E Brexit sia: Johnson conquista la maggioranza in Uk, pronti a uscire il prima possibile

Il risultato delle elezioni di ieri ha rappresentato una vittoria schiacciante per i conservatori, che ora possono contare su un Parlamento più stabile per far passare l’accordo

Per i Conservatori è la vittoria più epocale dal 1987; per i Laburisti, invece, la sconfitta peggiore dal 1932. Le elezioni di ieri nel Regno Unito lasciano spazio a pochi dubbi: i cittadini britannici hanno votato per la Brexit. I conservatori di Boris Johnson hanno conquistato la maggioranza assoluta dei seggi, 362 su 650: 47 in più rispetto alle scorse elezioni, mentre i Laburisti ne hanno persi 59.

Corbyn ha dichiarato che prenderà un “periodi di riflessione” come leader di partito, ma che non condurrà i Laburisti alle prossime elezioni. Sterlina al massimo sull’euro da metà 2016.

Entro quanto avverrà la Brexit?

Il sogno del leader conservatore Boris Johnson sarebbe riuscire a realizzare la Brexit entro Natale, anche se al momento c’è tempo fino al 31 gennaio 2020. Dopo partirà il rally per concludere accordi commerciali con i singoli stati dell’Unione Europea. E, all’accusa proveniente dai Liberal Democratici (che hanno riportato un imbarazzante 11,5% delle preferenze) del poco tempo a disposizione, risponde: “Le deadline concentrano la mente”.

Secondo le tempistiche ufficiali, ora che Johnson può contare su un Parlamento più stabile riuscirà a far passare un accordo che sancisca l’uscita dall’Unione entro (si spera) poche settimane; a quel punto l’accordo dovrà essere approvato dal Parlamento europeo, presumibilmente intorno a metà gennaio, per permettere al Regno Unito di uscire ufficialmente dall’Ue alla data prestabilita, il 31 gennaio.

Cosa farà ora l’Unione Europea?

I leader europei, riuniti oggi in un summit a Bruxelles, stanno discutendo proprio in queste ore i prossimi passi. “Vedremo se è possibile per il parlamento inglese di accettare l’accordo negoziato. In tal caso, siamo pronti per i prossimi passi” ha dichiarato Charles Michael, presidente del Consiglio europeo.

In ogni caso, il sentimento prevalente tra i leader dell’Ue è che Johnson finirà comunque per negoziare accordi commerciali particolarmente stretti con l’Unione. “È importante avere chiarezza il più presto possibile”, ha continuato Michael. “Siamo pronti. L’Ue negozierà per assicurarsi una stretta cooperazione nel futuro con il Regno Unito”. Anche la nuova presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha dichiarato che lavorerà e si confronterà con il nuovo primo ministro britannico, in attesa delle prossime mosse.

Il nodo della Scozia

Torna a farsi sentire anche la questione della Scozia. Lo Scottish National Party ha raggiunto il 3,9% dei voti, 13 seggi a Westminster. Per Nicola Sturgeon, leader dell’Snp, si tratta di un “chiaro endorsement” degli elettori per un secondo referendum sull’indipendenza scozzese (dopo quello del 2014).

Il voto di ieri ha infatti spaccato il Regno Unito, con la Scozia fortemente pro-Europa che, ora, trova ancora meno ragioni per restare a far parte di una nazione che dall’Unione europea ha deciso di uscire. In Scozia il partito Conservatore ha perso sette seggi (ora è a quota sei), mentre ai Laburisti ne è rimasto solo uno.

Come ha reagito la sterlina?

Sul mercato valutario la sterlina ha evidenziato il rialzo più alto da giugno 2016 rispetto all’euro. Il cambio EUR/GBP sulla forza della sterlina è sceso fino a 0,8350. Anche il cambio GBP/USD ha raggiunto massimi che non toccava da maggio 2018, assestandosi su 1,3380.

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