazioni che si temevano e, oggi, gli indici globali hanno segnato valori per lo più positivi.

I ministri degli esteri di Regno Unito, Francia e Germania si sono visti a Bruxelles per discutere sulla situazione internazionale e sul futuro dell’accordo sul nucleare, ma gli indici globali sembrano aver scampato l'effetto paura e, nello stesso momento in cui la probabilità di ritorsioni da parte dell’Iran verso gli Usa si fanno sempre più lontane, torna l’ottimismo sui mercati. Negli ultimi giorni, i prezzi del petrolio sono arrivati a toccare massimi che non si vedevano da aprile 2019 (il Brent) e da settembre 2019 (il Wti), salvo poi tornare a scendere; allo stesso tempo, si riattivavano gli acquisti sui principali listini.

Stamattina le Borse asiatiche hanno chiuso in rialzo: Shanghai +0,69%, SZSE Component +1,22%, China A50 +0,78%. In Giappone, il Nikkeichiude a +1,60%, quasi come il Topix, +1,62%. Bene anche l'Europa, con Parigi che guadagna lo 0,8%, Francoforte lo 0,59%, Milano lo 0,52%. Londra e Madrid le uniche sotto lo zero, rispettivamente a -0,07% e 0,19%.

Cosa ha influito sui buoni risultati?

Contribuiscono al buon andamento dei listini anche i dati pubblicati stamattina sull’inflazione.

Nell’Eurozona, i prezzi al consumo hanno confermato le visioni al rialzo del consensus, segnando 1,3% (a dicembre 2018 l’inflazione si era assestata a 1,0%). Mese su mese, invece, si registra un aumento dell’1,0%, a fronte di un’aspettativa di un aumento dello 0,6% (e un dato precedente di 0,3%). L’indice dei prezzi al consumo armonizzato annuale delude invece le aspettative, seppur di poco (1,4%, rispetto a un’attesa dell’1,5%). In leggero calo il cambio euro/dollaro, a 1,1181.

In Italia il dato sull’inflazione mensile conferma le attese, assestandosi a 0,2%, mentre come quello annuale, a 0,5%, segna una leggera diminuzione rispetto alle previsioni (0,6%). Quanto all’indice armonizzato di dicembre, non riservano sorprese né quello annuale (0,5%) né quello mese su mese (0,2%).

Pubblicati anche i dati macro Usa sul saldo della bilancia commerciale di novembre (-43,10 miliardi di dollari, meglio rispetto alle previsioni, che temevano un aumento di 70 milioni in più, e rispetto al dato di ottobre, -46,90 miliardi di dollari).

L’ottimismo per un accordo Cina-Usa

L’allontanarsi della paura per l’escalation in Medio Oriente fa dunque tornare l’attenzione sui principali dati economici, ma anche sui maggiori appuntamenti delle prossime settimane: primo di tutti, la firma della cosiddetta “Fase 1” degli accordi commerciali tra Cina e Stati Uniti.

La data precisa ancora non è certa, ma si parla di metà gennaio e stavolta dovrebbe davvero trattarsi di una pura formalità: l’accordo c’è e il presidente cinese Xi Jinping è già atteso a Washington per la firma.

È su questa notizia che i mercati sono tornati a salire, dopo le brevi parentesi di venerdì 3 (quando il generale iraniano Quassan Soleimani è stato ucciso) e ieri.

Quali sono le azioni migliori sul Ftse Mib?

Nel frattempo, soprattutto in relazione all’aumento dei prezzi del greggio si registra una buona performance nei listini delle azioni legate al comparto energetico.

Sul Ftse Mib bene dunque Leonardo (+2.07 %, 11.10 euro), mentre torna a scendere leggermente Eni (-0,32%), dopo aver raggiunto, lunedì, il massimo da settembre (14,41 euro per azione). Bene anche STMicroelectronics , attiva nell’ambito dei semiconduttori, +2,62% (24,66 euro) e Tenaris (+2,14%, 10,50 euro per azione).

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