Guerra commerciale, marcia indietro degli Usa. Trump: “Mai dato l’ok a riduzione tariffe”

Borse in perdita all’indomani dell’ennesimo dietrofront sulle trattative commerciali. A rischio l’accordo sulle tariffe previsto per metà dicembre

Tempo di far gonfiare di ottimismo i mercati, dopo l’apertura a un graduale abbassamento dei dazi da parte di Cina e Usa, e già venerdì sera il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha provveduto a raffreddare gli animi: “Non ho detto di essere d’accordo”, ha dichiarato poco prima di imbarcarsi per la Georgia.

Cosa è successo?

Eppure giovedì il portavoce del ministro per il Commercio cinese, Gao Feng, aveva fatto capire che negoziatori da Washington fossero d’accordo su una rimozione delle tariffe, sebbene senza rilasciare troppo dettagli. Non solo: stando alle parole alla portavoce della Casa Bianca Stephanie Grisham, l’amministrazione Trump inizialmente sarebbe stata “molto ottimista” sul fatto che i due lati “raggiungano presto un’intesa”.

Una conferma che però sembrerebbe non essere mai stata ufficiale: lo dimostra il malcontento sorto all’interno della Casa Bianca, per cui accordare una riduzione delle tariffe potrebbe far perdere agli Usa la propria posizione al tavolo dei negoziati. D’altra parte, subito sono state smentite anche queste voci: il consigliere personale di Trump, Peter Navarro, ha dichiarato che “l’unico a poter prendere una decisione è Trump”.

E, a quanto pare, Trump non ha la minima intenzione di cedere. I dazi imposti sui beni in arrivo dalla Cina stanno infatti generando “miliardi” per le casse Usa: “Sono molto contento in questo momento. Stiamo guadagnando miliardi di dollari”, ha dichiarato il presidente Usa, che dunque a quanto pare non vuole mollare la presa proprio ora che l’economia cinese sembra iniziare ad arrancare. Per Trump invece la Cina vorrebbe un patto più di quanto lo vogliano gli Usa. “A me piacerebbe raggiungere un accordo, ma deve essere quello giusto”, ha dichiarato sabato.

La risposta dalla Cina non si è fatta attendere: niente tariffe, niente firma sulla “Fase 1” dell’accordo commerciale.

Quali saranno i settori più colpiti?

Niente accordo significa anche niente sospensione dei dazi programmati per il 15 dicembre. A ottobre scorso era infatti stato possibile evitare l’aumento delle tariffe su prodotti strategici destinati alla Cina (che sarebbero dovuti passare dal 25 al 30% su 250 miliardi di beni, soprattutto agricoli). Restava il dubbio su quelli previsti appunto per dicembre: 160 miliardi di dollari di prodotti tech, cellulari, tablet, ma anche videogiochi.

Qualora così non fosse, si tratterebbe di una misura che avrebbe pesanti ricadute sull’intero comparto tecnologico. L’imposizione di tasse sull’export cinese inciderebbe sulle produzioni Huawei e Apple.

Come hanno reagito i mercati?

Negative le borse dopo quest’ennesima retromarcia. Gli indici asiatici chiudono tutti in rosso, complice anche la situazione sempre più tesa delle proteste ad Hong Kong, che ha fatto chiudere l’Hong Kong a -2,62%. In Cina, Shangai perde l’1,83%, lo SZSE Component il 2,17%, China A50 l’1,60%. Leggermente migliore la situazione in Giappone, dove il Nikkei perde lo 0,26% e il Topix si mantiene stabile.

La tensione si è riversata anche sugli indici europei: il FTSE 100 perde lo 0,61%, Ftse Mib lo 0,42%, il Daxlo 0,35%, Cac 40 relativamente stabile a -0,03% e, infine, l’Ibex 35 perde lo 0,38% (Madrid sconta anche l’esito delle elezioni di ieri, con il partito Socialista che ha guadagnato la maggioranza relativa – non abbastanza però per formare un governo).

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