Cina-Usa, ottimismo su trattative commerciali. Via i dazi a dicembre?

Segnali di avvicinamento tra le due superpotenze, ma il vice ministro degli Esteri cinese non transige sulla sovranità territoriale

La Cina non vuole altro che “il bene dei propri cittadini”, nessuna nazione può prosperare senza collaborare con le altre e, soprattutto, il mondo vuole che Cina e Stati Uniti pongano fine alla guerra commerciale: è quanto affermato da Le Yucheng, vice ministro degli Esteri cinese, durante il forum di Xiangshan a Pechino.

La dichiarazione segue le parole del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che si è detto “ottimista” sull’andamento dei negoziati. Per il consigliere della Casa Bianca, Larry Kudlow, si riapre così la possibilità di un’eliminazione dei dazi previsti per dicembre, se le trattative dovessero proseguire per il meglio.

“Qualsiasi problema può essere risolto, fino a quando c’è rispetto da entrambe le parti”, ha continuato il viceministro durante il suo intervento.

A cosa si riferisce la Cina?

Restano dunque aperte le possibilità per un accordo, eppure Le Yucheng sottolinea anche l’importanza di rispettare gli interessi cinesi. Il vice ministro ha nominato le questioni del Mar Cinese Meridionale, Xinjiang, Tibet e Taiwan, ma soprattutto le proteste in atto da mesi a Hong Kong. Ogni situazione in cui viene messa in dubbio la sovranità della Cina, insomma, deve restare appannaggio della sola Cina. Il riferimento va ai sospetti sul coinvolgimento degli Usa nelle proteste ad Hong Kong, che infiammano l’ex colonia britannica da inizio giugno.

D’altra parte, è di ieri la notizia che la Cina non ha perso occasione per invocare 2,4 miliardi di dollari in sanzioni di ritorsione contro gli Stati Uniti, in risposta al mancato allineamento degli Usa a una sentenza dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (World Trade Organisation, Wto). Il caso riguardava tariffe sull’acquisto di pannelli solari, pale eoliche e bombole d’acciaio cinesi, avvenuto sotto l’amministrazione Obama: secondo la Wto, il governo cinese avrebbe potuto imporre sanzioni di ritorsione, qualora gli Usa non avessero eliminato le proprie. L’organizzazione ha dato il via libera alla Cina verso la metà di agosto, ma gli Usa si erano appellati contro la decisone.

D’altra parte i rapporti tra gli Usa e la Wto non sono affatto idilliaci. Donald Trump continua infatti la sua battaglia per rivedere il ruolo della Cina all’interno dell’Organizzazione e depennarla dalla liste dei “paesi in via di sviluppo” (con tutti i benefit che tale condizione comporta).

Quanto incide la Brexit?

Segnali interessanti provengono anche dal Vecchio Continente. Come quelli di tutti gli altri mercati globali, anche gli occhi della Cina sono puntati sulla Brexit. Gli investitori sono infatti ottimisti sul voto di oggi, quando i membri del parlamento britannico si esprimeranno sul Withdrawal Agreement e, dunque, potrebbero evitare un’uscita disordinata del Regno Unito dall’Unione Europea.

L’attenzione si concentra sui movimenti della sterlina (GBP/EUR: a seconda di un’approvazione o meno (e, in quest’ultimo caso, di elezioni anticipate?) potrà rafforzarsi o stabilizzarsi.

Le conseguenze sui mercati

Borse asiatiche poco mosse ma comunque in leggero rialzo: Shangai guadagna lo 0,50%, lo SZSE Component lo 0,93%, China A50 Future lo 0,10%. Chiusa invece la Borsa di Tokyo, per via della festa nazionale che celebra l’incoronazione dell’imperatore Naruhito.

Il cambio USD/JPY è in leggero ribasso, a 108,52. Il cambio EUR/USD dopo la lunga corsa evidenziata nel mese di ottobre che lo aveva portato a toccare un massimo in area 1,1180 è ora sceso a 1,1140.

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