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Andamento euro-dollaro in calo, inflazione stabile nell’Eurozona

EUR/USD a poco più di 1,20 dopo il dato sui prezzi al consumo nella zona euro. Rendimento T-Bond Usa stabile a +1,44%, dollaro forte

L’euro-dollaro si muove ancora in leggera flessione dopo i dati preliminari pubblicati stamattina da Eurostat, la cui lettura preliminare dell’inflazione nell’Eurozona indica un trend stabile, ma che non è destinato a durare.

L’indice dei prezzi al consumo nei paesi della zona euro infatti si è confermato allo 0,9%, in linea con le aspettative degli analisti e con il dato precedente. Un segnale di stabilità per l’andamento dell’economia nella zona euro, che però si prepara a scontare un drastico picco nei prezzi al consumo nei prossimi mesi – seppur temporaneo.

Inflazione stabile, ma cosa si prevede per il futuro?

Il mese scorso, i prezzi nei 19 paesi della zona euro sono aumentati dello 0,2% su base mensile e dello 0,9% su anno, in linea con le stime degli analisti.

D’altra parte, una serie di fattori collegati agli sforzi tuttora in atto per favorire la ripresa economica dei paesi della zona euro molto probabilmente porterà a un picco dell’inflazione in grado di sfondare anche il limite di un tasso medio di inflazione intorno all’1% - così come da obiettivi strategici della Banca centrale europea per il 2021.

Né Francoforte farà molto per evitare una situazione del genere: il picco sarebbe infatti del tutto fisiologico, nel momento in cui i cittadini dell’Eurozona dovessero tornare a spendere, innescando dunque un repentino aumento dei prezzi che però, sempre per propria natura, dovrebbe essere temporaneo.

Andando a scorporare il dato risulta inoltre che buona parte dell'incremento dei prezzi mensili è stato spinto dai crescenti prezzi di prodotti alimentari e carburante, ma l'aumento nei prezzi sottostanti è rallentato - altro motivo per non affrettarsi a restringere la policy.

Infine, l’inflazione core (quella al netto delle componenti più volatili dei prezzi di prodotti alimentari ed energetici) ha subito un rallentamento all’1,2% dall'1,4% rilevato a gennaio, mentre l’indice esclusi i prezzi di alcol e tabacco ha osservato un calo dell'1,1% dall'1,4%.

Secondo la Bce, la situazione potrebbe tornare a normalizzarsi già verso la fine dell’anno e ciò dunque non giustificherebbe l’adozione di una policy più restrittiva da parte dell’istituto centrale europeo che, invece, dall’inizio della pandemia ha aumentato i propri acquisti di asset sotto il programma Pepp (Pandemic emergency purchase program), dalla capacità totale di 1.350 miliardi di euro, esteso lo scorso giugno fino alla metà del 2021.

Euro-dollaro: quali conseguenze?

Nessun rischio dunque di indurimento da parte della Bce, ma gli investitori continuano a monitorare con attenzione le prospettive di inflazione.

Al momento il cambio euro-dollaro viaggia perde lo 0,19% e viaggia a quota 1,2027, dopo essere arrivato a toccare poco prima della pubblicazione del dato sull’inflazione a 1,19. Oltre ai dati macro, sulla coppia valutaria pesa anche e soprattutto l’andamento del dollaro, che nelle ultime ore ha toccato di nuovo i massimi da un mese sulla scia della frenata di ieri dei rendimenti sui Treasuries decennali Usa, tornati di nuovo in area 1,4%. A provocare l'aumento dei rendimenti sui titoli Usa, nelle scorse settimane, è proprio il timore degli investitori in un balzo incontrollato dell’inflazione, con conseguente possibilità che la banca centrale Usa si risolva per un aumento dei tassi.

Non solo: a galvanizzare la corsa al dollaro è anche la prospettiva dell’arrivo del pacchetto di stimoli fiscali anti-covid, una misura da 1.900 miliardi di dollari complessivi, che proprio venerdì ha ottenuto il primo ok dalla Camera dei Rappresentanti del Congresso statunitense.

Sempre sul fronte covid arrivano notizie rassicuranti anche dall’Fda, che proprio ieri ha autorizzato l’utilizzo negli Stati Uniti del vaccino Johsnon&Johnson, l’unico monodose finora.

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