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Azioni Eni in calo, giù il settore oil sul Ftse Mib: cosa succederà all’Opec+?

Il comparto petrolifero perde terreno sulla scia del calo del presso del petrolio, Eni chiude a -1,06%. A due giorni dalla riunione del cartello oil, si prevedono allentamenti sui tagli alla prodzione

Le azioni Eni chiudono la sessione di oggi in calo sul Ftse Mib, al pari di tutto il resto delle aziende attive nel comparto petrolifero, che scontano i cali sul prezzo del barile delle ultime ore. Solo nelle ultime ore il Brent recupera terreno e sale a 63,73 dollari al barile, mentre il Wti torna sopra quota 60 dollari.

Azioni Eni: come sta reagendo il titolo?

A metà pomeriggio, dopo un timido tentativo da parte dell’indice di Milano di recuperare la parità (fallito intorno alle 14:00, quando il Ftse Mib è di nuovo tornato in area rossa: al momento quota in calo dello 0,25%), le azioni Eni SpA - Eni continuano sulla scia dei ribassi. Non va meglio nel resto del comparto: le Saipem scivolano del 2,64% a 2,21 euro in chiusura.

Dietro alla debolezza del comparto petrolifero sul Ftse Mib si cela quella delle materie prime, in una giornata in cui da una parte gli investitori si affrettano a vendere, spinti dal richiamo dei beni rifugio nel contesto di una ripresa economica che prospetta ancora margini di rischio (solo nelle ultime ore i tassi sul T-Bond statunitense sono tornati a scendere, pur muovendosi sempre in area 1,41%, il massimo dal febbraio 2020), dall’altra in attesa del vertice Opec+ in partenza giovedì.

Vertice Opec+: quali prospettive per l’incontro di marzo?

Tra giovedì e venerdì i leader dei principali paesi esportatori di petrolio e i loro alleati si incontreranno per decidere sul destino del prezzo del petrolio.

All’ordine del giorno infatti vi sono i tagli alla produzione: mantenerli al livello corrente (7,9 milioni di barili in meno al giorno, quasi il 7% della domanda mondiale, che di fatto diventano quasi 9 per via dell’ulteriore riduzione da parte della sola Arabia Saudita), o allentare il regime di contingentamento.

Secondo quanto riporta l’agenzia di stampa Reuters, che cita tre fonti interne, il cartello starebbe valutando un graduale aumento della produzione di circa 500.000 barili al giorno – abbastanza per non accumulare troppe scorte di petrolio.

Nell’aprile del 2020 la crisi petrolifera scatenata dalla guerra dei prezzi tra Russia e Arabia Saudita ha spinto i paesi dell’Opec+ ad adottare una strategia di massicci tagli alla produzione: al tempo, i paesi si accordarono per diminuire l’estrazione giornaliera di quasi 10 milioni di barili.

Il piano prevedeva un graduale ritorno alla normalità e già a gennaio 2021 si prevedeva un allentamento dei tagli. La recrudescenza della pandemia di covid-19, con l’emergere delle varianti a più alta contagiosità, e il conseguente calo della domanda – anche nel medio termine – ha spinto il cartello petrolifero a mantenere alti i tagli alla produzione, provocando però allo stesso tempo le rimostranze di quei paesi (tra cui anche la Russia) le cui esportazioni si fondano soprattutto sull’oro nero.

Cosa prevedono gli analisti?

Secondo Equita Sim è altamente probabile che, oltre al leggero allentamento dei tagli alla produzione, il prossimo vertice Opec+ si risolverà anche con un allentamento della propria iniziativa unilaterale.

A determinare l’andamento del prezzo del petrolio nei prossimi giorni contribuiranno inoltre le mosse degli investitori – che potrebbero decidere di vendere in anticipo per ridurre il rischio sulle rispettive posizioni – e l’andamento della ripresa economica cinese, che proprio in questi giorni ha visto la propria attività manifatturiera ridursi al minimo da nove mesi, il che potrebbe inficiare sulla domanda – e la Cina è il più grande importatore di petrolio al mondo.

Equita stima dunque un prezzo del barile attorno ai 50 dollari nel 2021 per la varietà Brent, leggermente al di sotto del consensus, destinato comunque a salire a 55 dollari entro il 2022. La Sim resta comunque ottimista sul titolo Eni.

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