Bank of England, tassi di interesse invariati: pesa ancora incertezza su Brexit

Non si muove il costo del denaro dopo la riunione della BoE, fermo a 0,75% anche dopo la riunione di oggi

Niente taglio dei tassi per il 17esimo mese consecutivo: il board esecutivo della Bank of England ha confermato i tassi di interesse allo 0,75%, confermando le aspettative del consensus.

Con 7 voti contro 2, il comitato di politica monetaria dell’istituto centrale ha inoltre disposto di mantenere il totale del piano di quantitative easing a 435 miliardi di sterline

Cosa c’è dietro la decisione della BoE?

La decisione risponde alla necessità di mantenere l’inflazione all’obiettivo del 2%. A pesare è stata soprattutto la situazione economica nel medio termine, in attesa di capire come ha intenzione di muoversi il governo Johnson nella negoziazione di nuovi accordi commerciali con i paesi dell’Unione Europea - da concludersi necessariamente durante il cosiddetto periodo di transizione, che si chiuderà il 31 dicembre 2020. La banca ha sottolineato che nell’ultimo trimestre del 2019 si stima una crescita del Pil britannico non superiore allo 0,1% (leggermente in ribasso rispetto alle aspettative). Una diminuzione dunque della spesa delle famiglie e delle imprese, causata proprio dall’incertezza sulla Brexit.

All’interno del board esecutivo, le posizioni contrarie sono state solo due. Jonathan Haskel e Michael Saunders hanno infatti sottolineato come un abbassamento dei tassi (a 0,5%) sarebbe stato auspicabile, in quanto avrebbe garantito una “gestione del rischio” più efficace nel contesto di un rallentamento della crescita.

Alla fine dunque l’istituto centrale ha prevalso una posizione più cauta: le ultime notizie sulla Brexit e l’accordo commerciale sulla “Fase 1” tra Cina e Stati Uniti fanno infatti pensare a una potenziale ripresa della crescita, ma che sarà possibile apprezzare solo nel lungo termine. Nell’immediato, invece, una situazione di maggiore incertezza (la proposta di Johnson di emendare l’accordo commerciale con l’Europa a 27, al fine di impedire una proroga del periodo di transizione, è esattamente uno dei fattori di rischio) continua a pesare sull’economia e potrebbe invece portare a un taglio dei tassi: si tratta tuttavia di un’eventualità da monitorare nel lungo termine.

La BoE tiene in considerazione soprattutto l’andamento della sterlina, che riflette la fiducia dei mercati in una Brexit ordinata – il che equivarrebbe a un aumento della fiducia di famiglie e imprese, in grado di influire sull’inflazione.

Il cambio di rotta della Riksbank

Poche ore prima, gli occhi dei mercati erano invece puntati sulla Riksbank svedese. L’istituto centrale stamattina ha infatti annunciato un ritorno al tasso di interesse pari a zero, dopo aver aperto la strada ai tassi negativi – strada successivamente imboccata anche dalla banca centrale europea. La Svezia aveva introdotto i tassi negativi nel 2009 e, dal 2011 in poi, non li aveva più alzati (restando a un livello di -0,25%); a partire dall’8 gennaio, invece, il costo del denaro arriverà ad essere pari a zero.

Nel 2015 il costo del denaro in Svezia scese ulteriormente, al di sotto dello zero, per rispondere a una mossa analoga della Bce (sotto la presidenza di Mario Draghi, che a settembre l’ha portato fino allo -0,5%).

Non si prevedono altri cambiamenti nel 2020: con un’inflazione attesa al 2%, infatti, viene meno la necessità di una politica monetaria così espansiva. È ancora presto però per valori sopra lo zero, secondo il board esecutivo, considerando il rischio recessione dell’economia globale.

Come ha reagito il mercato valutario?

All’indomani della decisione della BoE, il cambio EUR/GBP è salito di quasi mezzo punto percentuale, assestandosi a quota 0,8535, mentre la coppia valutaria GBP/USD si assesta a 1,3021.

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