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Cambio EUR/USD in forte discesa, ai minimi da gennaio 2017

Il biglietto verde si sta rafforzando nei confronti dell’euro sulla scia delle divergenti politiche monetarie e della situazione di risk-off sui mercati. Pressioni inflazionistiche preoccupanti negli Stati uniti.

Il cambio EUR/USD scende e tocca livelli mai visti da 5 anni a questa parte fino al livello di 1,0422. Il mercato sta scontando le azioni aggressive sul costo del denaro da parte della Federal Reserve che la settimana scorsa ha rialzato i tassi di interesse di 50 punti base, nella forchetta tra 0,75%-1%. E potrebbe aumentarli sempre di 50 punti base anche nel meeting di giugno portandoli nel nuovo range 1,25%-1,50%. Ieri i dati sull’inflazione statunitense, in leggero rallentamento ma più alti del previsto (all’8,3% contro l’8,1% del consensus), hanno confermato il clima di forte tensione che sta permeando l’attuale scenario macroeconomico.

L’euro soffre, soprattutto, a causa della Banca Centrale Europea che sta mostrando una forte indecisione nel frenare le pressioni inflazionistiche. Se è vero che nell’area euro l’inflazione non ha - ancora - raggiunto livelli preoccupanti come oltre oceano, sembra tuttavia che Christine Lagarde stia pressoché attendendo le mosse del governatore americano Jerome Powell. Infatti, la BCE - pressata su più fronti - ha lasciato intendere che potrebbe aumentare i tassi di interesse nella riunione di luglio (dopo la conclusione dei piani di acquisto di titoli di stato). Inoltre, l’introduzione negli Stati Uniti del quantitative tightening e la conseguente riduzione della quantità di moneta nel sistema economico sta decisamente privilegiando il dollaro nei confronti dell’euro.

A nostro avviso, le banche centrali, sia FED che BCE, sono diventate sempre più politicizzate e le loro mosse perdono gradualmente di effetto sull’economia reale. Il carattere di indipendenza della banca centrale rispetto alle pressioni politiche si è andato perdendo negli ultimi difficili anni caratterizzati da pesanti shock esogeni.

Tornando all’andamento dell’EUR/USD, a sfavore della moneta unica vi sono, inoltre, le sempre più pressanti tensioni geopolitiche ai confini dell’Europa che - certamente - non stanno privilegiando la moneta unica. I danni causati ai gasdotti Ucraini e la conseguente riduzione della portata delle forniture sta mettendo sotto pressione l’euro. Infatti, da un anno a questa parte, questo evidenzia una tendenza fortemente ribassista con un deprezzamento di circa il 15% dai massimi di 1,21 raggiunti nel 2021.

A contribuire alla discesa dell’eurodollaro delle ultime ore è anche la situazione di risk-off che si è creata sui mercati. Gli investitori stanno cercando di spostare la liquidità in porti “sicuri” e nel mercato valutario hanno aumentato la loro esposizione nei confronti di dollaro USA e yen.

Quale tendenza fondamentale per il cambio EUR/USD?

In conclusione, non prevediamo alcun segnale rialzista per il cambio EUR/USD, almeno nel medio/breve termine. Un possibile slancio potrebbe derivare a luglio da un “probabile” rialzo dei tassi da parte della BCE più aggressivo del previsto. Al contrario prevediamo che il dollaro continui un rafforzamento progressivo nel medio periodo.

Quali sono le aspettative grafiche di breve periodo?

Le prospettive grafiche sono negative. L’eventuale cedimento dei minimi odierni a 1,0422 getterebbe le basi per una ulteriore flessione in direzione di obiettivi short ipotizzabili a 1,0340, bottom del 3 gennaio 2017. Primi timidi segnali positivi solamente con una perentoria vittoria di 1,0502, minimi del 9 e dell’11 maggio, preludio a un possibile ritorno a 1,06.

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