Elezioni Hong Kong: cosa significa veramente la vittoria dei pro-democrazia?

Il Consiglio distrettuale è ufficialmente in mano ai manifestanti. La governatrice di Hong Kong ha fatto sapere che “rifletterà seriamente” sulle richieste dei cittadini, mentre si valuta l’effettiva portata di questa vittoria

Sembrano solo semplici elezioni distrettuali (poco più che comitati di quartiere), eppure il voto di ieri ha segnato un punto importante in sei mesi di proteste ad Hong Kong. Tra pan-democratici (347 seggi) e indipendenti (45 seggi, ma si calcola che tale gruppo sia composto in maggioranza da pro-democratici), i dimostranti hanno conquistato la maggioranza in 17 consigli su 18, mentre ai pro-establishment sono rimasti solo 60 seggi.

L’affluenza alle urne è stata di oltre il 70%, corrispondente a quasi tre milioni di persone, tre quarti degli aventi diritto: non ha mai votato così tanta gente neanche alle elezioni parlamentari.

Cosa significa il voto di ieri?

A livello pratico, i consigli distrettuali contano poco – come non ha mancato di sottolineare la stampa cinese. Di fatto però si è trattato di un vero e proprio “voto di sfiducia” contro l’establishment di Pechino, come ha dichiarato il neo-eletto consigliere Lo Kin-hei. Subito dopo l’annuncio dei risultati Carrie Lam, governatrice di Hong Kong, ha dichiarato che “ascolterà umilmente le istanze dei manifestanti” e che il governo “rifletterà seriamente” sulle richieste dei cittadini dell’ex colonia britannica.

Ma la vittoria potrebbe aprire nuovi spiragli anche a livello politico: una struttura più autonoma e finanziamenti pubblici garantiranno infatti un margine di azione più ampio ai pro-democrazia, per quanto ancora alla base della piramide del processo decisionale.

D’altra parte, il mandato di Lam si avvia al termine e, tra i pochi poteri dei consigli distrettuali, vi è comunque la facoltà di scegliere 117 tra i 1.200 membri del comitato destinato a selezionare il futuro capo esecutivo di Hong Kong – che poi verrà formalmente appuntato da Pechino.

Il Consiglio distrettuale è solo un ramo dei due organismi di semi-rappresentanza di Hong Kong. Quello che si occupa effettivamente di legiferare è l’altro, il Consiglio legislativo, formato da 70 seggi di cui 35 eletti tra cinque circoscrizioni con sistema proporzionale, 30 riservati a rappresentanti “costituzionali” votati da piccoli gruppi d’interesse (storicamente pro-Pechino), mentre gli ultimi cinque scelti proprio dai collegi distrettuali.

Da parte cinese, si sottolinea come la politicizzazione delle elezioni sarebbe limitata, proprio a causa della natura stessa dei consigli distrettuali, che deliberano su questioni afferenti alla vita quotidiana come trasporti, verde pubblico e condizioni del quartiere. Si è trattato comunque di un duro colpo per la “maggioranza silenziosa” su cui puntava Pechino e che, evidentemente, non esiste.

Come ha reagito la Cina?

La stampa ufficiale cinese ha cercato di contenere la notizia. L’agenzia Xinhua ha semplicemente annunciato l’avvenuto spoglio dei voti, senza specificare le percentuali dei risultati, mentre il Global Times ha sottolineato da una parte la scarsa rilevanza delle elezioni distrettuali, mentre dall’altra non ha mancato di sottolineare tafferugli avvenuti davanti ai seggi. Le proteste in effetti a Hong Kong non si sono fermate, soprattutto nei dintorni dell’università, ma sembra che le elezioni si siano svolte in maniera ordinata, come riportano anche alcuni osservatori esterni.

Pechino tuttavia si è concentrata sulle accuse di ingerenze da parte dell’occidente nella questione di Hong Kong. E, in effetti, mentre soprattutto gli Usa accolgono con soddisfazione i risultati delle elezioni di domenica, la situazione si fa sempre più tesa per quanto riguarda le conseguenze sulla guerra commerciale che da oltre un anno contrappone Cina e Stati Uniti. La settimana scorsa Washington ha approvato il cosiddetto “Hong Kong Human Rights and Democracy Bill”, con cui si esorta l’amministrazione Trump ad agire per porre fine alle proteste: per quanto la Cina possa volere per prima un accordo commerciale, difficilmente acconsentirà a una tale invasione di competenze.

Come hanno reagito i mercati?

Nel frattempo però i mercati apprezzano quello che potrebbe sembrare il germe di un ritorno a una situazione più stabile. In nottata l’indice di Hong Kong è salito guadagnando oltre i 2 punti percentuale e chiudendo la sessione con un +1,50%.

Gli indici cinesi evidenziano delle performance peggiori rispetto a quelli di Hong Kong: lo Shanghai Composite ha chiuso con un rialzo dello 0,72%, mentre lo SZSE Component si mantiene sulla parità.

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