No all'accordo May, no al no-deal. Oggi al voto l'estensione dei termini: Brexit oltre il 29 marzo?

Sterlina in recupero sul riassorbirsi dei timori di una Brexit no-deal. Dopo il voto di mercoledì, su GBP/USD, giù EUR/GBP. Oggi il Parlamento inglese vota l'estensione dell'Art.50 oltre il 29 marzo. Serve un piano di uscita.

Fonte: Bloomberg

Il Parlamento inglese respinge l’idea di una Brexit senza accordo e si appresta a votare oggi la dilazione dei termini d’avvio della Brexit, non al 29 marzo 2019, ma più in là.

A più di due anni e mezzo da quel giugno 2016 il mercato resta a guardare un Regno Unito che sembra non saper bene quale fine perseguire e, soprattutto, in che modo.

Brexit no-deal: Camera dei Comuni vota contro l'uscita senza accordo

I deputati hanno votato 321 a favore e 278 contro l’esclusione di una uscita senza accordo; i parlamentari hanno inoltre convalidato 312 voti a 308 la propria scelta, ponendo il proprio favore all’emendamento Spelman, che proponeva il no-deal sotto ogni circostanza (no-deal ever).

La Camera dei Comuni ha quindi scelto di esclude l’uscita senza accordo. Sebbene il voto di ieri non abbia l'autorità assoluta e vincolante di escludere del tutto l’ipotesi di no-deal, la presa di posizione della Camera ha ridato qualche speranza ai mercati.

Sterlina a rialzo dopo il voto sul no-deal. Oggi la proroga dei termini

Il riassorbirsi dei timori di una exit disordinata, la peggiore delle situazioni possibili per ogni parte in causa, ha portato a rialzo la sterlina inglese del 2% circa, che ha toccato ieri contro dollaro un massimo di giornata poco al di sotto della soglia a 1,34, sui massimi da metà giugno 2018.

Apprezzamento della sterlina anche contro la moneta unica: la coppia EUR/GBP è tornata a testare a ribasso per la terza volta in tre giorni la soglia di 0,85, dopo un’apertura di giornata mercoledì sopra quota 0,8630. Il cambio resta inserito all’interno del canale ribassista in essere da inizio 2019.

Dopo un’ulteriore conferma di disfatta, Theresa May ha esortato i deputati ad andare avanti: i legislatori prima o poi dovranno infatti riuscire a raggiungere un accordo che spieghi come il Regno Unito gestirà l’uscita dall’Unione, con o senza una proroga dei termini.

Brexit, estensione Art.50 oltre il 29 marzo: scenario più probabile

Al Regno Unito restano ora poche opzioni: ritardare l’entrata in vigore della Brexit, approvare l'accordo May all'ultimo minuto o pensare ad un nuovo referendum.

Nel caso di spostamento in là del termine del 29 maggio, la Gran Bretagna dovrebbe comunque giustificare le proprie ragioni all'Ue, fissando i punti in agenda da perseguire. In caso di voto positivo da parte dei Comuni al voto odierno, il via libera definitivo ad una proroga dei termini avverrà solo nel caso in cui tutti e 27 i membri del blocco dovessero dare il proprio via libera.

Goldman Sachs ha confermato di continuare “a vedere il 55% di possibilità che l’accordo May venga infine ratificato, dopo un'estensione di tre mesi dell'articolo 50”. La banca ha quindi lasciato inalterati gli altri due pesi, quello di no Brexit e quello di no-deal, rispettivamente al 35% e al 10%.

Mercoledì il capo negoziatore della Brexit, Michel Barnier, ha detto ai membri del Parlamento europeo che ora è responsabilità del Regno Unito "dirci cosa vogliono per i nostri futuri rapporti". Sarebbe questa la domanda che, ad ora, congela internamente la Camera inglese, da porsi, secondo Barnier, prima di decidere una eventuale estensione dell’Articolo 50.

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