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Ftse Mib guadagna oltre il 3%, non frena neanche dopo drastico calo delle immatricolazioni

Gli indici azionari assorbono l'impatto dei profondi ribassi in Europa sulle nuove auto vendute (fino all’85% in Italia) – ampiamente previsti. Azioni Fca in aumento di oltre il 5%

I dati macro pubblicati in mattinata restituiscono l’immagine di un’Eurozona sempre più rassegnata a fare i conti con l’impatto economico del coronavirus, eppure resiliente. Particolarmente gravi si presentano le immatricolazioni di marzo, che in tutta Europa hanno registrato cali a doppia cifra. Considerando anche Regno Unito e i paesi Efta (Svizzera, Norvegia e Islanda), le vendite sono calate del 51,8%, 853.077 automobili invece delle 1.771.030 del marzo 2019.

Come è andato il mercato dell’auto a marzo?

Nell'Europa a 27 le immatricolazioni sono calate di circa il 55% nell’ultimo mese, un colpo devastante per un settore che non è riuscito a segnare risultati sopra lo zero neanche a gennaio (-7,5%) e febbraio (-7,4%), quando il novo ceppo di coronavirus aveva appena iniziato a circolare.

L’Acea, associazione delle case automobilistiche europee, calcola un crollo delle nuove immatricolazioni dalle 1,264,569 unità del marzo 2019 alle sole 567,308 unità del mese scorso. Le vendite sono state più che dimezzate, con il 25% del calo della domanda concentrato solo nei primi tre mesi del 2020 e marzo che ha chiaramente alzato la media.

Come si distribuisce il calo all’interno dell’UE?

Il crollo delle nuove immatricolazioni si spiega con le misure di lockdown entrate in vigore verso la metà di marzo praticamente in tutti i paesi comunitari.

La maglia nera tocca dunque all’Italia, con un ribasso del 35,5% da gennaio a marzo; seguono Francia (-34,1%), Spagna (-31%) e Germania (-20,3%). Quanto ai dati del solo mese di marzo, la situazione sprofonda: in Italia il mercato crolla dell’85,4%, solo 28.326 nuove auto rispetto alle 194.302 unità di marzo 2019. In Francia il calo si è assestato al 72,2%, la Spagna segna -69,3% mentre la Germania si ferma a -37,7% il Regno Unito a -44,4%.

D’altra parte, il dato riflette anche il fatto che proprio in Italia le restrizioni siano entrate in vigore in anticipo rispetto agli altri paesi europei (era ancora l’11 marzo). Andando a confrontare i dati dei paesi dove le stesse misure sono entrate in vigore più tardi (o sono molto meno vincolanti), si cone come la Svezia sia scesa di solo l'8,6%, la Finlandia dello 0,9% e l'Olanda del 23,4%.

Quali case automobilistiche hanno subito i danni peggiori?

Anche andando a scomporre i dati per casa automobilistica, a perdere di più è stata l’italo-americana Fiat-Chrysler, che proprio nell’Italia ha il suo mercato di riferimento: - 74,4%, corrispondenti a 27.326 automobili. Regge bene il marchio Fiat, pur perdendo il 73%; seguono Jeep (-74,5%), Lancia con un calo del 91,5%, Alfa Romeo che perde il 75,5% mentre, infine, la nicchie di Maserati registra “solo” una flessione del 71,8%.

Le sorti di Fca non possono non incrociarsi con la francese Psa, con cui i progetti di fusione sono ancora in pieno svolgimento, ha immatricolato 94.175 unità – il 66,9% in meno. La sola Peugeot è crollata del 64,3%, Opel del 68,9%, Citroën del 69,1% e DS del 43,5%.

La situazione va relativamente meglio in Germania, con Volkswagen che a marzo ha venduto 233.240 vetture e scende del 43,5%. Skoda scende del 37,1%, Audi del 43,8%. Infine, BMW perde il 39,7%, con le registrazioni che ammontano a 72.523.

Come hanno reagito gli indici europei?

Eppure il dato era ampiamente atteso, tanto che le Borse europee non solo non sembrano averne affatto risentito, ma seguono il trend rialzista anche i titoli degli stessi marchi automobilistici più colpiti, complice l’ottimismo con cui gli indici hanno aperto l’ultima sessione della settimana.

Al momento, a guidare i guadagni tra gli azionari europei è Parigi, in rialzo del 4,28%, dove Psa segna un rialzo del 3,28%, a 11,66 euro per azione. Seguono Francoforte, a +4,25%, Londra +3,61% e Milano, +3,22%. Su Piazza Affari le azioni di Fca viaggiano attualmente a quota 7,53 euro, in rialzo del 5,87%.

Queste informazioni sono state preparate da IG Markets Limited e IG Europe GmbH (di seguito "IG"). Oltre alla liberatoria riportata di seguito, il materiale presente in questa pagina non contiene uno storico dei nostri prezzi di trading, né alcuna offerta o incentivo a operare nell’ambito di qualsiasi strumento finanziario. IG declina ogni responsabilità per l’uso che potrà essere fatto di tali commenti e per le conseguenze che ne potrebbero derivare. Non forniamo nessuna dichiarazione o garanzia in merito all’accuratezza o la completezza delle presenti informazioni, di conseguenza, chiunque agisca in base ad esse, lo fa interamente a proprio rischio e pericolo. Eventuali ricerche fornite non intendono rispondere alle esigenze o agli obiettivi di investimento di un soggetto in particolare e non sono state condotte in base ai requisiti legali previsti per una ricerca finanziaria indipendente e, pertanto, devono essere considerate come una comunicazione di ambito marketing. Anche se non siamo sottoposti ad alcuna limitazione specifica rispetto alla negoziazione sulla base delle nostre stesse raccomandazioni, non cerchiamo di trarne vantaggio prima che queste vengano fornite ai nostri clienti. Vi invitiamo a prendere visione della liberatoria completa sulle nostre ricerche non indipendenti e del riassunto trimestrale.

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