Brexit: “Non serve seguire regole di Bruxelles”. Quale accordo commerciale per Londra?

Andamento EUR/GBP in rialzo dopo il primo discorso di Johnson post-Brexit

Ormai è ufficiale: il Regno Unito non è più parte dell’Unione Europea, la bandiera è stata rimossa e il conto alla rovescia è partito: c’è tempo fino a dicembre 2020 per trovare un accordo commerciale.

Oggi il premier britannico Boris Johnson ha parlato alla nazione proprio dell’accordo commerciale che intende negoziare con Bruxelles. Una certezza su tutto: il Regno Unito dovrà diventare il “campione” del libero commercio. L’intenzione infatti sembra essere quella di sfruttare l’occasione appena colta, ovvero quella di essersi sganciato dall’Ue, per porsi come alternativa di libero scambio in un mondo “sempre più orientato al protezionismo”.

Quali modelli seguire?

Il segretario di Stato Rishi Sunak ha specificato che “non c’è bisogno” di stringere necessariamente un accordo con Bruxelles. “Ce ne siamo andati. Ci sono un sacco di modi in cui i paesi commerciano tra di loro (…). Loro (l’Ue) commerciano con alcuni paesi sotto l’unione doganale; con altri, come il Canada, attraverso accordi di libero scambio. E poi commerciano con stati come l’Australia, con specifici trattati per settori”.

Sarebbe questa, dunque, la strategia che Londra ha intenzione di adottare nei prossimi mesi. Qualora non dovesse riuscire a raggiungere un accordo entro dicembre 2020, resta sempre l’ombrello dell’Organizzazione Mondiale del Commercio. D’altra parte, Johnson sembra comunque aver trovato la strategia per accontentare tutti (sia hard sia soft brexiteers): il fatto che non sia necessario allinearsi alle richieste di Bruxelles non esclude che comunque il Regno Unito vorrà mantenere alti standard quanto a concorrenza, protezione sociale, sussidi e ambiente – rendendo dunque più semplice trovare compromessi.

Ciò significa che Johnson ormai si sente sicuro ad escludere l’ipotesi di una “No-deal” Brexit. Qualora infatti si dovesse venire a creare uno strappo con Bruxelles, farebbe fede (oltre all’Omc) soprattutto il Withdrawal Agreement.

Uno sguardo al passato?

Oltre quarant’anni fa, il Regno Unito fece una scelta: abbandonare la prospettiva atlantica, considerata quasi obsoleta (correva l’anno 1973) per iniziare a prendere in considerazione l’allora Comunità Europea. Oggi, la situazione sembra essersi rovesciata e, di nuovo, Londra torna a guardare all’altra sponda dell’Atlantico, ovvero gli Stati Uniti: rappresentanti per eccellenza del protezionismo commerciale, soprattutto sotto l’amministrazione Trump.

Quali sono le prospettive?

Da Bruxelles, intanto, parlava il rappresentante delle negoziazioni con il Regno Unito, Michael Barnier, il quale ha ricordato come, in base all’atteggiamento di Londra, l’Ue sarebbe disposta a offrire “un accordo commerciale molto ambizioso come pilastro centrale di questo rapporto”.

I due modelli che piacciono a Londra sono quello canadese e quello australiano. Del primo se ne parlava già da un po’ (soprattutto per il fatto che le trattative tra per raggiungerlo durarono circa sette anni): si tratta di un accordo in base al quale alcune merci sensibili (tra cui beni alimentari di prima necessità) sono esentati da tariffe – ma devono comunque rispettare gli standard di qualità e sicurezza comunitari. Quanto ai servizi, invece, la copertura è solo parziale. Da definire anche il traffico dei servizi bancari.

Poco si sa invece dell’accordo “all’australiana”. I rapporti con l’Unione Europea sono infatti disciplinati caso per caso, ma i negoziati per un vero e proprio trattato commerciale sono iniziati solo nel 2018.

Come ha reagito la sterlina?

Da stamattina la sterlina ha subito un notevole deprezzamento: alle parole di Johnson, con il cambio EUR/GBP è sceso a 0,6502, mentre quello GBP/USD è arrivato a segnare quota 1,3004.

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