Brexit: accordo sempre più probabile, vola la sterlina

Punto di svolta nei negoziati per la Brexit: l’incontro tra Johnson e Varadkar di ieri restituisce fiducia a Bruxelles e i negoziati entrano in una nuova fase

Tornano le speranze per un accordo tra Regno Unito e Unione Europea. Si sa ancora poco dell’incontro di ieri tra il premier britannico Boris Johnson e il suo omologo irlandese Leo Varadkar, ma di certo i due devono aver trovato un compromesso che ha soddisfatto l’Ue. Donald Tusk, presidente del Consiglio Europeo, parla di “segnali positivi” in vista di un accordo per l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea.

Stamattina il segretario per la Brexit, Stephen Barclay, si è incontrato con la sua controparte continentale, il capo dei negoziati Michel Barnier. È stato subito chiaro che l’incontro di ieri ha rappresentato un punto di svolta: l’ottimismo con cui si è chiuso, oltre a far respirare le Borse, è piaciuto a Bruxelles e, dopo il colloquio tra i capo negoziatori, i 27 hanno dato il via libera al cosiddetto “tunnel” (la fase delle negoziazioni in cui discutere dei dettagli tecnici). È la prima volta che una delegazione a guida Johnson arriva a questa fase delle negoziazioni.

Quali sono le sfide?

Raggiungere un accordo sui dettagli tecnici (per lo più della questione del confine irlandese, di cui i due premier hanno parlato ieri) in tre settimane resta comunque altamente improbabile: Theresa May ci mise tre mesi, prima che l’accordo le venisse bocciato dal parlamento, lo scorso marzo. La scaletta diventa sempre più serrata: l’incontro dell’Ue a 28 è previsto per la prossima settimana, il 17 e 18 ottobre. Nel caso in cui non si dovesse raggiungere un accordo, Londra è tenuta dal Benn Act, approvato dal Parlamento lo scorso settembre, a scrivere a Bruxelles, inoltrando una formale richiesta di prolungamento dei negoziati e rimandando la Brexit al 31 gennaio 2020.

Oltre al fattore tempo, giocano anche le valutazioni politiche: Johnson perderebbe infatti il sostegno di una importante fetta alla Camera dei Comuni, quella afferente all’Erg (Eurosceptic European Research Group, un gruppo di backbenchers, dunque senza ruoli nel governo né all'oposizone, fortemente contrari alla partecipazione del Regno Unito all’Unione Europea) e agli unionisti. In realtà Nigel Evans, tra i maggiori esponenti dell’Erg, ha fatto sapere in un’intervista alla BBC che il gruppo sarebbe disposto ad appoggiare le proposte avanzate da Johnson, se anche il Dup (Democratic Unionist Party, il partito unionista) mostrerà la stessa intenzione. Il Dup è fortemente contrario a ogni ipotesi che preveda l’Irlanda del Nord separata dal resto del Regno Unito. Al momento, i gruppi parlamentari sono ancora in attesa di studiare i termini raggiunti ieri da Johnson e Varadkar, prima di pronunciarsi.

Le ricadute sulla sterlina

Tanta fiducia si è riversata sui mercati. Il cambio EUR/GBP è sceso a livelli che non toccava da metà maggio, a 0,8767, apprezzandosi di oltre il 3% nelle ultime 24 ore, mentre quello GBP/USD ha visto un aumento dell’1,25%, assestandosi a 1,26. Il FTSE 100 recupera i valori negativi di stamattina e torna in positivo, +0,68%.

Un effetto domino che si riversa anche sul resto degli indici, in combinazione con il cauto ottimismo delle trattative commerciali tra Cina e Usa, attualmente in corso.

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