Andamento euro dollaro in rialzo dopo pubblicazione su NFP

I dati sui nuovi posti di lavoro (escluso il settore agricolo) registrano un rallentamento nella crescita, la peggiore dal luglio 2018. Torna a scendere il dollaro, dopo giorni di tensioni geopolitiche

Deludono i dati sul settore occupazionale statunitense, che a dicembre ha contato 145 mila nuovi posti di lavoro (di cui 139 mila nel settore privato), a fronte di un’aspettativa di 164 mila, mentre a novembre avevano raggiunto i 256 mila. Si tratta della crescita più lenta dal luglio 2018.

Inoltre, i salari sono aumentati solo dello 0,1% mese su mese e del 2,9% anno su anno, mentre gli analisti avevano previsto un aumento almeno del 3,1%. La disoccupazione resta invece stabile al 3,5%, stesso risultato degli ultimi mesi (e il migliore da circa 50 anni).

A livello annuale, l’economia ha creato 2,1 milioni di nuovi posti di lavoro nel 2019, meno dei 2,7 milioni dell’anno precedente. A novembre aumenta anche il salario, tre centesimi in più all’ora (lo 0,1%).

A pochi minuti dalla pubblicazione dei dati, il dollaro è sceso nei confronti dell’euro, con il cambioche si assesta a 1,11, mentre il cambio GBP/USD si avvicina a 1,31. D’altra parte, nelle ultime ore il dollaro non ha fatto che salire in risposta allo scemare delle tensioni con l’Iran, che avevano spinto gli investitori a tornare al biglietto verde che, stamattina, era tornato ai massimi da due settimane.

Gli analisti non si aspettavano un risultato straordinario come era stato quello di novembre, quando il Bureau of Labor and Statistics aveva registrato 266 mila nuovi posti di lavoro, ma comunque contribuiscono alla delusione generale i dati sull’aumento dei salari.

Qual è stato l’impatto sul mercato?

I risultati sul Dollar Index non sono stati positivi. L’indice che misura la forza del biglietto verde rispetto alle altre valute internazionali è sceso dell’ 0,16%, sotto i 97 punti – salvo poi recuperare leggermente e tornare a quota 97,2.

Il cambio USD/JPY è invece tornato a scendere (toccando quota 109,45). In questo caso, i fattori che hanno provocato tale reazione sono da una parte appunto i risultati al di sotto delle attese dei NFP; dall’altra, la de-escalation in Medio Oriente. Quando, tra nella notte tra mercoledì e giovedì, Teheran ha attaccato due basi Usa in Iraq e il mondo intero è rimasto in attesa della reazione del presidente Usa Donald Trump, il rischio sui mercati azionari è parso al massimo da mesi, spingendo gli investitori a ritirarsi sui beni rifugio - tra i quali appunto lo yen: giovedì scorso, il cambio USD/JPY ha raggiunto un minimo di 107.

Cosa farà ora la Federal Reserve?

La situazione economica che gli Stati Uniti stanno attraversando sembra comunque ancora abbastanza positiva per la Federal Reserve, che dunque molto probabilmente deciderà di mantenere i tassi ai livelli correnti. Quello che importa alla Fed è che il dollaro “resti sulla difensiva”, in grado di infondere ancora un cauto ottimismo negli investitori. Considerando l’andamento di oggi, è esattamente quello che sta succedendo.

D’altra parte, gli occhi della Fed sono puntati su altri eventi geopolitici in grado di trainare l’andamento del dollaro, prima fra tutti la firma, il 15 dicembre, dell’accordo sulla “Fase 1” delle trattative commerciali tra Cina e Usa.

In secondo luogo, si attendono i primi dati sull’andamento dei commerci con Canada e Messico all’indomani dell’Usmca (“United States, Mexico and Canada Agreement”), il nuovo accordo tra i paesi americani che sostituisce il Nafta e pone nuove regole sulla ricollocazione delle industrie statunitensi in Messico per profittare sui salari minori.

La prossima Riunione della Fed è prevista per il 29 gennaio. Secondo gli analisti, le probabilità che l’istituto statunitense lasci invariati i tassi di interesse sono al 90%.

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