Crollo bitcoin di oltre il 10% dopo giro di vite della banca centrale cinese

La Repubblica Popolare Cinese aveva appena iniziato a farsi piacere le criptovalute, ma subito i rischi hanno portato a un dietrofront – che ha causato il crollo più grave da sei mesi

È da due settimane che il valore dei bitcoin sta seguendo un andamento discendente, ma il crollo definitivo è arrivato solo oggi: in giornata la criptovaluta ha perso l’11,11%, arrivando a 6,929 dollari – peggio di quando, a maggio, era sceso del 7% - e, di fatto, dimezzandosi.

La causa scatenante sembra essere stato il giro di vite che la Banca Popolare cinese ha impresso sulle criptovalute. Sui siti dedicati girano per ora solo traduzioni sommarie di un comunicato della Banca centrale cinese in cui spiega di voler adottare misure più restrittive per chiunque speculi sui bitcoin.

Ma alla Cina quanto piacciono i Bitcoin?

La sede a Shanghai della Banca Popolare cinese ha reso noto che aumenterà i controlli per prevenire illeciti, seguendo l’iniziativa di Shenzen. La mossa mira a scoraggiare speculazioni sulle criptovalute, considerati beni troppo rischiosi. Il trading sui bitcoin non è illegale in Cina, eppure il governo ha scoraggiato (di fatto vietando) le banche a lavorare con essi.

La battaglia del governo cinese contro le criptovalute era partita già nel 2017. Le autorità cinesi in effetti non hanno mai visto particolarmente di buon occhio il diffondersi di valute digitali (molto meno soggette a controlli e tracciabilità), ma nel tempo le posizioni si erano ammorbidite – anche parecchio. Solo il mese scorso, il presidente cinese Xi Jinping ha concesso il nullaosta alla pubblicazione di un articolo particolarmente entusiasta sui bitcoin, definendolo “un importante passo avanti”. Addirittura, indiscrezioni volevano che la Cina si stesse preparando a lanciare la propria criptovaluta entro il 2020.

Fino a qualche settimana fa, l’ottimismo attorno ai bitcoin in Cina era così alto che il prezzo della criptovaluta si era alzato del 40% in due giorni, dopo le dichiarazioni di Xi. Dalla fine di ottobre, invece, il tracollo: il prezzo ha iniziato a scendere e, allo stesso tempo, le autorità hanno iniziato a prendere di mira qualunque provider di transazioni in criptovalute.

Nelle ultime 24 ore, dunque, il bitcoin ha subito un vero e proprio crollo, al pari di altre criptovalute come Ethereum e Bitcoin cash, che hanno perso dal 5% al 15% del loro valore. Neanche gli analisti riescono a piegare esattamente cosa possa essere successo e non possono fare altro che ricordare l’estrema volatilità delle criptovalute: crolli del genere non possono né essere previsti, né – dunque – esclusi.

Come stavano andando i bitcoin?

Eppure, a parte due bottom raggiunti negli scorsi mesi (l’ultimo, a settembre, e un altro a maggio), i bitcoin non stavano andando affatto male: dal gennaio 2019, il loro valore era salito di circa 4 mila dollari. Inoltre, la valuta sembrava destinata a aumentare sempre di più in valore e reputazione, dopo che Cina e Unione Europea avevano riconosciuto la nozione di criptovaluta governata da sistemi di blockchain.

I meccanismi dietro l’andamento delle criptovalute non sono ancora del tutto chiari, ma sembra altamente probabile che la causa del crollo dei bitcoin sia proprio l’endorsment da parte della Cina, che avrebbe spinto i privati a investire sempre di più, aumentando proporzionalmente anche truffe e condotte illecite, che avrebbero poi spinto la Banca centrale cinese ad agire di conseguenza.

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