Andamento euro-sterlina torna a salire dopo prime dichiarazioni di Johnson

Boris Johnson rende illegale un’eventuale proroga del periodo di transizione. Torna il timore no-deal Brexit: cambio euro-sterlina in calo a livelli pre-elezioni

Il nuovo corso del secondo governo di Boris Johnson sta già provocando i primi effetti sul mercato valutario, con il cambio euro-sterlina che torna ai livelli di quando, giovedì scorso, ancora non erano stati annunciati i risultati delle elezioni generali.

Perché la sterlina è tornata a deprezzarsi?

La schiacciante maggioranza raggiunta da Johnson il 12 dicembre (362 seggi su 650) garantisce al premier britannico una forza all’interno di Westminster tale non solo da poter far passare senza eccessivi problemi l’accordo sulla Brexit (si parla infatti addirittura della possibilità di anticiparla rispetto alla data limite del 31 gennaio 2020), ma anche alcuni emendamenti all’accordo. Il primo voto sul piano per la Brexit alla Camera dei Comuni è atteso già per venerdì.

Oggi una fonte interna a Westminster ha confermato che la squadra governativa di Johnson starebbe già lavorando su una modifica che renda illegale per il parlamento autorizzare una proroga del periodo di transizione oltre il 31 dicembre 2020.

Per quanto le intenzioni siano ancora quelle di una Brexit ordinata, dopo questa mossa di Johnson i mercati tornano a temere la prospettiva di un’uscita senza accordo (che comunque trova un ostacolo nel Benn Act, la legge che già a ottobre aveva comportato il rinvio dell'uscita dall'Ue al 31 gennaio 2020). D’altra parte, la garanzia di tempi certi per lasciare l’Ue è stato proprio il fattore che ha spinto il leader dell’Ukip Nigel Farage a farsi da parte, in un endorsement per i conservatori.

A quanto pare, Johnson avrebbe agito di propria iniziativa, senza influenze da parte dell’Erg (European Research Group, formazione pro-hard Brexit interna al partito Conservatore).

A cosa serve il periodo di transizione?

L’accordo per la Brexit, dunque, c’è: è lo stesso negoziato proprio da Johnson lo scorso ottobre e che non era riuscito ad essere convertito in legge a causa del parlamento troppo diviso. All’indomani del risultato delle elezioni di giovedì scorso, invece, la situazione è cambiata. La maggioranza infatti è ora effettivamente in grado di portare avanti (presumibilmente fino alla fine) il processo di Brexit.

Con tale mossa, il nuovo governo Johnson intende mettere pressione ai governi Ue: è abbastanza per far sentire i mercati minacciati. L’interesse a chiudere il più presto possibile un accordo permetterebbe al Regno Unito di iniziare a lavorare da subito su nuovi accordi commerciali con i paesi terzi senza dover sottostare alle legislazioni comunitarie – sebbene gli esperti ritengano che, prima di procedere in tal senso, questi ultimi preferiscano vedere prima come si evolve la situazione tra Uk e i singoli paesi dell’Ue.

D’altra parte, secondo JP Morgan le possibilità che, entro il 31 dicembre 2020, non venga raggiunto alcun accordo, sono del 25%: un valore “scomodamente alto”. Le probabilità di “qualche forma di accordo” sono invece del 50%, sempre secondo JP Morgan. “Dato il grande impegno che Johnson ha messo per trasformare l’emendamento in legge, sembra che qualsiasi accordo venga raggiunto sarà presentato come il nuovo accordo, anche se dovesse prendere una grande parte delle condizioni del periodo di transizione e le trascinasse fino al 2021”, continua Malcom Barr, economista per JP Morgan.

Come ha reagito il cambio EUR/GBP?

Il rinnovato timore di una no-deal Brexit ha fatto precipitare la sterlina. Il cambio EUR/GBP è tornato a quota 0,8479, subendo una variazione dell’1,43%, mentre quello GBP/USD è sceso a 1,3152, scendendo di 1,36%.


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