Azioni Fca sotto i riflettori in vista di fusione con Psa: oggi si riuniscono Cda

Attesa entro domani la firma del memorandum of understanding tra le due società. Quotazione Fca in leggero ribasso, pesano anche i contenziosi aperti

Il progetto di fusione tra la casa automobilistica italo-americana Fiat-Chrysler Automobiles e la francese Peugeot Société Anonyme (Psa) si fa sempre più concreto. Oggi i board esecutivi delle due aziende si incontreranno separatamente per finalizzare la lettera d’intenti stesa lo scorso ottobre, quando era stata avanzata la proposta di fusione.

Le due aziende hanno fatto sapere di voler concludere l’accordo entro la fine dell’anno – una firma della lettera sarebbe dunque possibile entro domani, quando si riunirà anche il consiglio di sorveglianza di Psa.

Cosa prevede il progetto di fusione?

La proposta risale a ottobre e potrebbe creare potenzialmente il quarto polo automobilistico al mondo (dopo Volkswagen, Toyota e l’alleanza Renault-Nissan). A tenere le redini del gruppo saranno Carlos Tavares (ceo di Peugeot), come amministratore delegato, e John Elkann (presidente di Fca), che diventerà presidente.

La nuova società sarà pressoché paritaria: oltre alla divisione dei ruoli di ceo e presidente tra Francia e Italia, la lettera d’intenti dispone anche che le quote delle partecipate siano equamente distribuite tra Exor (per Fca), che ne deterrà il 14,5%, e lo stato francese (proprietario di una quota del gruppo), la famiglia Peugeot e Dongfeng (gruppo cinese che guarda con diffidenza all’ingresso nel mercato Usa), ai quali spetterà il 5,9% ciascuno.

Alcune fonti hanno dichiarato che Psa sarebbe già pronta ad accettare la proposta. Poche settimane fa Bruno Le Maire, ministro dell’Economia francese aveva dichiarato che “questa operazione ha senso”, ai fini di “costruire un nuovo campione di statura mondiale per rispondere alle sfide della mobilità sostenibile”. Si tratta dello stesso ministro che, quest’estate, aveva contribuito a far naufragare la fusione con Renault (al tempo Fca aveva definito il suo atteggiamento troppo invasivo).

Dopo la firma del memorandum, le trattative dovrebbero partire a gennaio e durare per tutto il 2020.

Si tratta di un progetto in grado di creare un colosso dell’automobile da 8,7 milioni di vendite all’anno, tra tutti i marchi dei due gruppi: Fiat, Jeep, Dodge, Ram, Chrysler, Alfa Romeo, Maserati, Peugeot, Ds, Opel e Vauxhall.

L’accordo era stato formalmente annunciato lo scorso 30 ottobre, dopo indiscrezioni trapelate dalle colonne del Wall Street Journal. Il polo arriverebbe a valere circa 50 miliardi di dollari (45 miliardi di euro). Tra i vantaggi principali, di certo vi sarà l’espansione del bacino d’utenza geografico di entrambi i gruppi: Psa sbarcherà infatti sul mercato statunitense, mentre Fca approfitterà della popolarità del gruppo francese soprattutto in Cina. Non solo: l’accordo consentirà un’ulteriore stimolo verso la produzione di veicoli elettrici e ibridi, grazie al know-how di Fca e alle strutture offerte da Psa.

Come stanno andando le vendite?

Nel frattempo, le immatricolazioni registrate da Fca a novembre non hanno dato i risultati sperati. Il dato segna infatti in calo dell’1,4% delle vendite in Europa (circa 66 mila auto vendute) rispetto al mese scorso, mentre la quota di mercato si assesta al 5,6%. Buoni invece i dati rispetto allo stesso periodo dello scorso anno: in Europa sono stati venduti 1,18 milioni di auto, il 4,9% in più rispetto a 1,12 milioni di vetture di novembre 2018.

Come ha reagito il titolo in Borsa?

Il titolo Fca apre poco mosso sul Ftse Mib e segna in mattinata un ribasso dello 0,24% a 13,438 euro per azione. In calo anche le quotazioni Peugeot, a 21,62 (-0,92%). Nelle ultime settimane Fca aveva dovuto vedersela con la causa che l’americana General Motors ha intentato dopo le accuse di corruzione con il sindacato Usa United American Workers (Uaw), che aveva provocato un calo delle quotazioni, a cui poi si è aggiunta, pochi giorni dopo, l’accusa dell’Agenzia delle Entrate italiana di aver svalutato Chrysler al momento dell’acquisizione (una sottostima da 5,1 miliardi).


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