Coronavirus, oltre 200 contagi in Corea in pochi giorni: indici in calo

Seul sta implementando misure straordinarie dopo la notizia di un’escalation di nuovi casi. Ecco come l’epidemia sta impattando sull’Asia intera

Il governo di Seul ha annunciato oggi misure potenziate per contenere l’espandersi del coronavirus in Corea del Sud, dove i casi sono passati dai 28 della settimana scorsa a 204 di oggi. Ieri è stato registrato il primo decesso, mentre si monitora un gruppo di persone afferenti alla comunità Shincheonji, un movimento religioso para-cristiano da dove potrebbe essersi scatenato un nuovo focolaio dopo che, ieri, un fedele risultato infetto ha partecipato a una messa e contagiato decine di persone.

Cosa ha comportato il virus per la Corea?

Il governo di Seul ha dunque disposto la chiusura dei luoghi pubblici e l’implementazione di specifiche “zone di cura speciali”, mentre la situazione si è aggravata nel momento in cui sono risultati contagiati tre membri delle forze armate, provocando restrizioni anche ai movimenti del personale militare nazionale.

Le misure di quarantena riguardano soprattutto la città di Daegu, dove è attivo il gruppo Shincheonji in cui è stata registrata la maggioranza dei contagi. Yonhap, agenzia di stampa sudcoreana, osserva come gli sforzi del governo si stiano spostando dal cercare di prevenire il diffondersi del virus dall’esterno al concentrarsi ora nel contenerlo a livello locale.

Quali altri economie asiatiche stanno subendo di più l’impatto del virus?

Gli indici di Borsa in Corea hanno chiuso al ribasso, sul timore di conseguenze economiche. All’inizio del mese il ministro delle finanze coreano aveva infatti annunciato una leggera ripresa della fiducia dei consumatori, passato da 100,5 punti di dicembre a 104,2 punti a gennaio (il livello più alto dal giugno del 2019); allo stesso tempo, tuttavia, il ministero aveva osservato che gli effetti del coronavirus avrebbero potuto ritardare la ripresa economica. I danni più a breve termine si prevede concentreranno sui rallentamenti nelle forniture.

D’altra parte, il virus rischia di far precipitare le economie dell’intera area, soprattutto quelle di paesi fortemente dipendenti dalla domanda cinese.

Singapore

Singapore ha visto la produzione scendere a dicembre 2019 dello 0,7% rispetto allo stesso periodo del 2018 sebbene invece, a livello mensile, abbia osservato un aumento del 4,1%. Le punte di diamante della produzione industriale di Singapore sono soprattutto il settore biomedico e ingegneristico. Il ministero del Commercio e dell’Industria di Singapore ha notificato alcune aziende accusate proprio di fare profitti dall’allargarsi dei contagi in città (al momento circa un’ottantina, il primo caso registrato il 4 febbraio). Il ministero ha anche rivisto al ribasso le previsioni di crescita per il 2020: a novembre 2019 i dati avevano stimato una crescita tra lo 0,5% e il 2,5%, ma nelle ultime settimane sono state riviste tra –0,5% e 1,5%.

Hong Kong

Quanto a Hong Kong, la situazione era già difficile già da mesi, a causa delle proteste in atto ormai da giugno 2019 che hanno già fatto scendere il pil dell’ultimo trimestre 2019 del 2,9%, aggravato inoltre dalle tensioni commerciali tra Cina e Usa. Il 2020 era iniziato sotto i migliori auspici, con lo scemare delle proteste e la firma della tregua commerciale tre le due superpotenze; l’epidemia di coronavirus, secondo le parole del segretario alle Finanze, “aumenterà notevolmente il rischio di una continua contrazione economica quest’anno”.

Giappone

A soffrire più di tutti però sarà probabilmente il Giappone, che già arriva da un 2019 particolarmente difficile. All’inizio della settimana sono stati pubblicati i dati del pil dell’ultimo trimestre, che hanno restituito un’immagine a rischio recessione per l’economia nipponica: -6,3% rispetto agli ultimi tre mesi del 2018, la contrazione più veloce degli ultimi sei anni.

Il brusco calo è dovuto soprattutto all’aumento dell’iva, passata dall’8% al 10%, che ha spinto al ribasso i consumi. Considerando anche i danni del tifone Hagibis, le ripercussioni della guerra commerciale tra Cina e Usa e l’annosa crisi debitoria del paese, il Giappone mostra un fianco completamente scoperto all’impatto del coronavirus sull’economia del primo trimestre 2020.

Come hanno reagito le Borse?

Non stupisce dunque che gli indici asiatici non stiano registrando negli ultimi giorni valori particolarmente positivi. Si salvano solo gli indici cinesi, grazie alle operazioni monetarie implementate dalla banca centrale cinese che, grazie a una politica di iniezioni di liquidità e tagli dei tassi sui prestiti a medio e breve termine, sta cercando di supportare l’economia del paese. Stamattina dunque la Borsa di Shanghai ha chiuso in rialzo del +0,31% e quella di Shenzhen a +1,05%, mentre China A50 è stata l’unica negativa, a -0,46%.

Male invece tutti il resto del comparti asiatico: la Borsa di Seul ha perso l’1,49%, quella di Hong Kong l’1,09%, il Giappone lo 0,39% (sul Nikkei) e lo 0,03% (sul Topix).

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